martedì 17 gennaio 2012

La ricerca della professionalità

A luglio dello scorso anno ho scritto due post incentrati sulla mia ricerca della felicità e di come questa passasse attraverso la stabilità lavorativa. Vi dico che non mi basta più. 
Davanti a me ho tre prospettive di lavoro a termine, in buona percentuale contrattualizzato e con (finalmente!) delle garanzie per quanto riguarda la malattia e le ferie ( meglio della fantascienza!). Quello che mi manca è un/una "maestro/a" con la voglia di insegnarmi il/i mestiere/i che andrò a svolgere. 


"Hai sbagliato!", "Ma come, non hai fatto?", "Oddio, ma che hai fatto!", "Soprassediamo su come sei andata a capo (...)" e varie frasi di questo tipo sono state le costanti in queste ultime settimane. 
Nessuna delle persone che ha sentenziato in questo modo è stata in grado di: 

a) spiegare il perché, 
b) mostrare "la retta via", 
c) assumersi una qualche responsabilità nel fare, lasciando tutto alla sottoscritta 

Tutte hanno scelto solo la pontificazione, senza scendere dal piedistallo. Senza nemmeno chiedersi o considerare la vaga ipotesi di essere loro nel torto oppure di aver compiuto degli errori, durante il processo oppure di non avere alcun titolo o diritto o giustificazione per porsi in un modo tanto superiore. E' facile demolire con le parole un lavoro stando comodamente seduti in poltrona, senza avere nemmeno la volontà di buttare già 4 righe ben fatte, un'idea oppure uno scritto vagamente più sofisticato dell'appunto preso su uno scontrino. 

Ora, io parto dal presupposto che so di non sapere molte cose e che so di avere bisogno di formazione continua e costante, soprattutto per le professioni che ho scelto. In realtà, non solo lo so, ma lo desidero, mi piacerebbe, ne sarei felice. Imparare "rubando con gli occhi" oppure divorando manuali non basta e sono consapevole di essere stata lasciata  molte volte allo stato brado: questo mi condiziona molto perché perdo slancio, interesse, mi spegno e diminuisco la passione e l'impegno. 

Nelle redazioni con cui ho lavorato/collaborato occasionalmente non ho potuto contare sull'insegnamento o sulla formazione. I miei pezzi sono sempre stati presi e usati e io non sono mai stata avvisata delle modifiche apportate ai miei articoli, del giorno di pubblicazione o di qualsiasi altro elemento che comunque mi riguardava. Succede così nell'editoria che ho conosciuto. Nessuno mi ha mai suggerito un punto su cui migliorare. 

Non c'era tempo? Non c'era voglia? Di sicuro, un contratto non c'era. Così come la retribuzione era ridicola. Indi per cui, l'azienda stessa, non dando valore economico al mio lavoro, non riteneva neppure necessario uno sforzo in più nei miei confronti. Ero allo stesso livello degli schiavi: "Te ne vai? Che importa. C'è la fila!" Giusto o sbagliato, questa è la realtà che era diventata la mia quotidianità e che ha condizionato la mia professionalità. Devi avere competenze in tutto, anche se nessuno te le ha mai accennate. Questo vale tanto per la scuola quanto per gli ambienti moderni di lavoro, nel settore editoriale. Trovo fantastico ampliare i propri orizzonti. Ritengo necessario, però, un percorso, un certo agire con criterio, un finanziamento nella formazione: non è pensabile che sia sempre il lavoratore o lo studente o le famiglie a dover sovvenzionare e badare a questi aspetti quando i diretti interessati e utilizzatori se ne infischiano. 

Per non parlare delle esperienze "scrittorie" in ambito accademico. Non c'è alcun corso di laurea capace di insegnare le tecniche e lo stile di scrittura adatto a documenti universitari. Non tutti i docenti hanno tempo, conoscenza, interesse e senso di responsabilità nel formare lo studente e nel lavorare, con lui, al testo. Questo significa che ci si arrangia, che si va ad orecchio, che si ipotizza una linea di lavoro e, spesso, ci si trova soli, senza alcun tipo di confronto o revisione maturato nel tempo, a più riprese, credendo di essere nel giusto proprio quando si fanno gli errori più gravi, nella più totale inconsapevolezza e ignoranza. 

Le risposte arrivano tardi o non arrivano, ma il risultato richiesto è preteso al massimo. Alla qualità dei lavori, si preferisce la quantità su cui apporre il proprio nome, rubando, più o meno, allo studente, in nome dell'esperienza che costui/costei deve ancora fare e in nome del fatto che è "giusto" così. Il perché, anche in questo caso, non è contemplato, non vi è necessità di spiegare o informare. Accade. Non so quante persone riflettano su questo aspetto, ma credo che questo stato di cose non faccia bene alla nostra economia tanto quanto non giovi alle persone che vivono e crescono dentro questo mondo.

Ecco, ora che ho trovato tre realtà su cui investire la mia voglia di lavorare, vorrei fare un passo in più, ovvero diventare ancora i più una seria professionista. Il più possibile adatta, pertinente, in un certo senso "perfetta" o comunque in grado di lavorare al meglio, dando il massimo. Sono stanca di avere a che fare con persone capaci solo di criticare, ma so che ne troverò tante sulla mia strada. Tuttavia, più passa il tempo più mi convinco della necessità di trovare i miei maestri, persone o autori meritevoli di fiducia e in grado di insegnarmi. Ritengo importante l'imparare dagli errori, capire e individuare quali critiche hanno un valore formativo e quali sono elargite per mera invidia o cattiveria. C'è chi critica e chi fa, infondo. Conosco il mio valore e credo in me stessa quel tanto che basta per non arrendermi e continuare a cercare i miei maestri e il mio codice deontologico, la mia professionalità. 

23 messages:

  1. la tua voglia di sapere ti porterà lontano :)

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    1. Carolina Venturini17 gennaio 2012 12:32

      Lo spero. Spero, soprattutto, che mi aiuti a vivere meglio certe situazioni.

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  2. The diary of Sophie17 gennaio 2012 14:26

    E' bello vedere la tua voglia di perfezione e la continua ricerca del sapere.... molte persone si dimenticano l'umiltà e si credono "professioniste" solo perchè sulla carta hanno bei punteggi non sapendo che poi il mondo del lavoro è molto diverso! Brava!

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    1. Carolina Venturini18 gennaio 2012 16:21

      A volte è pesante sentirsi sempre sbagliati o mancanti.. A volte è pensate dover ascoltare un plotone di persone che, all'unisono, te lo ripete.

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  3. mah!!coraggio bisogna rubare il lavoro con gli occhi con la testa e con l'intuito, perchè maestri non gelosi sono rari tutti bravi a correggaere ma nessuno far capire l'errore e insegnare come non sbagliare, così nel lavoro e nella vita

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    1. Carolina Venturini17 gennaio 2012 16:44

      Il problema è proprio questo che citi. Ed è molto difficile.

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  4. Veronica Mondelli17 gennaio 2012 17:55

    Corsi di scrittura, purtroppo, non ne esistono. Sulla base della mia esperienza, immagino corsi di scrittura che uniscano teoria a pratica. Nel mio percorso ho collezionato solo esperienze pratiche, all'interno delle quali mi sono stati impartiti piccoli ma preziosi insegnamenti teorici. Un corso di scrittura creativa all'Università (ora non ne fanno più :( !) e il teatro, che insegna "a leggere ad alta voce" (credo che il teatro sia a dir poco fondamentale!), sono state le basi. A cui poi si sono aggiunti due "insegnanti", uno all'università, uno in casa editrice: il primo mi ha detto che non ero in grado di scrivere (gliene sarò sempre grata!). Mi diede consigli sulla struttura delle frasi, sul rapporto lunghezza/brevità e sulle ripetizioni. Il secondo mi insegnò come si corregge un testo narrativo. Erano "solo" cose pratiche, ma che contenevano spunti teorici che mi hanno portato all'irrinunciabile: il libro di grammatica italiana.
    Teoria, la grammatica, e tanta pratica, anche fuori della pagina scritta. Questa può essere una ricetta...! ^_^

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    1. Carolina Venturini17 gennaio 2012 18:12

      Quante ore al giorno dedichi allo studio della grammatica italiana, della retorica, della linguistica e di tutte le teorie applicate al linguaggio?

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    2. Veronica Mondelli17 gennaio 2012 19:04

      Per il lavoro principale che svolgo - e che, purtroppo o per fortuna, non è legato alla scrittura - la grammatica è in ogni ora delle mie giornate (almeno dal lunedì al venerdì :)!). Sulle teorie applicate al linguaggio ho una grande passione, mi ci sono laureata. Ho avuto modo di studiarle applicate a diversi tipi di linguaggio e ogni volta che posso prendo un libro e leggo. La filosofia e la linguistica sono due miei pallini per vari motivi.
      Da testi di analisi del linguaggio e dei linguaggi ho capito e continuo a capire quanto sia necessaria la commistione della scrittura con le altre arti e quanto l'agire in senso filosofico sia fondamentale. Importante è non stagnare e tenersi aggiornati.
      Tutto è fondamentale nella scrittura, lo studio e la teoria, così come la prassi. La prassi è effettivamente ciò che manca ai corsi di studi italiani, mentre basta uscire fuori dai nostri confini per trovare corsi di studi legati a qualunque arte e che fanno fare tanta pratica. Per farti un esempio: noi studiamo Bazin e basta. In Usa studiano Bazin e poi fanno esami pratici di regia e dalle università escono gli Scorsese o gli Spielberg.
      Per l'arte, credo, non basta lo studio, servono esperienze di vita dirette: poiein significa "fare", "agire" e i greci la sapevano molto più lunga di noi...! :)

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    3. Carolina Venturini17 gennaio 2012 20:21

      E' molto interessante quel che dici

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    4. Carolina Venturini18 gennaio 2012 16:18

      Domani mi arriva la "Grammatica italiana" di Luca Serianni: ho seguito il tuo consiglio al riguardo. Grazie.

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    5. Veronica Mondelli18 gennaio 2012 23:22

      Grande! La grammatica italiana è sempre fonte di sorprese. Comunque, per spiegare meglio ciò che volevo dirti sull'azione e le altre discipline ecc ecc... credo che, ad esempio, visto che hai la passione per la psicologia, ti potrà essere molto utile studiarla anche per la scrittura. Approfondire le dinamiche della mente è come studiare un "nuovo linguaggio" e credo che il linguaggio della psiche arricchirà anche la tua arte della parola scritta. Lo scambio tra diversi linguaggi porta all'arricchimento dei linguaggi stessi. Non so se sono stata chiara, sto parlando quasi in aramaico ;

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    6. Carolina Venturini20 gennaio 2012 13:12

      Su questo non vi è alcun dubbio. Non a caso mi piacerebbe avere più tempo per studiare C.G. Jung: amplificava e utilizzava anche i linguaggi del mito e dell'arte, della letteratura e della musica..
      Condivido il tuo pensiero

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  5. Antonio Pandolfi17 gennaio 2012 18:10

    il punto che tu tocchi ritorna in qualche modo spesso in convegni su temi organizzativi, quando si lamenta la necessità di "far circolare" di più le informazioni (tra persone, reparti, strutture).

    nello specifico, un po' di sana rabbia non guasta. ma committenti e capi si incontrano per la via, i Maestri ce li scegliamo.
    chi ha la responsabilità del comando, magari perché paga, che abbia pure l'ultima parola se vuole sul lavoro. [lo so, mi ripeto] perché sprecare le tue energie (che poi, non sono illimitate) a convincere i primi di qualcosa, se puoi dedicarle a coltivare i secondi? ;-)

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    1. Carolina Venturini17 gennaio 2012 18:11

      Grazie, Antonio. Le tue parole sono un "balsamo"..in particolare oggi...

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  6. Sonia Ognibene17 gennaio 2012 18:39

    Certi individui faticano a scendere dai loro scranni, a volte per timore che qualcuno glieli sposti dalle sacre chiappe. La meschinità è sempre dietro l'angolo e credo che tu dovresti far notare che certi atteggiamenti non aiutano a crescere e non sono un bene per l'azienda. Mia cara, purtroppo il luogo in cui si lavora è spesso un campo di battaglia. Coraggio, tanto so che ce la farai!

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    1. Carolina Venturini18 gennaio 2012 16:20

      Ciao Sonia, piacere di trovarti qui. :-) Non credo sia possibile far notare certe cose... perché alcuni di questi incontri sono chiusi e finiti... per i futuri cercherò di corazzarmi e organizzarmi meglio. Ma hai ragione: il potere mette fuori uso il buon senso, in certe occasioni.

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  7. Io, per la mia esperienza in altri campi (ma tanto il succo sta sempre lì: nel voler imparare a far bene il proprio mestiere) posso dirti questo:

    sii "spugna".

    Ovunque vai, chiunque frequenti.
    Il più possibile.
    Chiedi, domanda, a costo di essere/sembrare "rompiballe", sempre sempre e anche di più.

    Anche se il mio lavoro non è stato pagato, in passato, mi sono ripagata io da sola, con le conoscenze che ho potuto fare in certi ambienti e con il coltivare certi rapporti che potevano insegnare al di fuori dell'ambito lavorativo... sì, magari ho avuto spesso la fortuna di trovare persone che rispondevano alle mie domande (ma pensa te!), ma nel frattempo lottavo con colleghi e superiori che mettevano di continuo il bastone tra le ruote, un po' come è accaduto a te.

    Condivido quello che dice Antonio, in tutto e per tutto... :)

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    1. Carolina Venturini18 gennaio 2012 19:56

      Cerco di farlo, anche se la timidezza mi blocca, in alcuni casi. In altre situazioni le domande non sono "richieste2 perché viene dato per scontato un sapere...anche se è la prima volta che fai, usi, crei una qualsiasi cosa.

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  8. Purtroppo non ci sono più i "bravi maestri". Nessuno crede sia necessario spendere del tempo ad insegnare, a passare ad altri la propria professionalità... me ne sono accorta anche io dopo anni di lavoro in uno studio legale. Agli inizi, nel lontano 1988.. non sapevo fare letterlamente nulla ! Ma ho trovato avvocati "bravi maestri" che mi hanno aiutata moltissimo, supportata, che mi hanno insegnato e dato tanto. Oggi invece noto che nessuno si fa carico dell'insegnamento. Sono tutti rampanti e "voraci", pretendono senza passati nulla. Si, vogliono il massimo in cambio del NULLA assoluto! A volte mi sento proprio amareggiata... in bocca al lupo:)

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    1. Carolina Venturini20 gennaio 2012 13:10

      Invece, secondo me, è necessario tramandare il proprio sapere o aiutare le persone a migliorarsi. Ne potremmo beneficiare tutti, anche "in grande".

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  9. I bravi maestri ci sono ancora, ma bisogna avere molta umiltà nel cercarli.
    Io sul web ne ho trovato qualcuno e penso di essere migliorato un po'.
    Certo posso capirti Carolina, occorrerebbe averne uno reale accanto, forse tutti noi lo vorremmo, ma ciò è improbabile e, come sempre, bisogna fare da soli. Spero tuttavia che tu possa trovarlo, in bocca al lupo.
    Un caro saluto

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    1. Carolina Venturini20 gennaio 2012 13:11

      Non so: forse, più che umiltà direi perseveranza. Cercare un maestro è già umiltà. Non so se sia improbabile trovare persone fisiche reale con esperienza e umiltà, capaci di trasmettere il loro sapere con cognizione di causa. Credo sia importante cercarle..

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