lunedì 20 febbraio 2012

Basiliano: come trasformare un bar di paese in un bar 2.0

Foto di Basiliano. A sinistra: la statua in onore ai caduti di tutte le guerre.
Persone per strada, assenza di auto ed indicazioni stradali.
In questa fotografia antica è immortalata la piazza di Basiliano, un paesino del medio Friuli di circa 5400 anime, nel quale sono crescita per quindici anni. Si possono contare tre bar nel nucleo della piazza del paese, di cui uno leggermente decentrato. La crisi economica ha colpito i piccoli centri e le piccole imprese a conduzione familiare e anche Basiliano ha subito l'onda anomala globale. In questi giorni, trovandomi di nuovo a casa, mi sono spesso soffermata ad immaginare come si potrebbe trasformare un bar di paese in un bar 2.0, con l'obbiettivo specifico di ampliare la clientela fissa e le risorse per investire nell'innovazione tecnologica per la ristorazione e il miglioramento degli arredi. Per rispondere a questa sollecitazione della fantasia, ho deciso di prendere come punto di riferimento un bar molto noto in zona. I proprietari hanno saputo differenziarsi dagli altri ampliando la propria offerta, raggiungendo target di clientela diversi. Pur rimanendo profondamente attaccato alla vecchia tradizione paesana, molte delle sue caratteristiche sono facilmente spendibili in chiave social. Immaginate come sarebbe, insieme a me!


Caratteristiche principali del bar.

Un tempo erano due edifici separati: il bar e l'edicola. Un tempo i biglietti del treno si potevano acquistare solo nella stazione ferroviaria. Oggi, i due locali sono uniti, con l'aggiunta di una macchina automatica FS per i biglietti Udine-Venezia/Trieste e delle slot machine. Un piccolo reparto di cartolibreria ha ampliato l'offerta di giornali, settimanali e riviste di settore. Le vetrine sono adibite alla pubblicizzazione di materiale librario sul Friuli Venezia Giulia, in particolare sull'alpinismo. Il tifoso dell'Udinese e della squadra di calcio comunale potrà riconoscere arredi e pubblicazioni.

La posizione centrale del bar-edicola è potenziata dalla vicinanza agli altri esercizi commerciali, tra cui due banche, una merceria, un tabaccaio, tre studi di periti/architetti/ingegneri civili, un caseificio, una parrucchiera, una estetista, una gioielleria e la posta. L'assenza di parcheggio è, forse, uno dei limiti più significativi. Tuttavia, vi sono due ampie zone di strisce bianche a poca distanza l'una dall'altra, dalla Chiesa e dal Municipio, cuore pulsante della pizza. All'interno del cortile in stile tipicamente "old furlàn" è stato predisposto un piccolo spazio estivo per i giovani e le chiacchiere delle amiche, al riparo dal sole (eh, già, in Friuli non c'è solo la nebbia o la pioggia!). I principali concorrenti sono la gelateria (per i gelati), il bar-trattoria (per gli spuntini e le commissioni di Coffee break) e il panificio-pasticceria (per le brioche e dolciumi adatti alla prima colazione). 

La clientela.

La clientela è variegata e si differenzia in base alle ore del giorno. Si va dai lavoratori dell'alba alle casalinghe delle undici agli uomini per il taiut (un tai di vino è un bicchiere di vino). Non vanno dimenticati gli studenti e gli impiegati, nonché le commissioni culinarie di mezza mattina degli esercizi commerciali di zona. La crisi, comunque, ha influito anche sulla quantità di capatine al bar, sulla quantità di prodotti richiesti e sulla frequenza mensile delle pause caffè/aperitivo/merenda. 

Argomenti di cui parlare.

Volendo "piegare" l'attività di ristorazione paesana in un'ottica 2.0 è importante partire dal riconoscimento degli argomenti e dei contenuti presenti nel bar, interessanti da condividere e sviscerare. Il bar in questione ha, come abbiamo visto, un reparto dedicato all'editoria, uno al gioco, uno alla caffetteria. A queste tre macro aree vanno aggiunte quella di Trenitalia (in qualità di punto vendita), quella per l'offerta calcistica comunale e regionale e quella per le attività culturali che si svolgono a Basiliano (quindi anche eventuali ritrovi per i cori o i corsisti dell'Università della Libera età o di qual si voglia attività artistica e creativa ideata e realizzata in loco). 

Questi argomenti principali (le specialità della caffetteria, il gossip nostrano e nazionale, il tifo calcistico - ma non solo) possono occupare pagine e pagine di un bel blog ben indicizzato, con tanto di cartina e indicazioni stradali capaci di rendere chiaro e accessibile sia l'indirizzo del bar sia i due parcheggi a disposizione. Si potrebbero anche chiamare in causa i filologi, gli addetti all'onomastica e i letterati presenti in loco (e che molto hanno fatto per la lingua friulana) e chiedere loro di scrivere gli articoli in doppia lingua e con la classica vena ironica tipica friulana, quell'ironia così frequente nelle sceneggiature del teatro regionale, in particolare quando si tratta di evidenziare e ridere sulle pecche del mondo contadino. 

Il blog potrebbe diventare un punto di riferimento per tutto il paese: il bar potrebbe diventare un Caffè intorno al quale ruota il divertimento e la curiosità del comune e delle zone limitrofe, sempre ponendo la massima attenzione nel contestualizzare e richiamare l'interesse del lettore verso il bar reale. Sarebbe possibile ideare tornei di carte (veicolando i risultati delle sfide sul blog), incontri istruttivi e gratuiti sulle dipendenze (alcool, droga e gioco, flagelli in Friuli), si potrebbero promuovere sconti e offerte relative al materiale scolastico in vendita, si potrebbero fare tante fotografie dei personaggi di spicco dell'esercizio, delle macchiette, dei vecchi saggi, dei gruppi dei giovani che scelgono quel bar, proprio quel bar, come punto di ritrovo. 

I social media per il bar 2.0 e la differenziazione del nome.

Il bar potrebbe dover scegliere un argomento o un elemento principale grazie al quale differenziarsi rispetto all'offerta ristorativa presente in loco. Dovrebbe trovare qualche cosa che è presente solo nella propria attività oppure qualche altro elemento che, pur condiviso con altri esercizi, viene sviluppato e proposto in maniera diversa, vincente e accattivante. Su che cosa si vuole puntare? Sono tanti gli argomenti di cui si potrebbe parlare. La domanda importante è: per che cosa si vuole essere riconosciuti, ricordati e raccontati? Solo in seguito si potrà partire con le innovazioni social.

Un bar 2.0 può avere necessità di Facebook (fan page, aggiornamenti, appuntamenti, promozioni), di You Tube (video realizzati nel bar o nelle attività in cui il bar è sponsor o promotore), di Flickr (immagini di persone, eventi, prodotti, ricette) e già mantenere vivo questi tre canali sarebbe una mezza impresa, se non si è esperti e se non si conoscono i trucchi per semplificare l'aggiornamento dei profili. 

Detto ciò, una volta scelti e creati i profili e i canali, dopo averli arricchiti di contenuti (anche interattivi) bisogna pensare a come farli conoscere. Non ci si può affidare solo al SEO. Un esercizio commerciale ha dalla sua parte la possibilità di raggiungere molte persone ogni giorno. Il paese, poi, ha un forte motore propulsore di chiacchiere quindi, la lingua lunga e la curiosità incessante potrebbero essere ottime autostrade per ampliare il proprio giro d'affari. Che cosa accadrebbe, poi, se si decidesse di aprire il wifi ai paesani?

Pensiamo, inoltre, ai tovagliolini o ai biglietti da visita nei quali aggiungere i loghi dei social network prescelti e l'indirizzo del blog/sito. Pensiamo come sarebbe bello poter coinvolgere i bambini dell'oratorio o delle attività di ricreazione grazie alla creazione fantasiosa di cartelloni pubblicitari con i loghi del bar e la URL del sito nonché la foto del gruppo di lavoro. Ci si potrebbe informare con le scuole, se sono attivi dei programmi artistici che potrebbero essere ampliati o piegati al servizio del marketing. Il bar, dal canto suo, potrebbe offrire prodotti per la merenda dei ragazzi, oppure fornire gratuitamente i giornali per la lettura del giornale a scuola come riconoscimento del lavoro svolto dai ragazzi, dalla scuola e dagli insegnati e sarebbe bello, ugualmente, includere i giovani nei risultati ottenuti dai loro lavori, per insegnare sin da piccoli il significato del fare impresa e delle alleanze, del valore del lavoro.

Alleanze di paese.

Sarebbe bello, infine, riuscire a coinvolgere tutte (o gran parte) delle attività commerciali di Basiliano, superando i limiti culturali e temporanei di divisione, individualismo e concorrenza, creando una sorta di unico grande continuum nel quale convogliare tutte le forze per sopravvivere alla crisi. 




26 commenti:

  1. Veronica Mondelli20 febbraio 2012 19:09

    Conosco un ristorante della mia città gestito da una foodblogger, il cui marito è scrittore. Al ristorante hanno dato un'identità precisa, a partire dal nome, legato ad un certo mondo letterario e culturale. Ha una pagina facebook, in cui si parla quotidianamente delle ricette del giorno e si pubblicizzano i corsi di cucina. Inoltre, il ristorante è sempre teatro di presentazioni di libri e mostre fotografiche, le cui notizie girano per la rete e i blog. Insomma, si può dire che questo ristorante è tangibile, ma ha una solidissima base online, tra l'altro sfruttata parecchio bene, a mio parere.

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    1. Carolina Venturini21 febbraio 2012 11:49

      E' molto interessante questo esempio che proponi. Sarebbe da studiare da vicino, anche per capire le loro strategie e i loro risultati.

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    2. Veronica Mondelli21 febbraio 2012 20:04

      Se ti interessa, ti invio i link relativi al ristorante in questione :). Ciao e buona serata!!

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    3. Carolina Venturini22 febbraio 2012 12:07

      Si molto! Mi faresti un grande piacere.

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  2. Trovo che il tuo profluvio di ottime idee è però applicabile solo a un certo tipo di bar, o meglio, di barista.

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    1. Carolina Venturini21 febbraio 2012 11:50

      :-) Hai l'occhio lungo, Ambra! E' proprio vero: dipende dalle persone che hai di fronte. In questo caso non ho sufficienti elementi per rispondere, ma spero che il vento di novità abbia toccato anche questi baristi.

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  3. Pultroppo io rivisiterei profondamente il concetto di economia, e della sua ipotetica quanto lontana ripresa. La rete da sicuramente una mano, ma l'offerta sempre pronta a soddisfare la domanda si priva della sua identità.

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    1. Carolina Venturini21 febbraio 2012 11:52

      E come lo rivisiteresti? Non credo, comunque, di aver parlato di un'offerta pronta in maniera paranoica al rispondere alle esigenze della domanda, quanto piuttosto di una riflessione sui prodotti e servizi offerti e di una differenziazione.

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  4. Si potrebbe lavorare a un bel progetto pensando alla tipologia di utenza non del bar in questo momento ma a quella potenziale e a quali servizi potrebbe essere interessata. Forse si dovrebbe partire proprio dalle caratteristiche dei residenti: livello culturale, interessi, quantità di tempo libero e altre voci che sarebbero da identificare e creare servizi ad hoc. Il web servirebbe da promozione e collegamento con altre realtà ma anche per fornire servizi online che verrebbero erogati nel bar 2.0. Ti faccio un esempio: se si individuano degli spazi morti nel pomeriggio questi potrebbero essere occupati da lezioni ( non importa la tematica) seguite da chi si iscrive al corso. Potrebbe essere un corso di maglia tenuto da qualche abile professionista del posto per un gruppo ristretto di aderenti e le lezioni andrebbero online con un passo passo che permettesse davvero di imparare. Per la tematica dei corsi potrebbe essere fatto un referendum tra gli abitanti del paese per vedere cosa gradirebbero maggiormente. Se gli interessi fossero soprattutto culturali il bar, avendone gli spazi ( o trovandoli altrove), potrebbe organizzare delle proiezioni di film con cineforum per tutte le fasce di età e per diversi livelli culturali invitando personaggi con competenze cinefile e facendosi aiutare dagli sponsor per le spese. Naturalmente il web fungerebbe da cassa di risonanza. Ho buttato lì due idee senza elementi specifici ma il discorso potrebbe essere approfondito: è molto interessante.

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    1. Carolina Venturini21 febbraio 2012 16:54

      Sono tutte idee bellissime, le tue! L'unico problema risiede nella capacità della popolazione di aprirsi al nuovo: molto scarsa. Negli ultimi decenni sono state proposte molte iniziative (anche simili alle tue) e in molti casi non sono nemmeno "partite" per mancanza di adesioni. Il livello culturale generale è molto basso. Tolte le nuove generazioni (con almeno il diploma di scuola superiore), nella maggioranza dei casi si tratta di persone con età a partire dai 50 anni in su e la terza media come titolo di studio più diffuso. se ci aggiungi la naturale diffidenza tipica delle terre di confine, capisci bene che prima di partire con grandi esperimenti e corsi innovativi bisognerebbe ideare un percorso graduale, a tappe e molto vicino con gli stimoli alle esigenze e aspettative della popolazione locale. Senza fretta. Il web potrebbe essere uno strumento fondamentale per dare risalto a tutto, facendo uscire dal guscio di invisibilità il Friuli, le sue zone e i suoi paesi, la cultura, l'arte. Per esempio, nel comune di Basiliano sono stati fatti moltissimi studi filologici, traduzioni di libri importanti in friulano (la Bibbia, per esempio), in collaborazione con la Società Filologica Friulana, se non ricordo male. Eppure, nella stragrande maggioranza dei casi le iniziative non superano l'uscio di casa e raramente vengono riprese dai quotidiani nazionali o dal web.
      Si potrebbero fare tante cose, volendo!

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    2. Allora l'unica strategia potrebbe essere proprio partire da cosa vogliono loro e quali potrebbero essere i loro interessi. Una mostra di foto d'epoca? Ripescare una tradizione dimenticata? Non lo so però adesso ti saluterò con "Mandi" :-))

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    3. Carolina Venturini24 febbraio 2012 09:39

      Secondo me sulle tradizioni si potrebbe puntare, ma con un "limite di tempo". Il guaio è lo scetticismo diffuso verso il nuovo e l'atteggiamento negativo verso le idee, come se queste fossero "forestieri invadenti" che minano delle stabilità acquisite.
      Sarebbe carino, per esempio, partecipare a concorsi per barman. Sarebbe carino organizzare corsi interni, per esempio affiancando il lavoro della scuola alberghiera della provincia con delle lezioni pratiche fatte sul luogo. Tanti miei coetanei hanno studiato e studiano alla scuola alberghiera. Prima di laurearmi anche io ho frequentato questa scuola, indirizzo turistico-alberghiero. Non ci sono solo gli stage, si potrebbe benissimo creare collaborazioni per insegnare ai giovani e meno giovani un mestiere o trasmettere una realtà. Oppure i corsi di pasticceria, anzi..piccola pasticceria o lieviti... delizie incontrastate nel bar.

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  5. Mi viene da piangere, sono come Montalbano, di cui dice Cammilleri "non sarebbe mai entrato nel nuovo millennio".

    Per me un bar è un luogo in cui si prende il caffè, una pasta (sono di origine siciliana, non riesco a mandare giù i cornetti) e magari si stringono nel tempo amicizie. Ma viene tutto molto naturale, non riesco neanche a concepire una tale organizzazione, sono abituato a vedere le cose spuntare da sole come un seme, ma mi rendo conto che oggi la competizione è tale che se non "fertilizzi" un po' la pianta, la gente cerca altri posti. Non sarò mai un uomo d'affari!".

    Mi viene da piangere, sono così terribilmente, irrimediabilmente, sorpassato.

    Non mi dispiace perchè evito lo stress della modernità, ma spesso mi dicono delle cose che se non me le spiegano bene non riesco a capirle, tanto mi sembrano "del nuovo millennio in cui io non entrerò mai". Sigh :-(

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    1. Carolina Venturini22 febbraio 2012 12:08

      Non so se stai scherzando o parli seriamente... :-) Mentre ti leggevo ho bofonchiato varie volte. Mi piace il tuo modo ironico e scanzonato di scrivere... :-)

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    2. Sai, a volte si ride per non piangere. Però sì, sono proprio così. Il problema semmai è che non riesco a considerarlo un handicapp, anzi è tutto il resto del mondo che mi sembra strano, in cerca di una modernità che è pura illusione, in quanto se è davvero modernità sarà lei a raggiungere noi, mentre invece si fa di tutto per anticiparla, per non essere colti "impreparati"!

      Si fa a gara contro il tempo, chi arriva prima! Solo che così facendo, spingendosi avanti, non si sta vivendo il proprio tempo, ma si sta anticipando (cercando di anticipare) quello futuro. Insomma si è temporalmente sfasati!

      Non riesco a sfasarmi, ad anticipare, andare avanti per sbirciare, sono avvinghiato al presente come ad un amante, al mio presente tra l'altro, che è un tempo che non necessita di tutte le evoluzioni presenti nella tecnologia quotidiana. Ho un presente che sarà tra poco preistorico. Per farti un esempio, sono andato ad intuito per comprendere cos'è un 2.0. E non è detto che...

      Ma la tragedia è che vivo benissimo il mio tempo. Ora, non dovrebbe essere così, se io sto sbagliando, se sono in ritardo, dovrei essere zoppo, bisognoso, mancante, non all'altezza, non competitivo, ansioso di recuperare il tempo perduto e le meraviglie moderne che mi attendono... Invece sto lontano e mi trovo sempre relativamente sereno rispetto alle persone che mi girano intorno. Ora, perchè questo? Forse che la modernità è qualcosa da cui ci si può esimere? Perchè se è così deve esserci un prezzo da pagare, chi rifiutava un tempo l'automobile andava in giro solo in bici o a piedi, chi rifiutava la Tv non imparava neppure la lingua italiana, etc... Ma il prezzo della rinuncia a questa modernità, qual'è? O, viceversa, qual'è il vantaggio dell'adesione a questo mondo "moderno".

      Detto in altro modo: questa modernità è un peso o un vantaggio? Quale peso e quale vantaggio? Perchè dobbiamo cambiare il bar con il bar 2.0. Perché siamo annoiati dal solito bar è un ottimo motivo, ma a questo punto, come indicato da Linus Torwald, il creatore di Linux, è tutto solo in funzione del divertimento?

      Ciao!!!

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    3. Carolina Venturini24 febbraio 2012 09:35

      A me sorge una domanda. Se è vero quel che dici riguardo la modernità, secondo te, perché accade ciò? Perché c'è una rincorsa contro il tempo e perché c'è tanto timore d'essere colti impreparati? C'è un trauma della società alla base di questo atteggiamento, secondo te?

      Non credo che tu sia sbagliato nel tuo approccio, soprattutto se questo modo di pensare ti rappresenta al 100%. Rispetto la tua domanda sul perché cambiare un bar di paese in un bar 2.0 la mia risposta è questo. Per non farlo morire. Perché il tempo corre veloce e la clientela di un bar in un paese composto da molte persone anziane che muoiono a cadenza regolare non può sperare nella clientela giovane per sempre perché chi può se ne va.
      Per sempre o quasi.

      Perché un bar in un paese piccolo potrebbe beneficiare dell'opportunità offerta dalla rete grazia alla quale far conoscere il proprio lavoro.... magari a qualcuno nel comune accanto, che passa ogni giorno da quelle parti ma non ha mai avuto un motivo per fermarsi proprio nel tuo esercizio. E' solo un esempio.

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    4. Ottimo esempio, mi hai convinto: lo stesso accade nel mondo dei fumetti, il mio paradiso da bambino, se non trovi nuovi piccoli lettori quelli ormai adulti non bastano più. Ma i giovani di oggi non li conquisti con i temi di ieri. Per il bar, parlavo da "vecchio", da "abitué", magari i giovani si annoiano con la solita clientela, vogliono qualcosa che li rispecchi, di più simile a loro. Allora Torwald aveva ragione, c'è una ragione di "divertimento" (curiosità, ammazzanoia, non vedere le stesse facce...) alla base.

      Per la modernità è ovvio: c'è la paura di una società intera, soprattutto dei giovani, e ne hanno ben ragione. La competizione ormai è folle. Si ha sempre paura di essere superati, scartati, esclusi.

      Chi non ha questa paura può permettersi di non spingersi troppo in la' nei propri interessi, coltivare le poche cose a cui tiene davvero senza stress, gli altri no. La paura è un ottimo, disastroso, motore.

      OK, allora il bar 2.0 nasce da paura di essere superati e desiderio di acquisire nuovi clienti :-).

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    5. Carolina Venturini24 febbraio 2012 16:20

      Hai ragione! A una clientela giovane non si può offrire lo stesso servizio ideato per una clientela anziana. Per questo ipotizzavo l'apertura del wifi, una riorganizzazione dell'assetto culturale e sportivo proposto dalla struttura. Mi chiedevo anche se non fosse possibile fare ancora qualche passo in più.
      Ovviamente, non dimentichiamoci, tutto questo è solo "pour parler".

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    6. Macché "pour parler", è sempre meglio che sbattere ovunque foto e immagini con il corpo di donne nude come fanno tutti, per attirare i "clienti"!!!

      Certo che ne hanno poca di fantasia, alla fine è la stessa cosa di settemila anni fa, ho visto in rete la sexy-barista di non so dove... ben venga il wifi allora!

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    7. Carolina Venturini24 febbraio 2012 18:57

      La strategia delle foto va bene se fatta bene e fino a un certo punto...o comunque limitata a certi risultati. Io non me lo posso permettere, perché non ho modo di acquistare la macchina fotografica adatta. Mi limito a selezionare le foto dal cellulare -e non le uso molto spesso perché non esiste un modo per proteggere la proprietà sul web. Nel "qui e ora" quel che inizia ad essere sempre più rilevante sono i contenuti.
      Il fatto che parole relative al porno ricoprano ancora ruoli di predominanza nelle ricerche sul web non significa che esista solo quel modo per ottenere visite. Tra l'altro, il sesso, la pornografia o le donne nude saranno sempre presenti nelle realtà della società, com'è normale che sia.
      Un'azienda, però, non può pretendere di stabilizzare o incrementare i risultati nelle vendite, negli accessi o negli incrementi dei clienti solo propinando ammiccamenti o immagini dubbie.
      Ci vuole sostanza.
      Anche un bar di paese ha bisogno di sostanza e di 5 minuti di riflessione.

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    8. "Il sesso, la pornografia o le donne nude saranno sempre presenti nelle realtà della società, com'è normale che sia. "... in Italia.

      Negli altri paesi europei, almeno fino a ieri, il sesso non era mainstream, per tutti, c'erano reparti, luoghi, negozi appositi. Se si vuole vedere la soubrette senza mutande ci si collega alla TV italiana, non a quella tedesca.

      Possiamo pensare di essere meno ipocriti degli altri, oppure possiamo pensare di non essere molto interessati a ciò che va oltre la carrozzeria di una donna. Non so. Di certo questa situazione viene culturalmente accettata, credo perchè siamo un paese latino e "macho", cosa accettata anche dalle donne che risolvono con una alzata di spalle.

      Ho una zia tedesca che si dice schifata da ciò che vede. Una francese sbalordita. Non sono bacchettone, solo che sono abituate a fare le cose tra le pareti di casa, non concepiscono il nostro sbandieramento.

      E' sicuramente una "concorrenza sleale", servono a poco le idee quando la pressione degli ormoni si fa sentire. Credo che non sia difficile per un'attività mantenere una clientela con un "immagine dubbia", ciò che deve fare non è cambiare con la sostanza, ma cambiare spesso l'immagine, la soubrette, è quello che stiamo facendo da trent'anni, invece di cambiare con le idee, cambiamo con i centimetri in meno di scollatura.

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  6. Basiliano lo conosco di nome, forse ci sarò anche passata. L'idea del rinnovo è particolare e intelligente. Dovrebbero assumerti per raggiungere questi obiettivi!

    Bacio

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    1. Carolina Venturini22 febbraio 2012 12:08

      Che sorpresa! Figurati: credo sia impossibile un'assunzione di questo tipo... questo articolo è solo un sogno. :D

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  7. Scusami se vado fuori tema, ma le foto di un tempo mi danno sempre un senso di nostalgia, anche se non dovrebbe essere così, sono giovane e non ho mai vissuto quei tempi (o forse si, in un'altra vita?)

    Buona Giornata

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    1. Carolina Venturini22 febbraio 2012 12:09

      Tranquillo. Anche a me piacciono molto le foto d'epoca!

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  8. Grazie della visita. Buona giornata, a presto

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