martedì 14 febbraio 2012

L'isola di Victoria Hislop

Copertina del libro
L'isola di Victoria Hislop è un romanzo d'amore che non t'aspetti. Immersa nella Creta del primo Novecento, la storia familiare di Alexis, Sofia, Anna e Maria va in scena nel palcoscenico di Spinalonga, l'antico centro della civiltà nel golfo di Mirabello, piccola isola e fortezza veneziana e lebbrosario dal 1903. La lebbra è il filo conduttore che contagia la narrazione, formandola e deformandola a seconda del punto di vista dei personaggi. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, l'occupazione tedesca di Creta, l'avanzamento nella ricerca medica e l'individuazione di una cura saranno la tavolozza sulla quale verranno dipinti i percorsi di individuazione e d'amore, le turbolente passioni, i momenti di violenza feroce e le amicizie più tenere.


Acquistai questo libro in un mercato romano. La bancarella era piena di libri in svendita; lo scorsi fra tanti, lessi poche manciate di parole e lo comprai per pochi spicci. Poi finì sullo scaffale per un anno. Nel bel mezzo del trasloco si trovò dentro gli scatoloni dei libri non indispensabili; solo due settimane fa l'ho riscoperto e divorato nel giro di quarantotto ore. 

Capiamoci: L'isola di Victoria Hislop non è un romanzo epocale, sconvolgente. Talvolta è ingenuo e scontato, ma è diverso. Innanzi tutto, parla della lebbra. E già questo è argomento che incuriosisce. Da solo, basta ad apprezzare l'autrice, la quale ha avuto un'idea, qualcosa di nuovo da proporre, insomma.  In seconda battuta, l'ambientazione a Creta e la scelta del periodo storico precedente e contemporaneo al secondo conflitto mondiale mi ha attratta molto. Non accade spesso di imbattersi in romanzi d'amore ambientati in isole o zone del Mediterraneo come queste. Quindi, alla Hislop il merito di aver tentato di esplorare qualcosa di nuovo in materia di ambientazioni.

La saga familiare si srotola fra le cartelle cliniche di donne affette dalla lebbra, confinate nel lebbrosario di Spinalonga, sopraffatte o guarite dalla malattia. Fra Plaka e Spinalonga troviamo il mare e la barca di Caronte che traghetta i malati da Creta al confino. Sulla barca, il marito di Sofia, il padre di Anna e Maria, il bisnonno di Alexis. Quest'uomo ha perso la moglie, insegnante, nel lazzaretto. Ha dovuto accompagnare anche la figlia Maria, anni dopo. Ha perso Anna, la sorella, in circostanze tragiche, nate dall'infedeltà della figlia nel matrimonio. Alexis dissotterra la storia di queste persone in cerca della verità sulla propria madre, figlia di Anna, affidata a Maria dopo la sua morte e dopo la guarigione della stessa dalla lebbra. Amori tiepidi, amori passionali, relazioni infantili, reazioni istintive: di questo si cibano i personaggi del romanzo. La deformità, i pregiudizi, il timore per la propria vita sono potenti propulsori delle azioni e reazioni di ogni singolo personaggio, dai principali e secondari. 

La vita a Spinalonga è, forse, l'aspetto più interessante di tutto il libro. Che vita si può avere in un lebbrosario, sapendo di essere morti viventi, strappati per sempre alla propria famiglia, che mai più si potrà rivedere per timore del contagio, perché ci si trova nella situazione di confino e perché un lebbroso è considerato un rifiuto della società? Quale vita e quale gioia ci può essere in un luogo in cui riecheggiano gli echi del dolore, delle febbri, delle contrazioni e degli spasmi della falce che miete la vita? Ebbene, la vita a Spinalonga era una vita fatta di istituzioni civili, negozi, case, orti e allevamenti. Addirittura un piccolo cinematografo. C'erano amicizie, invidie e persone che reinventavano i loro saperi e le loro professioni nella nuova condizione e nella nuova terra. La solitudine diventava presto tunnel verso la comunità. Tutti uniti dallo stesso destino, tutti senza la prospettiva di una cura, tutti nello stesso stato di bisogno potevano essere uniti affrontando questioni sociali importanti, come il reperimento dell'acqua potabile, il richiedere generatori di corrente, l'intraprendere un percorso di cura sperimentale a proprio rischio e pericolo pur di dare una speranza alla medicina. 

Mi piacciono i romanzi e gli autori che osano percorrere la strada delle idee. L'isola è un romanzo scorrevole, il cui impianto basato sulla saga familiare permette una qual certa prevedibilità nell'evoluzione. Tuttavia, ogni singolo personaggio evolve, nel bene o nel male, seguendo un percorso di sviluppo preciso. Solo la voce narrante, l'amica della mamma di Alexis, rimane identica a se stessa, ma questo è comprensibile perché il focus non è la sua storia o le sue opinioni personali. Lei racconta i fatti, si limita a mostrare l'intreccio.

Non condivido la scelta dell'autrice nella caratterizzazione di Anna, la figlia ribelle e fedifraga, egoista e infantile, come fosse sempre e solo una sorta di caricatura. Anna era un personaggio chiave. Mi pare troppo semplicistico ridurla alla cattiva della situazione solo perché si sentiva stretta nella vita di un paesino di Creta e solo perché aveva costantemente bisogno di emozioni forti. E' fin troppo banale la scelta di individuare Maria nella paladina del bene, religiosa, dedita alla famiglia, angelo del focolare, sempre pronta a sacrificare se stessa e a non dire mai quel che pensa realmente.
A mio avviso, dai personaggi si potreva trarre di più, maggiore profondità e maggiore realismo. Potevano essere messi in risalto gli aspetti positivi del carattere e della ribellione di Anna, così come l'ombra di Maria avrebbe aggiunto profondità al personaggio. Lo stesso padre delle due sorelle appare quasi più interessante delle stesse, in alcuni tratti, per poi perdersi nel cliché dell'abnegazione per inerzia.


L'isola di Victoria Hislop è un romanzo d'esordio e come tale va apprezzato. Lei ci ha provato ed è stata in grado di ottenere un buon risultato. Scrivere, infondo, è un mestiere difficile, mentre criticare o giudicare è fin troppo semplice. Non credete anche voi?

6 messages:

  1. Riccardo PoleselFeb 14, 2012 03:19 AM

    Confermo. Mi hai incuriosito. ;-)

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    1. Carolina VenturiniFeb 14, 2012 03:30 AM

      A dir la verità sarei curiosa di conoscere la tua opinione sull'articolo dedicato all'A.S. Roma. ;-)

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  2. eccomi per un saluto :D buona settimana

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    1. Carolina VenturiniFeb 14, 2012 07:54 AM

      Grazie, buona settimana anche a te!

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  3. Prenderò nota anche di questo titolo, non posso farmelo scappare visto il mio amore per la Grecia.

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    1. Carolina VenturiniFeb 15, 2012 02:50 AM

      Allora, se ami la Grecia, questo libro te lo consiglio proprio..anche se tratta principalmente di Cipro!

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