lunedì 27 febbraio 2012

Scandalo Roma: i social network non bastano. Si deve dare di più.

Stemma dell'A.S. Roma
Roma scandalosa. Solo questo si può dire della partita di ieri, persa contro l'Atalanta 4-1. Roma scandalosa. Non solo per il risultato, ma soprattutto per l'atteggiamento. Lo so: questo non è un blog calcistico, eppure mi è impossibile tacere davanti a una squadra di giovani che  si comportano con tale indifferenza avendo tra le mani l'occasione della vita, un progetto e delle prospettive da far invidia a chiunque, uno stipendio da privilegiati, un contratto più che interessante, una società che li tutela e protegge sempre e un allenatore che si è sempre assunto le responsabilità (anche le loro)!


Atalanta-Roma (4-1). Dicono (la dirigenza) che il motivo dell'esclusione di De Rossi dalla partita sia un ritardo di 3 minuti alla riunione generale. Dicono (i tifosi) che Luis Enrique sia stato troppo duro con il calciatore e che la punizione ha compromesso la partita, sconvolgendo la squadra e rendendola bloccata. Quale che sia la verità (non credo si tratti di un semplice ritardo), ciò che conta è che Daniele De Rossi viene chiamato "Capitan Futuro" per un motivo, che ha ottenuto un super rinnovo contrattuale dopo mesi di trattative, che è uno dei "senatori" e che come tale deve essere il primo a dare l'esempio, si tratti di ritardo, di rissa o di qualsiasi altra cosa. C'è un senso di responsabilità e di fiducia in tutto ciò. 
Ci sono persone che ti prendono come riferimento, Daniele, dentro e fuori Trigoria. Questo significa che non sei più uno qualunque. Sei diventato, per anzianità ed esperienza, un "maestro". Su di te pendono molte aspettative, tu stesso hai dato garanzie e hai assunto impegni che pesano. Le tue sono state libere scelte, come quella di diventare calciatore, come quella di non lasciare la Roma. Qualsiasi cosa tu abbia fatto in trasferta, tanto da meritare la tribuna (neanche la panchina!), credo sia necessaria e urgente una riflessione sincera sul perché questo è accaduto, soprattutto perché è accaduto alla vigilia di una partita importante, talmente importante che poteva riaprire i giochi e portarci avanti in classifica!

Ma Luis Enrique e Daniele De Rossi non sono la squadra, sono solo parte del gruppo. Gli altri dov'erano? In tanti se lo chiedono. Dov'erano con la testa, con la motivazione, con la responsabilità. Dov'erano quando agivano come bambini capricciosi capaci solo di farsi espellere perché incapaci di trattenere la rabbia oppure tramutarla in motivazione per vincere, indifferenti al fatto che la prossima partita è il derby. I tifosi vogliono la testa di Luis. Pochi riflettono sulle responsabilità dei singoli componenti della squadra oppure sul provincialismo mentale della stessa.

Per esempio, Osvaldo. Il bello, il bellissimo del gruppo. Quello che aveva fatto goal fantastici e che per due volte di seguito si è fatto ammonire a causa di falli nati dalla rabbia. Quanti di noi, sul posto di lavoro, prenderebbero a calci sinceri i nostri colleghi? Lo facciamo? No. Si è sentito ferito nell'orgoglio perché nel periodo in cui è rimasto fuori per infortunio la Roma ha continuato a vincere anche senza di lui? Povero cucciolo. Già, nessuno è indispensabile. Già, la gente fa presto ad innalzarti ad idolo, ma è altrettanto veloce nel metterti in discussione qualora non rispetti i patti oppure deludi le aspettative. Il tifo di Roma è fatto così. Se la Roma avesse vinto con l'Atalanta e con le altre squadre, subito la capitale avrebbe pensato a vittorie ben più importanti a livello nazionale ed europeo.

Che dire delle altre fragili personalità? Prossimamente li vedremo giocare con la mamma a fianco che gli tiene la mano e gli dice che sono i tesori, i bambini più belli del mondo? Quanti di noi hanno problemi personali, fisici o economici eppure continuano ad andare al lavoro e continuano a sacrificarsi e a tentare di dare il massimo? Perché loro no? Perché sono giovani? Perché devono maturare? E gli adulti presenti? E gli over 30? Anche loro devono maturare? 

Mi chiedo se i giocatori hanno capito che il Progetto Roma ha una portata che va ben oltre la loro immagine e gli spot pubblicitari che faranno presto. Il Progetto dell'A.S. Roma tocca corde sensibili ed è necessario nella nostra Italia. Sì, necessario. Perché, finalmente, qualcuno parla di merito e di uguaglianza nel trattamento, sia che ti chiami Caio Giulio Cesare sia che ti chiami Pinco Pallo della Garbatella. Finalmente qualcuno propone un cambiamento di mentalità, volto all'impegno, al lavorare sodo, al rispetto dei patti, delle regole, al giocare pulito, all'evitare polemiche inutili guardando al risultato. 

Non vi è alcun dubbio che questo cambiamento richiederà ancora tanti sforzi, tante difficoltà, tante salite. Quello che non è concepibile è l'indifferenza della squadra. Da poco è stato inaugurato il campo di Trigoria ad un giocatore importante della Roma, Agostino Di Bartolomei. Erano tutti lì, a dire di sì con la testa, a dire quanto ha significato per il calcio e per la città. Dove sono finiti tutti i buoni propositi, tutta la grinta che a parole viene scritta su Twitter? Possono usare tutti i social network che desiderano, ma da perdenti il tour intorno al mondo non lo si fa con gli stessi risultati. Non dimentichiamoci, tra l'altro, che in ballo ci sono soldi. Banali, brutali, enormi pacchetti di soldi. 

Mi chiedo se la dirigenza prenderà dei provvedimenti seri e severi, se sarà possibile vendere alcuni giocatori che sono evidentemente negati per questo tipo di gioco, sia per motivi fisici sia per motivi mentali. La rabbia più grande è la sensazione di insulto che un comportamento agonistico simile trasmette. Ripeto: sono dei privilegiati, hanno tra le mani l'oro. A qualcuno deve importare. Chi non se la sente, può sempre scegliere di percorrere altre strade più vicine ai suoi bisogni e al suo carattere.

2 messages:

  1. Non sono appassionata di calcio, ma mi è piaciuta molto la tua analisi dei vari personaggi calcistici e le considerazioni in materia di soldi.

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    1. Carolina Venturini27 febbraio 2012 16:22

      Tutto questo va ben oltre il calcio, secondo me. Sono problemi all'ordine del giorno in ogni contesto lavorativo.

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