lunedì 12 marzo 2012

La seconda laurea in psicologia: perché?

Lettera greca Psi,
simbolo della Psicologia (Fonte: Wikipedia)
In molti siete entrati nel mio blog cercando una risposta a questo quesito: "Prendere la seconda laurea in psicologia: perché?". Questa domanda mi accompagna da - almeno - sei anni, durante i quali ho cercato una motivazione soddisfacente più forte della mera passione per l'argomento. C'è solo un problema: la razionalità, davanti allo studio della psicologia, può fare ben poco.
E' una chiamata. Una chiamata a cui è possibile dire di no, sorretti da mille ottimi motivi, non ultimo il timore dell'Ombra, la nostra. Tolti tutti gli aspetti personali, intimi e soggettivi, per capire se è il caso di intraprendere questo viaggio è bene avere alcune informazioni tecnico pratiche sul percorso formativo che attende ogni ipotetico studente di psicologia.


La psicologia è lo studio dello spirito e dell'anima. Il termine deriva dal greco psyché e, benché nei secoli passati il suo significato abbia accolto altre accezioni, il campo di riferimento è sempre la mente umana, il comportamento e l'Anima. La prima cosa da sapere, se state pensando a una seconda laurea in psicologia, è che dovrete sostenere un test d'ingresso obbligatorio nella maggioranza delle facoltà italiane. Sono pochissime le università che hanno mantenuto l'accesso libero al corso, tra cui l'ateneo di Chieti. Nella maggior parte dei casi i posti annuali a disposizione per corso di laurea si aggirano intorno ai 200, con differenze individuali tra università e università. Nella maggior parte dei casi, non è previsto l'obbligo di frequenza, è contemplata l'ipotesi che uno studente sia anche lavoratore e, piano piano, si sta diffondendo la pratica dell'uso degli strumenti tecnologici e digitali per la didattica (quindi piattaforma MOODLE, dispense in pdf, lezioni videoconferenza registrata).

Gli indirizzi saranno principalmente due: quello clinico e quello improntato al sociale/marketing. I corsi potranno avere molti nomi, ma la scelta da effettuare è sinteticamente una: volete diventare uno psicoterapeuta oppure volete lavorare come psicologo in qualche società di formazione, reclutamento del personale, ufficio comunicazione e vendite, risorse umane di vario genere? Gli esami saranno sempre in presenza, così come i tirocini formativi dovranno essere effettuati secondo le norme dell'ateneo.
Il primo anno prevede, in genere, sei esami, il secondo sette, il terzo sei con tesi.

Se uno studente ha già una laurea, nella maggior parte delle università italiane questo non conta nulla, può garantire solo qualche credito riconosciuto una volta ultimata l'iscrizione, ma la prova di ammissione dovrà comunque essere sostenuta e il titolo già ottenuto non garantirà alcun punteggio di partenza in più, rispetto agli studenti con diploma di scuola media superiore. E' probabile che vi vedrete riconosciuti solo l'alfabetizzazione informatica e la lingua inglese, a meno ché non proveniate da qualche laurea in psichiatria, biologia o medicina.

Nell'ultimo anno, la facoltà di psicologia è stata unita - almeno nelle intenzioni di alcuni -  alla facoltà di medicina, se non praticamente, nelle materie di studio proposte nel corso di laurea. Alle materie tipiche, negli indirizzi clinici si possono riscontrare anche nuove proposte di studio più tipiche dell'area medica. Nell'Università La Sapienza di Roma, per esempio, troverete la Facoltà Medicina e Psicologia, con l'offerta formativa ricca di corsi di laurea tipici di ambo gli indirizzi. Non tutte le università hanno aderito a questa cambiamento, ma in molte hanno avviato le modifiche necessarie al piano di studi. Non so ancora se questo significa che uno psicologo è riconosciuto come medico (e, a mio avviso, sarebbe un beneficio e una ovvietà al tempo stesso). Il dibattito è ancora aperto.

E' importante sapere che un laureato in psicologia (triennale o specialistica) NON può esercitare la professione di terapeuta. Un laureato in psicologia iscritto all'albo degli psicologi NON può esercitare la professione di terapeuta. L'unico che la può esercitare è un laureato in psicologia, specializzato o specializzando in una scuola di specializzazione riconosciuta a livello nazionale e iscritto all'Albo professionale dei Medici e degli Psicologi. L'elenco dei nuovi iscritti è pubblico e liberamente consultabile. In tutti gli altri casi si sta commettendo un reato penale. Sappiate anche che all'estero questa professione è fra le più retribuite; in Italia è ai penultimi posti ed è fortemente osteggiata dalla cultura dominante (non ultima quella clericale, che ha creato una sua specifica branca della psicologia, quella cristiana).

Il percorso per diventare psicoterapeuta oppure psicoanalista è una scelta di vita ed è il seguente: cinque anni di università con indirizzo preferibilmente clinico, quattro/cinque anni di scuola di specializzazione, diversi tirocini formativi, diversi anni di analisi personale antecedente e concomitante la formazione (per poter presentare la domanda di ammissione alle scuole junghiane sul territorio - e quindi intraprendere il percorso per diventare psicoanalista - sono obbligatori un minimo di tre anni di psicoterapia con analista junghiano riconosciuto dall'Ordine e della scuola in questione). Alcune scuole richiedono anche la presenza durante maratone psicoterapeutiche, gruppi di sostegno o altro. Altre, invece, non impongono questo "sacrificio" agli studenti e li preparano all'esercizio della professione con metodi diversi. L'iscrizione all'Albo degli Psicologi è obbligatoria, così come l'abilitazione per la psicoterapia e l'iscrizione agli elenchi degli psicoterapeuti della propria regione, se questo è il percorso lavorativo prescelto.

Alla psicologia studiata sui banchi universitari e agli indirizzi principali delle scuole di specializzazione (sistemico relazionale, analitico, bioniano, bioenergetico etc.) vanno aggiunti tutti i campi ipotetici della creatività, che possono amplificare e completare l'esperienza terapeutica e personale. Via libera al teatro, alla musica, alla scrittura, alla manualità di vario genere. Ogni percorso professionalizzante prevede delle aperture tutte da scoprire. ovviamente, anche in questo caso, il prezzo da pagare è sempre lo stesso: studio, impegno, responsabilità.

La differenza fra le due professioni è presto detta: gli psicoanalisti (o analisti) sono tutti coloro che hanno seguito dei percorsi di specializzazione freudiani, post-freudiani, junghiani o lacaniani (a seconda del "Maestro" di riferimento). Oggi gli analisti vengono individuati molto spesso dal percorso di studio junghiano "puro" (diciamo così). Gli psicoterapeuti seguono anche altre scuole di pensiero o metodologie applicative (come per esempio quella sistemico-relazionale, quella adleriana, quella cognitivo-comportamentale, psicosintetica ed eriksoniana), pur utilizzando (soprattutto in alcuni casi) degli strumenti analitici offerti dalle teorie junghiane. Altro tratto distintivo fra lo psicoterapeuta e l'analista sono le caratteristiche della seduta (dalla frequenza alla modalità di pagamento, al luogo stesso in cui viene operata la terapia).

Questo percorso, così lungo e così duro, dovrebbe garantire al paziente una certa serietà da parte del terapeuta. Un terapeuta ha a che fare con l'animo umano, dalle sue grandezze più commoventi alle sue bassezze più raccapriccianti. Chi entra in uno studio è, di norma, il più fortunato e il più disperato: fortunato perché è consapevole di avere un problema e lo vuole risolvere, disperato perché per essere arrivato a considerare e intraprendere l'analisi vuol dire che ha già passato le fasi del: "Io ce la faccio da solo" e ha capito che no, da solo non può.

Intraprendere il percorso della psicologia significa intraprendere un viaggio lungo una vita, una sorta di viaggio dell'eroe. Non ci sarà giorno della futura vita che inizia con l'iscrizione alla seconda laurea in psicologia, che lo studente non sarà trapassato da domande, gioie e dubbi colossali, stanchezze ed esaltanti soddisfazioni. I libri che studierà gli parleranno profondamente. Vorrà scappare dalle definizioni in cui si riconosce e vorrà continuare a cercare le risposte alle sue domande interne più cruciali.
La Facoltà di psicologia, e tutto il percorso conseguente, è una ricerca del Graal personale. Ed è esaltante, secondo me, perché parla di cambiamento, di speranza, di guarigione ( a Dio piacendo), di nuova vita anche laddove le fobie si fanno più nere e i ricordi più incestuosi, il panico più mummificante e la percezione della realtà più aleatoria. In nessun altro percorso, secondo me, si è così tanto a contatto con la vita e con l'essere umano nell'anima. Fare psicologia significa fare anima.

Sul mondo della psicologia si potrebbero dire veramente tante cose. Per oggi, ho affrontato solo l'aspetto legato alla professione di terapeuta, ma le strade ipotetiche sono molte, anche oltre l'analisi o quella sorta di counseling che viene svolto in alcune realtà meno "impostate" rispetto uno studio privato o una corsia d'ospedale. Per trovare la giusta motivazione bisogna solo capire se si è disposti a dire di sì.

29 commenti:

  1. Francesco Zaffuto12 marzo 2012 11:34

    Una buona chiarezza per cominciare una lunga strada.
    ciao

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    1. Carolina Venturini13 marzo 2012 09:33

      Ti ringrazio!

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  2. Adriana Riccomagno12 marzo 2012 14:58

    In effetti è da un po' che medito di intraprendere un altro percorso universitario (io sono specializzata in Giurisprudenza), e in particolare in psicologia. Però lo farei per pura passione intellettuale, senza nessuna pretesa di collegamento con il mondo del lavoro...

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    1. Carolina Venturini12 marzo 2012 14:59

      Anche questa è un'ottima motivazione!

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  3. Anche io sto pensando ad una possibile seconda laurea. E mi piacerebbe moltissimo potermi iscrivere a lingue orientali...anche se per ora rimane solo un sogno; prima voglio concludere bene questo percorso di studi e poi, quando avrò un lavoro ,penserò al resto. Non voglio che anche questo secondo percorso di studi possa gravare in qualche modo sui miei genitori.

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    1. Carolina Venturini12 marzo 2012 15:24

      Condivido il tuo pensiero (che è anche il mio). Sto aspettando di vedere se la situazione lavorativa si "sblocca" un pochino, poi anche a me piacerebbe molto riprendere gli studi.

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  4. Io sono iscritta in psicologia al primo anno, secondo me è una facoltà molto versatile e le materie sono davvero belle.

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    1. Carolina Venturini12 marzo 2012 15:38

      Ciao ElleNoir, benvenuta nel blog. Ne approfitto per chiederti una dritta che potrebbe essere utile a tutti. Consigli per il superamento del test d'ingresso in psicologia?

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  5. Ci sono alcune imprecisioni in quello che dici:
    - non è vero che la facoltà di psicologia è stata unita a quella di medicina, o meglio, questo è quello che è successo a roma, ma non in tante altre facoltà;
    - non esiste l’albo degli psicoterapeuti: o meglio, non esiste più. È esistito in passato quando la sanatoria ha creato l’albo degli psicoterapeuti per riconoscere il ruolo anche a chi non aveva la laurea in psicologia. Attualmente esiste l’albo degli psicologi, cui ci si può iscrivere dopo aver conseguito la laurea e svolto il tirocinio come psicologi e a cui si può dare la comunicazione, in seguito, dell’eventuale specializzazione in psicoterapia per essere autorizzati alla psicoterapia, ma l’albo è unico: quello degli psicologi.
    - per diventare psicoterapeuta è necessaria la laurea in psicologia (indifferentemente dall’indirizzo) o in medicina
    - non tutte le scuole di psicoterapia richiedono l’analisi personale (le cognitivo comportamentali, ad esempio, pur andando per la maggiore, non prevedono tale percorso come obbligatorio)

    Concordo con il fatto che esistano tanti ciarlatani in giro e, purtroppo, anche tanti studenti (anche di specializzazione) che non indagano sufficientemente le motivazioni per cui hanno scelto tale percorso.

    buon viaggio nell'anima :)

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    1. Carolina Venturini12 marzo 2012 17:10

      Ciao Valepi,
      ti rispondo per ordine alle tue annotazioni.
      1) Se leggi bene, nel mio scritto è citato il fatto che l'unione fra psicologia e medicina è ancora in via di sviluppo, che alcune università hanno già apportato questa unione (come a Roma)e che in altri corsi di studio uesto accade attraverso le materie proposte nei corsi di studio.

      2) Riguardo l'iscrizione all'Albo degli Psicoanalisti, l'Ordine del Lazio nel sito scrive esattamente questo: L'annotazione nell'Albo come Psicoterapeuta, ai sensi dell'art. 3 della Legge n. 56/1989, è riservata a coloro che hanno conseguito diploma di specializzazione presso una Scuola Universitaria o privata riconosciuta dal MIUR della durata almeno quadriennale, dietro presentazione di apposita domanda.

      MODALITA'
      Alla domanda vanno allegati:
      - certificato rilasciato dalla Scuola in originale, o in copia autenticata dal personale addetto dell'Ordine, o presso un notaio o altro ufficio pubblico abilitato
      - copia di un documento di identità

      Il modulo e il certificato allegato possono essere consegnati a mano oppure spediti tramite invio postale a:
      Ordine degli Psicologi del Lazio
      via del Conservatorio 91
      00186 Roma

      3)Mi pare di aver scritto più e più volte che per diventare psicoterapeuta è necessaria la laurea. E mi pare evidente che serva la laurea. Che altro, sennò?

      4) Si, non tutte le scuole lo richiedono. Infatti ho citato le regole di molte, poi ci sono i singoli istituti. E' un post generale, non uno specifico. E comunque uno psicoterapeuta che non ha fatto un'analisi è come uno scrittore che non ha mai scritto un libro.

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  6. 1) intendevo sottolineare che non è un processo già definito, come espresso dalle prime parole della tua frase, e che, in ogni caso, riguarda solo una parte della psicologia, cioè quella clinica. Ti assicuro che nell’ambito della discussione in corso buona parte degli psicologi non sono affatto favorevoli alla “fusione-confusione” tra medicina e psicologia
    2) mi confermi la confusione tra psicoanalisti e psicoterapeuti (che NON sono assolutamente la stessa cosa). La frase che tu citi è riferita, e anche tu lo riporti, esattamente a quello che dicevo io e cioè alla “annotazione nell’Albo come psicoterapeuta”. L’albo è unico, quello degli psicologi, quando si diventa psicoterapeuti lo si notifica attraverso la procedura che hai citato, ma ribadisco che l’albo è quello degli psicologi. Alcuni approcci e orientamenti (come quello psicoanalitico) si riuniscono in associazioni private, spesso internazionali, ma alla base deve esserci l’iscrizione all’albo degli psicologi, altrimenti, come dici, si incorre in un reato.
    3) … non esattamente: hai scritto che è necessaria la laurea in psicologia clinica (cito: “cinque anni di università con indirizzo clinico”) se avessi letto bene cosa ho scritto avresti capito che la precisazione non era sulla laurea, ma sull’indirizzo. TUTTI gli psicologi hanno diritto di iscriversi alla specializzazione in psicoterapia.
    E, ASSOLUTAMENTE, concordo con il fatto che uno psicologo che non abbia fatto un percorso personale sia come uno scrittore che, non solo, non ha mai letto un libro, ma non l’ha mai nemmeno letto.
    Ciao Carolina, non volevo essere polemica, è che l’argomento mi riguarda parecchio da vicino e alcune affermazioni mi hanno colpito per il loro modo di apparire come assolute… volevo solo restituire ad alcuni fatti la giusta relatività.
    Buon viaggio :)

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    1. Carolina Venturini12 marzo 2012 17:37

      So perfettamente che psicoterapeuta e psicoanalista sono due figure differenti: la seconda delle quali si occupa di psicoanalisi.
      Lo so che molti non sono favorevoli alla fusione della Facoltà di Psicologia e Medicina. Ci sono alcune università che stanno seguendo questo nuova ipotesi e io sono favorevole alla questione perché, per me (ma è opinione personale, sia la medicina che la psicologia ne beneficerebbero.
      Rispetto la specializzazione: lo so molto bene, anche se un indirizzo clinico facilita, piuttosto che un indirizzo rivolto al sociale o alle organizzazioni del lavoro. Tra l'altro conosco una persona che si è iscritta a una scuola di specializzazione come psicologo del lavoro ed è comunque diventato psicoterapeuta.
      L'indirizzo clinico è la via preferenziale per la professione del terapeuta e l'ho citata proprio perché stavo facendo un discorso specifico. Chiaro che non è l'unica via!

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    2. Carolina Venturini12 marzo 2012 18:04

      Comunque, per favorire maggiore chiarezza ho aggiunto alcuni paragrafi esplicativi all'articolo, in modo tale da togliere ogni dubbio (il più possibile).

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    3. ho visto :)

      mi sembra meno "definitivo" ora

      scusami, ma forse è un po' di "deformazione professionale" legata al mio approccio (che è gestaltico) e che mi fa reagire in maniera un po' rigida rispetto a ciò che colgo anche solo lievemente come assoluto... ovviamente è un problema mio :D... aaaaahhhhh quanto lavoro di psicoterapia da fare...
      ;)

      p.s. sto riflettendo sul tuo commento al bambino indaco... mhhh... :)

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    4. Carolina Venturini12 marzo 2012 18:44

      Sei gestataltica anche tu? Anche la persona di cui ti dicevo poco più sopra ha scelto questo indirizzo, anche se ora sta pensando a una nuova scuola di specializzazione junghiana! Abbiamo da lavorare tutte e due. Scusa se ho reagito male, di primo impatto. Per me è importante che ci siamo capite e anche io ho molto da lavorare sulle critiche, non tanto per permalosità, quanto per insicurezza (il mio bisogno di essere perfetta, di cui parlavo qualche post fa, qualche mese fa)... :-) Come dire: work in progress per entrambe!

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    5. ah ah ah

      e ti dirò di più

      oltre ad essere gestaltica (in formazione) sono anche del lavoro e delle organizzazioni :D

      come vedi la lingua batte dove il dente duole e probabilmente il tuo post mi ha colpito per il riferimento spinto alla clinica :D

      perfezionismo :D sapessi quanto ho io da lavorarci :D

      p.s. ti ho risposto sul bambino indaco :D

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    6. Carolina Venturini12 marzo 2012 19:03

      Vorrei spiegarmi, riguardo al riferimento "spinto" alla clinica. Il motivo nasce dal mio desiderio di diventare terapeuta, se riuscirò a passare quel benedetto test e se sarà abbastanza coraggiosa, determinata e ferma nella mia volontà. Il riferimento spinto alla clinica nasce dal non voler "perder tempo" in altre strade, quando so già in partenza che l'indirizzo da prendere, per me, sarebbe solo uno. Questo non significa che per tutti deve essere così! Per carità. E' solo che ho sempre la percezione di essere in ritardo e che siamo già in ritardo su tutto, dalle tecnologie a qualsiasi cosa, come Paese, come cultura, come persone e approcci.
      Va detto anche un'altra cosa: non esistono percorsi lineari, da quel che ho potuto vedere, per arrivare alla psicologia. Io ci sto mettendo molto per giungere all'inizio del percorso e ne ho una sincera e pura paura, perché so che mi cambierà la vita e mi chiederà la pelle (conquistata faticosamente e cucita ad hoc sulle esigenze di protezione nate negli anni passati). Insomma, il mio parlare in maniera quasi assolutista rispetto alla clinica ha come motivazione questa voglia di non "perder tempo", anche se in fatto di psicologia non è mai perder tempo senza significato. C'è sempre un perché, c'è sempre un motivo, c'è sempre un qui e ora e un passato e un agire con sguardo al futuro.

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    7. e io che pensavo che quel test l'avessi già superato

      in bocca al lupo allora!!!

      e, non spaventarti, quello sul perdere tempo è uno dei primi lavori che ho fatto su me stessa durante la specializzazione...

      ... il tempo non si perde e non si guadagna... il tempo passa e noi ci siamo dentro e tutto quello che succede nel mezzo è una risorsa, se vogliamo che lo sia!

      un abbraccio

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    8. Carolina Venturini12 marzo 2012 19:09

      A dire il vero no... perché stavo finendo il master e mi hanno rifiutato in molte università proprio per questo motivo (sovrapposizione di corsi). Senza contare che l'aspetto lavorativo pesa molto ed è determinante: questa laurea è mia e me la pago totalmente da sola, nessuno ci deve o ci dovrà mettere bocca e nessuno sarà autorizzato ad entrarci. :D
      Grazie per l'in bocca al lupo e l'aiuto che mi hai dato... a buon rendere!

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  7. Veronica Mondelli12 marzo 2012 19:31

    È molto bello sentirti parlare di missione. Chi si affida ad uno psicologo, affida a qualcuno un pezzo di sé, qualcosa di delicatissimo. Sentirti partecipare così mi fa pensare che potresti essere una psicologa molto competente :). Anche se è una seconda laurea, immagina che sia la prima: ti vedo molto motivata nella scelta di questo percorso e penso che potresti ricavarne molte cose buone.
    Non ho mai capito la differenza tra psicologo, psichiatra, psicoterapeuta e psicanalista...!

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    1. Carolina Venturini12 marzo 2012 21:15

      La differenza sta tutta negli ambiti di competenza e di azione. Lo psichiatra, per esempio, è un medico e può somministrare medicine, tutti gli altri no. Le varie professioni si differenziano dal tipo di percorso di studi effettuato (psicologo, per esempio, è il laureato quinquennale iscritto all'albo mentre psicoterapeuta ha sulle spalle una scuola di specializzazione in tale professione). L'analista è quello che si potrebbe definire "la vecchia scuola" (passami il termine barbaro), ovvero coloro che prendono come punto di riferimento Freud e Jung e che affrontano una scuola di specializzazione molto molto molto molto particolare. Diversi sono i modi di lavorare, l'ambiente, il lavoro sul transfert e... insomma..ognuno di loro ha un suo mondo.

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  8. per pensare alla seconda dovrei cominciare a pensare anche alla prima di laurea :D scherzi a parte, buon inizio di settimana!

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    1. Carolina Venturini12 marzo 2012 21:12

      Buon inizio settimana anche a te!

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  9. C'entro poco con l'argomento (se non come possibile paziente, probabilmente interessantissimo... :D), ma condivido in pieno l'idea della chiamata o vocazione, perché per me è stato esattamente così con la scrittura...

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    1. Carolina Venturini12 marzo 2012 21:12

      E tu, in questo, sei molto bravo!

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  10. I tuoi post sono sempre delle relazioni dettagliatissime su temi estremamente interessanti.

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    1. Carolina Venturini13 marzo 2012 09:34

      Cerco di dare informazioni e di mantenere in vita una capacità che, per il momento, sul lavoro non ho modo di sviluppare. Faccio uel che posso e spero di essere utile.

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  11. Hai dato molti spunti per chi è interessato. Dopo la mia laurea ho studiato così tanto che avrei potuto prendermene altre 2. Conto invece di fare un altro master prima o poi.

    Un abbraccio

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    1. Carolina Venturini13 marzo 2012 09:34

      Tanti auguri per i tuoi studi!

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