venerdì 30 marzo 2012

La chiusura dell'Isfol e il Servizio Pubblico di Santoro

Logo dell'Isfol - Istituto per lo Sviluppo
della Formazione Professionale
dei Lavoratori
L'Isfol è l'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori. E' un ente di ricerca autonomo, che monitora il mondo del lavoro italiano. Abbiamo conosciuto uno dei suoi lavori di ricerca proprio l'anno scorso, grazie all'immane progetto dedicato all'universo giovanile, con il patrocinio del Ministero della Gioventù. Vi posso garantire che le ricerche prodotte da questo ente sono di rilevanza nazionale e internazionale; nei prossimi mesi potremmo partecipare a convegni nazionali e internazionali, in cui saranno presentati i risultati di mesi di ricerche sul campo basate sul riscontro della crisi. Nel 2010, un decreto legislativo aveva incluso l'Isfol nell'elenco degli enti inutili, da sopprimere. Una forte mobilitazione ne ha scongiurato la chiusura. Nel 2012, grazie alla nuova riforma del lavoro Monti-Fornero, la quale prevede la costruzione di un'unica Agenzia nazionale e governativa per la gestione delle politiche sociali e lavorative, si ripresenta la stessa identica evenienza.
L'Isfol, quindi, affronta nuovamente lo spettro della chiusura. Si tratta di oltre 700 lavoratori (252 precari e 630 contrattualizzati). Fra loro, vi sono molte persone amiche. C'è anche la più cara. Il mio compagno. Lui, come molti altri, è un precario statale con contratto fino al 2013. Pluri laureato, con esperienza decennale di lavoro, non ha - ancora - il diritto all'indeterminato. Nessuno dei suoi colleghi precari ha idea di come sarà il futuro. Dove, come, con che tipo di contratto e retribuzione. La mobilitazione all'Isfol è permanente. La voglia di lottare, anche. La situazione è così grave che persino Servizio Pubblico di Michele Santoro ne ha parlato nella sua puntata di ieri, 29 marzo.
Cerchiamo di capire che cosa succede.



La donna intervistata ieri da Michele Santoro nella puntata di Servizio Pubblico è Federica De Luca, ricercatrice precaria da undici anni, secondo quanto affermato dalla stessa in un'intervista rilasciata al Corriere ieri, 29 marzo. Come lei, moltissimi altri vanno avanti a rinnovi su rinnovi, anche oltre i tre consecutivi, senza mai essere assunti a tempo indeterminato, anche se ne avrebbero diritto. Il loro datore di Lavoro è il Ministro. Questo basta e avanza per spiegare la situazione e l'ironia del momento storico. Il Ministero vuole contrastare la precarietà, ma è il primo a mantenere precari i suoi lavoratori. O a permettere che siano insultati da altri Ministri o giornalisti. Oppure è lui stesso che parla di "fannulloni" e "bamboccioni". Li ha mai guardati in volto, questi "fannulloni"? La precarietà di queste persone è tangibile. La De Luca si chiede, infine, come sia possibile che un governo di professori si adoperi per affossare la ricerca statale. I ricercatori Isfol partecipano e organizzano convegni, seminari, meeting. Realizzano pubblicazioni, che sono disponibili gratuitamente e consultabili per tutti. Sono stati fra i primi a denunciare il rischio di esplosione sociale e continuano a sottolineare le criticità nate dalla disoccupazione e dalle condizioni inadeguate del lavoro. 

Quaranta sono gli anni di attività dell'Isfol

L'accorpamento con altri istituti o centri per l'impiego significa perdere la propria individualità, specificità, libertà. Queste manovre che cosa porteranno ai lavoratori? Quanti perderanno il posto? 

L'Isfol ha il compito di monitorare gli effetti delle manovre e delle riforme del mercato del lavoro, tra cui anche quella (contemporanea) al vaglio delle forze politiche e delle parti sociali; sarebbe, in teoria, un utile  strumento capace di generare una gamma di rilevazioni ideali per sostenere e aiutare l'attività politica nel migliorare - in potenza - il mercato del lavoro italiano e le politiche ipotizzate. 

Dall'Isfol è nata anche l'ultima fotografia della realtà italiana: 676.000 precari laureati e (quasi) quarantenni, con un reddito medio che non supera i dieci mila euro all'anno, i quali non avranno diritto all'Aspi perché considerati lavoratori autonomi. Alcuni di loro sono anche pluri laureati o con dottorato. All'estero, i loro lavori hanno una reputazione. Vogliono chiudere l'Isfol, quindi. Uno dei termini ventilati è giugno. Dopo? Il buio. 
Almeno per ora. 

Inutile dire quanto io sia preoccupata.

5 commenti:

  1. Veronica Mondelli30 marzo 2012 16:48

    È una situazione drammatica. Possibile che non capiscano che un lavoro precario non fa male solo al lavoratore ma anche al lavoro? Come si fa a dare qualità al lavoro, se non si può avere il tempo di sviluppare un progetto? Ci sono persone, pure e oneste, che nonostante la precarietà ce la mettono tutta per dare il meglio in poco tempo. Ma l'indeterminato serve a crescere e migliorare la professione giorno dopo giorno (oltre che, ultimo ma non meno importante, a permettere di creare un progetto familiare).

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    1. Carolina Venturini30 marzo 2012 16:56

      Un progetto familiare non è realizzabile. Sono anni che vorrei sposarmi, ma non riesco perché non ho un lavoro che me lo peretta. Figuriamoci un figlio! Molte di quelle persone precarie hanno famiglia, figli, mutui e mondi a cui far fronte. Ma come possono, con una prospettiva limitata al 2013? Come possono vivere? Com'è possibile che lo Stato stesso sia il primo e il più grande generatore di precariato, lavoro sottopagato, non pagato esistente?

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  2. Ciao Carolina, buon fine settimana
    Mandi

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  3. Più leggo queste notizie più rimango senza parole. Per fortuna non rimango senza forze.

    Buon fine settimana

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  4. Che tristezza. Lavorare all'Isfol era uno dei miei sognimito.
    Che tristezza.

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