03 marzo 2012

Il viaggio dell'eroe di Christopher Vogler e la sperimentazione degli esercizi di scrittura creativa proposti

Copertina del libro "Il viaggio dell'eroe"
di Christopher Vogler, anche chiamato Chris,
Dino Audino Editore.
"Il viaggio dell'eroe" di Christopher Vogler è lo strumento che ho deciso di utilizzare per riprendere confidenza con gli esercizi di scrittura creativa. Ritorno allo studio della struttura della storia, per comprendere come garantire, a livello operativo, un senso logico a un racconto attraverso i gradi di evoluzione del personaggio. Questo permette uno sviluppo consapevole del plot e un contatto diretto con le carenze narrative, le incongruenze o le assenze. In particolare, rimetto mano alla divisione in atti di una storia lasciata nel cassetto per anni. Gli atti sono composti da specifici passaggi evolutivi che abbracciano l'arco di trasformazione del personaggio e l'evolvere della vicenda raccontata. 

Sull'argomento della storia a cui sto lavorando non voglio dire nulla. Ma dell'esercizio proposto da Christopher Vogler  sì. Si tratta di una schematizzazione oggettiva e lineare. Mi piacerebbe sapere se qualcuno di voi ha realizzato qualcosa di simile, quali sono le difficoltà che avete incontrato e che  soluzioni avete adottato o quali idee vi sono venute in mente per superare eventuali "blocchi" di coerenza narrativa.

Sin dalle prime pagine de "Il viaggio dell'eroe" di Christopher Vogler appare chiaro lo stretto legame con il mito (quindi con gli archetipi) e, di conseguenza, con il teatro (e la tradizione classica antica). Per comprendere davvero che cosa si intenda per "viaggio dell'eroe", l'autore prende spunto dalla ricerca sugli elementi tipici della mitologia, dal lavoro di Joseph Campbell "L'eroe dai mille volti" e da quanto proposto da Carl Gustav Jung riguardo l'inconscio collettivo. In questo schema vengono elencati i tre atti, suggerendo allo scrittore lo sforzo nel trovare il proprio modello mitico di riferimento. Troviamo, quindi, una tripartizione di momenti, chiamati partenza, discesa, ritorno

Il primo atto (partenza) è caratterizzato dalla descrizione del mondo ordinario scosso dal richiamo all'avventura. La tensione inizia a salire grazie al rifiuto del richiamo, all'incontro con il mentore e al varco della prima soglia. Nel secondo atto (discesa) ci sarà ampio spazio per le prove, gli incontri importanti con alleati e nemici e l'avvicinamento alla caverna (reale o psichica). La prova centrale e la conseguente ricompensa occuperanno lo spazio più importante di questo momento. Nel terzo atto (ritorno), il protagonista è sulla via del ritorno, sarà risorto/rinato, avrà con sé l'elisir per cui ha tanto combattuto. Questo impianto si può applicare a qualsiasi tipo di storia, su qualsiasi tipo di genere letterario. Funziona perché è un meccanismo nato con l'uomo e viene ripetuto, identico a sé stesso, dalla notte dei tempi. 

Per quanto riguarda il mio esercizio di scrittura creativa, ho aperto un foglio Excell e mi sono creata la tabella a quindici ingressi verticali (cinque per atto) e cinque orizzontali (avvenimento, capitolo, personaggio, strumento, ambiente) per definire l'evoluzione della prima parte della storia. I miei primi pensieri son stati questi: "Che gran confusione avevo in testa!" e " Quanto è difficile mettere ordine nel grumo compatto di idee!". Mi sono resa conto che mi sbagliavo: credevo di non avere nessuna storia in mano e, invece, ce l'avevo tutta! Era troppo addensata per percepirne i dettagli e quel senso di movimento tipico di ogni narrazione. 

Questo esercizio è stato come quando sali per la prima volta sull'ellittico in palestra; imposti i parametri per bruciare i grassi, inizi a muoverti e dopo due minuti ti rendi conto che ti manca il fiato, ma continui, ti ripeti :"Oh mio Dio! Non ce la faccio-non ce la faccio-ce la devo fare". Per me è stato così, più di una volta mi sono trovata a voler mollare, non riuscendo a darmi risposte a domande che, a prima vista, mi parevano banali (tipo: "Avvicinamento alla caverna recondita) ma che non lo erano ( Che cosa vuol dire "caverna recondita"? Come si concretizza nella mia storia?"). Non sono ancora riuscita a completare le sottocategorie proposte dal Christopher Vogler nel suo schema. La prova centrale del secondo atto. Viene citato un simbolico incontro con una Dea, con la Donna Tentatrice. C'è una voce specifica sulla riconciliazione con il Padre, l'apoteosi e l'ultimo beneficio. 

Mentre scrivo mi vengono in mente alcuni capitoli del libro di Jean S. Bolen, "Le dee dentro la donna". Il mio racconto è ambientato nei nostri giorni, diciamo nell'arco temporale che va dal 2000 al 2012. Non è un fantasy, quindi non ci sono dee propriamente dette, ma si potrebbe lavorare con gli archetipi (per esempio la donna-Venere, la donna-Demetra, la donna-Artemisia oppure ancora l'uomo-Ermes, l'uomo-Zeus, l'uomo-Ade) a seconda del tipo di storia in questione. Su questo ci devo ancora lavorare (e studiare tanto). Su una cosa non ho dubbi: "Il viaggio dell'eroe" di Christopher Vogler propone esercizi a cavallo fra la scrittura creativa e la psicologia e questo permette di ampliare i confini mentali della creatività. E' come se questi strumenti letterari fossero entrati nel mio cervello con lo scopo di aprire a forza la botola in cui è rinchiusa la mia creatività. Come se questi esercizi di scrittura creativa fossero agenti dell'FBI accorsi in soccorso di una parte di me in ostaggio del serial killer peggiore: la razionalità.

Quali sono le vostre esperienze al riguardo? Sono davvero curiosa di conoscere il vostro pensiero e di confrontarmi con tutti gli aspiranti scrittori che popolano e leggono il mio blog.

18 commenti:

  1. Vieni sul mio blog, ci sono importanti novità :P

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  2. Alla base della mia scrittura c'è (o, almeno, provo a utilizzare) la teoria di Ejzenstejn. In particolare mi rifaccio alle sue opere teorico-pratiche per la costruzione del film, che però sono universali. Lo schema è: sintesi-analisi-sintesi, cioè storia nella testa dello scrittore - sua messa in scena - immagine, senso finale di tutta la storia. Nella messa in scena rientrano (almeno per me): grammatica, voce, scelta dei significanti e loro catastrofe (in cui si inseriscono le quattro regole della costruzione della storia di Ejzenstejn). Lo scopo non è spiegare ma unire tutti gli elementi per dare un'immagine, un senso che non è direttamente spiegato dal testo, ma che si evince dal montaggio di parole. Non mi faccio mai schemi preventivi, nella testa ho un filo, inizio-culmine-fine e scene transitorie (accompagnati da piccoli culmini). Infine, per dare senso al tutto è importante che il testo sedimenti e poi con il labor limae si comincia ricostruire.

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    1. Sicuramente sono strumenti utili, quelli che utilizzi. Preferisco, tuttavia, qualcosa di più strutturato. Mi aiuta a "tenere il polso della situazione", senza perdere di vista troppi nessi.

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    2. In realtà le lezioni di Ejzenstejn erano fortemente pratiche e strutturate - forse anche troppo. Il trucco sta nel prendere ogni singolo dettaglio e scomporlo - i personaggi, le situazioni, i raccordi - per poi ricomporlo. E' un metodo che permette di essere coerenti, ma allo stesso tempo ti permette di usare infinita libertà creativa (il gioco della "creatività regolata"): è un metodo, questo, che concede all'autore di crearsi le regole del gioco, sempre nuove ad ogni storia. Poi basta rispettarle. In questo modo la struttura corrisponde a ciò che davvero vuole l'autore, senza lasciare nulla al caso. Prima di iniziare a creare c'è solo un "grumo di senso", a volte impossibile da spiegare, "principio unico e non risalibile": il grumo viene analizzato fino a farlo diventare opera d'arte, cioè una sintesi.

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    3. Mi hai incuriosita. Proverò anche questo metodo!

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  3. Premesso che non ho una vena di scrittura creativa, quando scrivo comunque, che siano dei post, che sia una relazione o un progetto, non seguo schemi precostituiti. Mi limito a trasformare in parole i concetti o le emozioni e li scrivo disordinatamente. Al termine riprendo, modifico, sposto, taglio, aggiungo, il tutto in modo abbastanza rapido e scorrevole. A un certo punto so che meglio di quello che ho fatto non potrei fare e quello che dovevo scrivere è pronto.

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    1. Certo, ma quando si tratta di racconti più lunghi e complessi (o addirittura di romanzi)... un taglia-copia-incolla non basta per gestire tutto il flusso di cambiamenti e movimenti nella trama... :-) Per questo stavo riflettendo sugli strumenti più idonei da utilizzare.

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  4. mah... sbaglierò, ma al momento seguo il medesimo schema che utilizzo per la sceneggiatura di un fumetto: divido in scene, decido quanto ogni scena occupa e parto con la stesura di un indice che altro non è che una mappa concettuale con tutte le indicazioni della trama

    però "sto cercando di smettere"
    anch'io vorrei abbracciare lo schema del viaggio dell'eroe: mi sembra più affidabile

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    1. Come ti "organizzi" quando hai più trame da gestire contemporaneamente e più personaggi con un percorso di sviluppo?

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  5. a oggi mi è capitato una volta soltanto (per una serie non ancora pubblicata, ma confido...)

    comincio col tracciare velocemente le caratteristiche dei personaggi e individuare quale parte occupano nella storia, l'importanza che devono o non devono avere (compresi gli indizi "nascosti" che seminano per il lettore attento)
    quindi immagino e scrivo le trame di ciascun personaggio collocandole nel momento più opportuno (anche se sapevo già dove dovevano collocarsi all'interno della trama principale, spesso ho modificato l'idea iniziale ... e chi non lo fa?!)

    per questo ho adottato le mappe: mi sono sembrate la soluzione migliore, soprattutto dal punto di vista gestionale, perché sono la fotografia del castello che stai costruendo e ti permettono con facilità di spostare i mattoni (sottotrame) testandone la tenuta o meno; bada bene: non è un semplice taglia/incolla, perché i pezzi sono poi da rivedere in funzione dello spostamento che subiscono (semre che siano stati già scritti)

    c'è poi sempre (e sottolineo SEMPRE) la variabile X, quella della lampadina che si illumina all'improvviso e che ti fa scombinare tutto ... questo ancora non so prevederlo ed è impossibile pianificarlo ;)

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    1. Come tracci le caratteristiche del personaggio? Scrivi la sua storia oppure utilizzi una sorta di "scheda" in stile D&D?

      Le mappe sono, forse, uno degli aspetti in cui mi incarto di più, per quanto riguarda la scrittura creativa, proprio a causa della variabile che citi!

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    2. scheda stile D&D; solo per protagonista e antagonista scrivo qualcosa di più, prevalentemente aspetti psicologici per non dimenticarmeli nei dialoghi e nelle movenze (ricordo che sto parlando di sceneggiatura per fumetto)

      lo so... è per quello che vorrei adottare il tuo schema ;)
      però non penso siano poi così diverse le due situazioni: io sposto un "ramo" (chiamiamolo così) e modifico il suo attacco al tronco e poi le foglie e i frutti; credo che alla fine tu faccia la stessa cosa con lo schema del viaggio... o no?!

      stavo pensando... forse, il fatto di preparare ogni giorno presentazioni per clienti (per lavoro, intendo dire; ecco perché uso le mappe, arrivano dalla mia quotidianità) mi aiuta a non farmi cogliere alla sprovvista quando necessita modificare tutto in funzione di "X" (e quante volte succede di cambiare tutto per aggirare un ostacolo!)

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    3. Questa tua esperienza lavorativa e paradigmaticità nel momento del bisogno aiutano sicuramente la scrittura, secondo me. Che ne pensi, invece, del viaggio psicologico dell'eroe, ovvero del moto che guida il cambiamento "mentale" e comportamentale?

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  6. esperienza lavoro - credo tu abbia ragione, anche se non ne farei una regola

    viaggio psicologico - fino a che si deve descrivere tutto l'iter non ho nulla da obiettare; rimango perplesso quando si dice (e si scrive e si pretende di leggere) che al rientro nel suo mondo l'eroe è cambiato a livello mentale e comportamentale... ok per il mentalmente, che poi altro non è che un cambiamento dovuto alla consapevolezza del "nulla è come prima"; ma altri cambiamenti sinceramente non ne vedo, o per lo meno non è detto che debbano necessariamente manifestarsi nella fisicità piuttosto che nell'interfacciarsi con gli altri
    in quest'ultimo caso oseri parlare di cambiamento mentale a uno stadio ancor più elevato di quanto si possa pensare, ovvero mantenere esattamente gli stessi comportamenti per non far scoprire quanto si è in verità cambiati e si utilizzi questo cambiamento a proprio favore e a favore della comunità (generalmente per giuste cause)

    ... mah, non so se mi sono fatto venire solo un gran mal di testa o se ho reso l'idea senza confonderla agli altri, a te ... e a me ;)

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    1. ......... Hai mai vissuto un cambiamento mentale? :-) Ti cambia la vita. Non può non farlo. Apre prospettive. Ti fa buttare cose o tenerne altre, ti porta a percepire persone o situaizoni in modo diverso. Per forza di cose l'eroe, al rientro, è cambiato. Le prove servono a questo...

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    2. vissuti più d'uno ;-)
      e confermo quanto dici

      io intendevo che non sempre i cambiamenti vengono manifestati dall'eroe: il lettore lo sa, l'autore lo sa... ma i personaggi interlocutori (dell'eroe) non è detto che lo sappiano e nemmeno che lo intuiscano
      quella da me proposta, beninteso, è una delle strade che si possono percorrere nel descrivere il ritorno dell'eroe: una strada alternativa, fuori dagli schemi

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    3. Tra l'altro, il momento del ritorno dell'eroe è veramente importante in una storia, perché deve chiudere gli eventuali aspetti ancora aperti nella storia e deve riuscire a dare un senso, anche in poche parole, al percorso. E' difficile, secondo me, questo punto. Rifletterò su quanto dici!

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