lunedì 26 marzo 2012

Dexter ovvero la maestria dei colpi di scena

Immagine della copertina di Dexter (seconda stagione),
serial tv e best seller americano.
Dexter è parte del titolo di una serie di romanzi dell'autore Jeff Lindsay, ma è anche una serie televisiva americana disponibile in sei cofanetti da dodici episodi l'uno (19,90€ circa). Trasmesso dal 2007 anche in Italia su Italia 1, Cielo e Fox Crime, il susseguirsi delle stagioni (sei, per ora) ruota intorno alla figura di un serial killer fuori dall'ordinario. Dexter, assassino seriale di notte e tecnico della polizia scientifica di Miami di giorno, possiede un rigoroso codice di sopravvivenza: è un vendicatore etico. Uccide e smembra solo i criminali sfuggiti alla giustizia, per poi lasciarli nel suo personale deposito in mezzo all'oceano. E' un giustiziere, un Robin Hood dell'oscuro. Ma è anche un bambino di 3 anni adottato in seguito al massacro della sua famiglia, a cui ha assistito e nel cui sangue è rimasto seduto per giorni, fino all'arrivo della polizia. Dexter è un adulto alla ricerca della percezione di essere vivo, di provare effettivamente delle emozioni e di poter avere dei rapporti umani reali, stabili, appaganti sessualmente e affettivamente. Infine, Dexter è un capolavoro dei colpi di scena e della tensione che ti abbranca, fino a renderti quasi incapace di staccarti dalle pagine e dagli episodi. Utilissimo per chi, come me, sogna di diventare uno scrittore e studia per farlo.

Voi non lo sapete, ma sono una patita di serial killer, criminal profiling e lato oscuro della mente umana. Le mie dipendenze si chiamano Criminal Minds, CSI e Dott. House, a cui aggiungo - mi tocca - Dexter, ultima scoperta recente. Per mantenermi in equilibrio evito, di solito, di ingurgitare libri su libri inerenti il tema. Ho seguito anche alcuni workshop sul "mostro di Firenze" e sui cosiddetti "satanisti", nei quali sono stati date informazioni anche sulla banda della Magliana. Ho rischiato di dover scrivere un saggio inerente il tema, occasione rifiutata per mancanza di tempo e condizioni.

Se Criminal Minds è ottimo per apprendere le basi delle basi delle basi del comportamento patologico degli assassini, i rituali, le motivazioni e la banalità del male che si palesa attraverso specifiche azioni crudeli e senza senso, Dexter è l'occasione perfetta per soffermarsi su due aspetti cari al mondo della scrittura: l'evoluzione del personaggio e l'azione. Nelle settimane passate vi ho parlato del viaggio dell'eroe e dell'arco di trasformazione del personaggio, dei dodici momenti tipici dell'avventura e dei dodici passaggi psicologici che l'eroe affronta per diventare ciò che è destinato ad essere. Oggi vorrei riflette con voi sul come mettiamo in difficoltà i nostri beniamini e su quanto siamo disposti a dargli filo da torcere per esprimere le loro potenzialità, anche nel disagio. Lo vorrei fare partendo dall'esempio di questo thriller.

Dexter è un eroe oscuro, che ha conosciuto la morte sia come esperienza diretta di vittima, sia come agente attivo che la perpetua, sia come studioso dei meccanismi che la determinano. E' stato bambino traumatizzato; è esperto assassino (il cui impulso si è manifestato in adolescenza) ed è lavoratore nella scientifica. In tutti questi ambiti, Dexter è in difficoltà. Sfidato da un serial killer minuzioso ed efferato tanto quanto lui, controllato a vista sul lavoro a causa della sua alessitimia, importunato dalle scene del trauma vissuto in ogni preciso istante in cui necessita lucidità, Dexter affronta anche il rischio di una relazione sentimentale, della ricerca di una nuova identità e della salvaguardia del suo lato oscuro, che non vuole perdere. 

I colpi di scena non si fanno attendere: il plot si basa sulle coincidenze di un orologio spietato che ticchetta senza tregua. Impone a Dexter il suo passato, il suo presente e il suo futuro. La voce narrante è poesia criminale, intimo epitaffio di un mondo. Il personale cimitero dell'uomo verrà scoperto, così come verranno a galla allucinanti verità sulla famiglia che lo ha adottato. Le alleanze e i nemici sono tutti partecipi nel cambiamento e nell'evoluzione. L'autore e lo sceneggiatore rendono reali le paure del serial killer, così come il timore dell'essere scoperto e del pagare le conseguenze delle proprie azioni con la vita sono sufficienti a pungolare, puntata dopo puntata, il sempre più traballante mondo borderline di Dexter. Che cosa ci dice tutto questo? 

Possiamo immaginare l'azione come un cubo di Rubik. La mano destra ruota i tasselli del bisogno intimo di uccidere, la dipendenza dalla morte, la mano sinistra quelli del bisogno - altrettanto disperato - di contrastare questo stato di cose attraverso la comprensione dei perché. Il viaggio parte quando accetta la sfida del serial killer che lo perseguita, scovando assonanze e vicinanze, fino alla più tragica delle scoperte. Dexter dovrà, per esempio, arrivare fino al container in cui sua madre è stata uccisa davanti ai suoi occhi. Dovrà tornare a guardare in faccia quel bambino di tre anni rimasto seduto in tre dita di sangue, al buio, dentro quello stesso container per giorni. Dovrà ricordare. Ricordare che non era solo. Che c'era suo fratello con lui, bambino. 

Il regista della storia non teme di mettere i bastoni fra le ruote, come quando porta a galla i segreti inviolati nel momento esatto in cui il personaggio si rivela vulnerabile e fallace: dopo l'omicidio intenzionale del fratello ritrovato, ovvero l'assassino che lo ha sfidato a duello, a colpi di corpi sezionati e dissanguati, protesi e unghie laccate con colori diversi. Questo tipo di imprevisti e difficoltà popolano quasi ogni scena del film e quasi ogni pagina dei romanzi. Ne esce un mosaico coerente di capacità personali e storia privata degna di un personaggio che rimarrà nella mente per sempre. L'autore e lo sceneggiatore mostrano, ma non dicono. Le cose le comprendi a livello inconscio, con la pancia e le conferme giungono episodi più tardi, quando, ormai, il tuo istinto non può smettere di strepitare dalla curiosità. Abbiamo il Dexter machiavellico, quello infantile, quello spietato: il furbo, il consapevole, il competente, il distratto, il presuntuoso, l'altruista. Non è solo un serial killer e non è solo patologia di morte. E' anche colui che bada ai bambini della compagna, l'uomo che la protegge dall'ex marito, un fratello capace di sostenere la sorella altrettanto traumatizzata. E' un uomo seducente, è il malato che si espone nelle sedute per dipendenti anonimi. E' il killer che segue le indagini da vicino, falsifica le prove e studia strategie per continuare la sua carneficina vendicativa. Quante persone sono i vostri personaggi? Quante volte gli permettete di manifestarsi, in tutta la loro complessità e grandezza? Quanto conoscete la vostra Ombra e quanto vi permettete di sondare ed esprimere quella del vostro Alter Ego sulla carta?

Standing ovation per lo sceneggiatore che ha creato le scene delle sedute dall'analista, l'inizio del viaggio nelle emozioni attraverso il sesso, il riconoscimento del problema grazie a parole memorabili, ideate per descrivere in sintesi enciclopedica l'entità del passeggero oscuro che guida le azioni più efferate dell'uomo. Standing ovation davanti all'evoluzione di tutti i personaggi, mai piatti e mai banali, anche quando i bicipiti dell'agente di colore potrebbero portare fuori strada. Non c'è un Morgan nato e morto belloccio, assente un Reid so-tutto-io-sul-criminal-profiling, non pervenuto il mentore sapientone. 

Le donne: che donne! La tenente defraudata, Maria, messa sotto pressione anch'essa e scardinata dal suo scranno di potere per imparare una lezione di umiltà e per raggiungere di nuovo la sua postazione grazie ai suoi meriti. La sorella di Dexter, Debra, sopravvissuta a una relazione d'amore con un serial killer che ha tentato di farla a pezzi (il fratello di Dexter), entra a far parte di una task force per arrestare l'oscuro killer che ha gettato in mare sacchi su sacchi stracolmi di persone fatte a pezzi (che altro non sarà che Dexter), scelta dall'FBI proprio per il suo contatto diretto e ravvicinato con la mente di un assassino. Che dire di Rita, la compagno di Dexter, vittima in un matrimonio violento capace di imparare a difendersi, in grado di riconquistarsi il diritto a una sessualità felice, coraggiosa nell'intraprendere - con tutti i suoi limiti - la strada delle emozioni, della fiducia e dell'amore? Che cosa dire dell'evoluzione del suo personaggio resa evidente dal cambiamento di abito durante la festa delle zucche, ovvero dal suo lasciare i panni di Biancaneve per vestire quelli di Lara Croft? E la donna non dirà che una manciata di parole, prima di spogliarsi e dedicarsi a tutta una serie di pratiche sessuali inequivocabili. Noi, spettatori, capiamo immediatamente che lei si sta evolvendo e che, al tempo stesso, rappresenta una gigantesca montagna da scalare per un uomo come Dexter, il quale rifugge il sesso quasi fosse la peste e scappa dalle relazioni intime più che può.

Dexter e i colpi di scena incastrati nella calibro nove o nella trentotto millimetri della Polizia di Miami. Noi aspiranti scrittori dovremmo studiare coloro che hanno percorso la strada della storia prima di noi e sono riusciti a creare scene, drammi e avventure capaci di rimanere per sempre nella memoria dei lettori o spettatori. Guardate i vostri personaggi, non fatevi scoprire, osservateli oggettivamente e chiedetevi: è tutto qui?

8 commenti:

  1. non l'ho mai visto ma ne ho sentito parlare benissimo!

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    1. Carolina Venturini26 marzo 2012 18:47

      Te lo consiglio!

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  2. Ho letto il tuo articolo tutto d'un fiato... questo personaggio mi intriga! Scegliere i romanzi o la serie televisiva...?

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    1. Carolina Venturini27 marzo 2012 10:09

      Ho iniziato dalla serie tv per poi passare al libro... sono belli entrambi!

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  3. Giulio GMDB©27 marzo 2012 23:04

    Sai che ne avevo spesso sentito parlare ma non avevo mai saputo di cosa trattasse esattamente? Non so se è proprio il mio genere preferito... A me piacciono di più le serie tipo Fringe, The Event o Heroes. Anche se riesco a seguirle poco perchè non guardo molto la TV e non ho abbonamenti a payTV

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    1. Carolina Venturini28 marzo 2012 18:41

      Io guardo le serie TV grazie ai cofanetti dei telefilm. Non ho tempo per guardare la TV. :-)

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  4. Carolina Venturini30 marzo 2012 14:05

    Inavvertitamente ho cancellato il commento di paolo1984. E' il seguente:

    "ho visto solo la prima stagione, purtroppo, ma mi è piaciuta tantissimo. Dovrò rivolgermi ai cofanetti anch'io "

    La mia risposta è:

    "Secondo me ti conviene. I cofanetti includono sei o sette dvd, costano 19.90€, ci sono 12 episodi a cofanetto. Se dovessi comprare 6 dvd singoli non avresti lo stesso risparmio!"

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  5. Giuseppe Perelli09 maggio 2012 08:23

    Ho visto le prime cinque stagioni e appena avrò tempo mi dedicherò alla sesta (ho già comprato il cofanetto!).
    Mi ha appassionato tantissimo e mi ritrovo perfettamente con la tua recensione.

    Giuseppe

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