venerdì 18 novembre 2011

Progetto Oriana Fallaci - Lettere contro la guerra: diverbio Fallaci Terzani


Seguendo l'interesse che avete mostrato nei confronti del diverbio nato tra Tiziano Terzani e Oriana Fallaci dopo l'attacco alle Torri Gemelle, l'11 settembre 2001, ho cercato il libro che mi avete suggerito nei post che iniziano a parlare del Progetto Oriana Fallaci. Ho letto l'unica lettera, inviata da Terzani alla Fallaci, che è stata pubblicata nella raccolta di missive Lettere contro la guerra. Non so dirvi con precisione se inserirò questo libro nella mia bibliografia o come utilizzerò i contenuti e i giudizi sulla persona Fallaci. Una cosa è certa, però: ho capito il taglio specifico che voglio dare al mio scritto, la precisa ottica attraverso cui studiare l'opera della Fallaci, la chiave di lettera principale. 
Le mie impressioni su quanto scrisse Terzani in risposta all'articolo della Fallaci La rabbia e l'orgoglio, pubblicato sul Corriere della Sera pochi giorni dopo la nefasta data del 2001, sono queste.
La prima cosa che mi è venuta in mente leggendo Lettere contro la guerra è stata questa: Oriana Fallaci è nata nel 1929, Tiziano Terzani nel 1938. Quando la Fallaci lavorava nella Resistenza, Terzani aveva solo 6 anni. Lei ha conosciuto molte ideologie e se ne è scansata in nome della libertà. Lui ha scelto di viverci dentro, tanto da scegliere come residenza alcuni luoghi asiatici profondamente intrisi delle logiche tipiche del comunismo cinese.
Queste differenze di vita pesano nel valutare uno stesso fatto e vanno considerate nel valutare i concetti espressi da entrambi sul crollo delle Twin Towers.

Nella raccolta Lettere contro la guerra, la lettera ad Oriana appare fra le prime. I giudizi negativi riguardo il contenuto dell'articolo della giornalista e anche i primi commenti sul suo modo di essere e ragionare non tardano a giungere. Da subito, il tema dell'imperialismo americano viene presentato come giustificazione o movente dell'attacco terroristico, così come gli interessi petroliferi e la scelta di vita dei kamikaze viene presentata da un punto di vista "comprensivo". 

Terzani sottolinea che la Fallaci non è mai stata in una scuola per futuri suicidi terroristi e non ha mai letto le struggenti poesie d'addio di queste persone ma, forse, dimentica (o non conosce) il contenuto di Niente e così sia, libro nel quale la scrittrice affronta anche questo tema perché lo incontra. Incontra le persone e i lasciti scritti, così come incontra, pubblica e diffonde le poesie, gli scritti dei vietcong. 
Ora, fatte le dovute differenze, credo che si possa ben dire che anche la Fallaci ha visto molto dell'Asia nei suoi tanti viaggi e ha anche realizzato l'intervista al Kissinger, che Terzani richiama alla mente nella sua lettera citando gli interessi petroliferi americani. La Fallaci, inoltre, non è mai stata morbida con l'America. E' stata abbastanza libera da potersi permettere di vederne pregi e difetti, virtù e violenze e questo appare chiaro a chiunque legga uno qualsiasi dei suoi libri. 

Oriana Fallaci, infine, non era una pacifista ideologicamente militante ma non era nemmeno una guerrafondaia. Aveva penetrato la guerra. Aveva capito quanto profondamente questo aspetto dell'umanità fosse insito in ogni essere umano, anche in quelli che predicano la pace usando la stessa violenza che denigrano. La Fallaci, per dirla alla James Hillmann, provava un terribile amore per la guerra, nella concezione hillmaniana specifica del termine. La sua vita è stata, per la maggior parte, guerra. Da staffetta della Resistenza prima a reporter di guerra poi, fino allo status di scrittrice sempre in lotta per mantenere saldo e inviolabile il suo diritto d'espressione. Non è un caso che, al di là degli sbeffeggiatori di turno (incluso quelli che sono stati in grado di creare gag sul cancro della scrittrice), i suoi libri siano ancora venduti, ristampati e tradotti ovunque. 

La visione della Fallaci dell'11 settembre è la visione di una persona che conosce molto bene il di cui si parla, perché lo ha vissuto in tutti i modi possibili sulla sua pelle. Se le sue tesi possono non essere condivisibili fino in fondo o possono sembrare, oggi, antiquate, superate, eccessive, va ricordato il periodo storico in cui queste furono scritte. In quel periodo (2001-2006) gli attentati, l'Islam, il terrorismo, le moschee, gli Imam erano protagonisti quasi onnipresenti sulle pagine dei giornali e nelle intime paure di ognuno di noi. 

Per quanto mi riguarda, ma è una mia opinione anche non condivisibile, la morte della Fallaci ha chiuso un'epoca di giornalismo. Lei ha portato la rivoluzione all'interno della professione ed è stata anche uno degli ultimi capitoli di un mondo. Dal 2006 in poi, infatti, i nuovi social media hanno iniziato a modificare il mondo della comunicazione e del giornalismo in tutto il mondo. 

12 messages:

  1. Sicuramente stiamo parlando di due grandissimi personaggi, ma con un vissuto e delle idee molto diverse. Entrambi però penso che abbiano saputo regalare emozioni straordinarie ai propri lettori
    RispondiElimina
  2. Carolina VenturiniNov 18, 2011 02:24 AM
    Condivido. Sono due scrittori che hanno trattato in maniera diversa alcuni temi (come la guerra in Vietnam, la presa di Saigon) ma, sono anche due scrittori che hanno scelto di vivere la Storia in modo diverso. Di esprimere le loro esperienze al riguardo in modo opposto, con venature poetiche e umane diverse, non contrapposte, perché ambo hanno dignità e bellezza.
    RispondiElimina
  3. Con questo bellissimo post direi che mi hai convinta. Ri-provo a leggere la Fallaci. Ho letto di lei solo "Lettere ad un figlio mai nato", e mi è piaciuto moltissimo, puoi darmi un consiglio da dove cominciare? Mi piace molto e seguo con attenzione questo tuo progetto Fallaci, complimenti!
    RispondiElimina
  4. Carolina VenturiniNov 18, 2011 03:06 AM
    Cara Emanuela,
    l'unico consiglio che mi sento di darti è.. inizia dall'inizio. Ovvero, per esempio, dalle sue interviste ai divi di Hollywood. Oppure dal romanzo sullo sbarco sulla Luna. Ci sono varie fasi nella vita della scrittrice. Le ultime, le più aspre e amare, si possono comprendere solo conoscendo anche i suoi precedenti, perché c'è un filo conduttore unico. Ti consiglio le sue interviste. Ma anche "Un cappello pieno di ciliegie" perché tra fantasia e realtà... è davvero un bel ritratto, anche divertente, della Fallaci. Leggila senza pensare al nome. A volte sono i nomi che ci condizionano. Prendi i contenuti.
    RispondiElimina
  5. Non conosco Oriana Fallaci (aimè) ma conosco Terzani. Conosco bene Lettere contro la guerra e anche la polemica che è nata tra loro (credo più creata ad arte dai giornalisti che reale!!!).
    Quello che ho colto dalla lettura del libro di Terzani è che abbiamo perso un'occasione, un'occasione di ascolto dell'altro, del perchè tutto questo sia avvenuto. Poteva cambiare il mondo dopo l'11 settembre, invece è scoppiata una guerra!!!
    Vorrei approfondire la conoscenza della Fallaci. Molte volte mi sono ritrovata davanti ai suoi libri e sono stata tentata.
    la tenacia del tuo Amore per lei e del tuo interessamento mi sono di stimolo.
    A presto
    Francesca
    RispondiElimina
  6. Molto interessante questa analisi: sono scrittori che dovremmo leggere tutti, poiché hanno interpretato momenti cruciali per la storia dell'Italia. Io ammetto il mio "vuoto" in merito, che sto un pochino colmando coi tuoi approfondimenti, ma come ti ho già detto ho intenzione di leggere la Fallaci al più presto... sono davvero incuriosita dai suoi scritti.
    RispondiElimina
  7. Carolina VenturiniNov 19, 2011 12:15 PM
    Ditemi: ho intenzione di rileggere e studiare tutti gli scritti (articoli, romanzi e interviste) della Fallaci. Vi potrebbe interessare che ne parlassi approfondendo oppure attraverso una recensione?
    RispondiElimina
  8. A me ovviamente interessa :-)
    RispondiElimina
  9. Si ne sarei interessato, proprio perchè non ho mai avuto grande simpatia per l'approccio sociopolitico di Oriana Fallaci che tuttavia è stata una grande giornalista e reporter di guerra e che, concordo con te, ha cambiato un certo modo di fare giornalismo.
    Un caro saluto a presto
    RispondiElimina
  10. Carolina VenturiniNov 21, 2011 08:50 AM
    Mi fa piacere. HO iniziato a rileggere "Un uomo". E' il mio libro preferito e, quindi, credo che non esista libro migliore da cui riprendere le fila della Fallaci e di cui parlarvi con competenza (spero) e amore (tanto).
    RispondiElimina
  11. Io penso che questo confronto sia stato per te molto utile per meglio sottolineare la personalità di una scrittrice che tanto ci ha dato.
    Ho apprezzato anche Terzani, entrambi per motivi diversi ma quello che però mi viene da dire è che ci mancherà questo tipo di giornalismo.
    Pensiamo che due personalità così diverse tra loro si sono scontrate, senza mai insultarsi o cadere nelle volgarità che oggi sono all'ordine del giorno.
    RispondiElimina
  12. Ciao Carolina, ho seguito con molto interesse quanto hai scritto su Oriana Fallaci, autrice che conosco bene e che seguo dall'uscita di Lettere a un bambino mai nato. L'ho amata molto nei miei anni giovanili e dopo, molti anni dopo, ho scoperto Terzani che è l'altra parte della mia anima. Apprezzo molto che tu abbia detto che i loro pensieri, nonostante angolazioni diverse, non sono in contrapposizione. Mi sarebbe piaciuto collaborare con te al progetto Fallaci ma sono troppo impegnata e vedo che, comunque, hai trovato molti validi collaboratori. Auguri per questo bellissimo progetto e complimenti per il blog. A presto.
    RispondiElimina