mercoledì 21 marzo 2012

La nuova riforma del lavoro e i cambiamenti nell'articolo 18

Nuvola di parole chiave inerenti
la nuova riforma del lavoro.
Immagiene da:panorama.it
Ci siamo quasi, quindi. La tanto discussa nuova riforma del lavoro con l'altrettanto dibattuta e contestata modifica dell'articolo 18 sta per essere portata in Parlamento. 
Sono previste modifiche riguardo le conseguenze dei licenziamenti (indennizzo o reintegro), le tipologie di contratti (in particolare per l'apprendistato e il tempo indeterminato), i fondi a cui attingere in caso di mobilità.  La CGIL promette battaglia e - potevano mancare? - scioperi su scioperi. Voi vedete qualche spiraglio per creare occupazione in questi cambiamenti? Che idee vi siete fatti al riguardo? Considerando l'elevata pressione fiscale sui redditi delle aziende, trovate che vi siano incentivi sufficienti a spingere le imprese verso una maggiore disponibilità nelle assunzioni? Parliamone insieme, se vi fa piacere! E, intanto, vi propongo una mail che mi è giunta proprio ora inerente i problemi della Partita I.V.A. fasulla.


Di seguito e in allegato, la lettera inviata dal collettivo "Ivaseipartita" al Ministro Elsa Fornero sulle recenti proposte di riforma del lavoro che escludono le finte partite iva iscritte agli ordini dai nuovi sistemi di deterrenza, e per conoscenza ai Presidenti dei Consigli Nazionali degli Ingegneri e degli Architetti.



Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità prof.ssa Elsa Fornero


Per conoscenza:
Al presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri Armando Zambrano
Al presidente del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori Leopoldo Freyrie


Oggetto: Ordini Professionali e finta partita iva? Nessun problema!


Gentile Ministro Elsa Fornero,

Siamo un gruppo di architetti e ingegneri che nel marzo 2011 ha dato vita a un sito internet, www.ivaseipartita.it , che con un nome ironico denuncia un problema molto serio: l’abuso di finte partite iva nell’area tecnica.

In questi mesi abbiamo seguito con estremo interesse e attenzione l’impegno del Suo Dicastero per porre fine a questo fenomeno, non degno di un Paese civile: IL FENOMENO DELLE FINTE PARTITE IVA, che celano forme di lavoro subordinato.

Dalle Sue dichiarazioni è emersa la ferma volontà di restituire dignità a una larga fetta di giovani e non che sono obbligati ad accettare questo illecito pur di lavorare: persone che percepiscono redditi bassissimi, senza nessun potere contrattuale, senza nessuna forma di tutela né garanzia di continuità lavorativa.

Gentile Ministro Elsa Fornero,

ciò che ci desta perplessità nelle ipotesi fin qui avanzate per estendere le tutele e smascherare gli illeciti è che queste escludono tutti quei lavoratori autonomi iscritti agli Ordini professionali che svolgono «attività riconducibili in misura prevalente all'attività professionale contemplata dall'albo in discorso».

Non capiamo su quale principio si basa questa discriminante. Eppure è di pubblico dominio come questo fenomeno sia dilagato anche tra le professioni che hanno un Ordine di appartenenza, che i contratti, laddove esistano, siano sostituiti dalla richiesta di apertura della partita iva, estremamente più conveniente per il datore di lavoro rispetto a un’assunzione regolare: le finte partite iva di giornalisti, avvocati, medici, ingegneri, architetti etc. sono forse meno finte quando si scrivono articoli, si elaborano pareri, si curano i pazienti e si progetta, senza diritto alla malattia, al riposo, alla maternità e senza alcuna autonomia decisionale?

Gentile Ministro Elsa Fornero,

per combattere le finte partite iva è necessario tutelare la parte più debole della contrattazione, che nel nostro caso non è il cliente/committente/datore di lavoro, ma il lavoratore. E’ necessario prevedere l’obbligo di contrattazione scritta tra le parti per agganciare la contrattazione individuale a quella collettiva nazionale, e smascherare con facilità gli illeciti, fissando compensi equi e diritti minimi. E’ necessario svolgere controlli rigorosi e incrociati, perché il datore di lavoro che non assume è un evasore, mentre il sistema attuale, tramite gli studi di settore, presume che sia evasore il professionista che emette 12 fatture all’anno da 1000 euro sempre allo stesso “committente”. E invece è una finta partita iva, anche se è iscritto all’Ordine.

Cordialmente,

Il collettivo Iva sei partita
www.ivaseipartita.it

3 commenti:

  1. Il compagno di una mia amica è fra quelli cui hanno imposto la P.IVA per poter lavorare. Che tristezza.

    Un bacione e buon giovedì!

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  2. Sarebbero veramente tante le cose da dire sulla nuova legislazione del lavoro.
    Personalmente e per farla breve credo che i disoccupati aumenteranno, mandando a gambe all'aria la nostra economia (da sempre sostenuta dai lavoratori e pensionati).
    Conosco bene il fenomeno delle finte partita iva, ma ciò che è stato fatto mi pare propio poco per debellare il problema.

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    1. Carolina Venturini22 marzo 2012 14:42

      A me piacerebbe approfondire il discorso con voi...

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