martedì 20 marzo 2012

Punizioni corporali e violenza di vario genere a scuola

Immagine di bambino che piange
Sempre più spesso i telegiornali danno notizia delle punizioni corporali contro i bambini delle scuole elementari o dell'asilo. Ascoltando i fatti, viene da chiedersi se le maestre in questione siano consapevoli di vivere in un'epoca diversa da quella di Edmondo De Amicis, del Pascoli e del Leopardi. Che i metodi di punizione fisica non siano utili, è stato dimostrato in numerose ricerche scientifiche e sociali; così come è dimostrabile che fra le persone che segnano profondamente la vita di un bambino, le maestre occupano un posto speciale nella maggior parte dei casi. Con o senza violenza fisica (o sessuale), sia chiaro. Così come è dimostrabile che la formazione per diventare insegnante non è sempre molto accurata e non ci sono rilevamenti psicologici pignoli. Bisogna dire, però, che in molti casi le maestre che hanno adottato metodi correttivi ottocenteschi hanno età mature, figlie, probabilmente, di costumi e tradizioni formati in un'epoca in cui l'andare dietro alla lavagna inginocchiati sui sassi o fustigati sulle mani con le bacchette era una prassi normale, accettata tanto dai genitori quanto dalla società. Questi fatti di cronaca non sono che la punta dell'iceberg chiamato "Istruzione italiana". 
Voi, in qualità di insegnanti o genitori, che cosa ne pensate al riguardo?

Non sono genitore e non sono maestra, ma se fossi la mamma di un bambino in età scolare sarei estremamente guardinga nei confronti di chi si assume la responsabilità di badare a mio figlio/a per otto ore al giorno. Le mie esperienze con gli insegnanti dell'asilo e delle elementari non sono state idilliache, ma non ho mai ricevuto punizioni corporali o violenze sessuali a scuola di alcun genere. Ciò non toglie una mia naturale diffidenza. Conosco diverse persone che si stanno formando per diventare maestre e quando le sento parlare della loro formazione (specialmente per quanto riguarda la laurea in scienze dell'educazione) rimango spesso allibita. Certo, conoscono molte cose, studiano pedagogia, sostengono esami universitari basati sulla buona riuscita di una recita scolastica realizzata con una classe. Ma mi chiedo quanto siano consapevoli. Si, consapevoli. Di avere a che fare con dei bambini. Di che cosa sia un bambino. Del fatto che una sberla resta. Del fatto che è possibile educare partendo dall'ascolto, per esempio. Bambino, perché fai così? Che cosa mi vuoi dire? Che cosa stai manifestando che non vedo? Che aiuto mi stai chiedendo, con i mezzi espressivi che hai alla tua veneranda età di 5 anni e che io di 50 non comprendo? A volte basterebbe guardare i disegni per capire la natura del problema.

Moltissimi insegnanti hanno accordi commerciali con psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili e via dicendo basati sull'invio dei pazienti "bambini problematici" (ovvero semplicemente vivaci oppure espressione di un disagio familiare più grande di loro). Sembra che per molti la soluzione sia mettere l'etichetta di "problema" al bambino, riempirlo di pillole che castrano la sua vita, per poi chiedersi come mai da adolescente è finito nella droga, quando sono stati loro (insegnanti e genitori e tutti gli interessati) ad avviare dipendenze dannose ai danni della persona. Ecco: se mai dovessi trovarmi davanti un'insegnante che mi consiglia di mandare mio figlio dallo psichiatra perché è "agitato", vorrei tanto avere qualcuno capace di frenarmi in tempo prima di prendere la prima cosa aguzza disponibile e dargliela in testa! 

Ma veniamo a coloro che utilizzano ceffoni e sculacciate per blandire un comportamento scalmanato o irrispettoso. Partiamo da una considerazione base e banale: chi è l'adulto? Che cosa dovrebbe fare l'adulto? Che cosa dovrebbe fare l'adulto che ha scelto l'educazione come professione? Prima di tutto dovrebbe essere consapevole di essere lui per primo un adulto (il ché non è scontato!) e dovrebbe avere rispetto per sé stesso e per la ciurma di marmocchi che ha di fronte (e che ha scelto di avere di fronte). Si possono punire i bambini in tanti modi. Gli si può parlare e gli si può spiegare il perché delle cose. I bambini capiscono più di quanto crediamo; in particolare, capiscono i nostri punti deboli. 
Che cosa vuol dire un'insegnante che perde le staffe e non riesce a controllare la sua pulsione aggressiva e si fa scudo della parola "educazione" per scaricare su un cucciolo di 4 anni tutta la sua frustrazione? Che ha bisogno LEI/lui di aiuto. Psicologico o farmacologico. Non è la classe il problema. 

Non so che cosa voi pensiate al riguardo, ma io vorrei una scuola in cui i bambini siano tutelati. Nelle infrastrutture, negli insegnamenti e dal corpo docente. Se la scuola mi causa un trauma a mio figlio (quale è la logica conclusione della violenza) mi deve ripagare. Forse non ci si rende conto che si ha a che fare con qualcosa di ben più grande di un comando come "Silenzio!". I bambini non sono cani (e nemmeno ai cani va usata violenza). I bambini sono esseri umani in formazione, psicologica innanzi tutto. 
Se un maestro non ha capito questo, la scuola non è il luogo più adatto per lui.

Certo, i "ragazzi di oggi" sono indisciplinati e tutte le solite storie sui giovani di oggi (inclusi i bambini). Ma io credo fermamente che non può esserci alcun tipo di educazione, formazione e istruzione se manca il rispetto e il riconoscimento di essere tutti esseri umani, ognuno con il proprio ruolo e compito da assolvere. Un insegnante che rispetta i suoi alunni sicuramente saprà trovare dei metodi migliori per affrontare anche la maleducazione o l'irruente carattere di alcuni. E' lei/lui che lo deve fare. E' il suo compito. Sfogare la violenza su chi gli è affidato non può generare altro che ulteriori ferite e violenza.

33 commenti:

  1. Rosalia De Vecchi20 marzo 2012 15:39

    nessuna punizione corporale per i bambini, ma il buon esempio degli adulti. Non si educa con la paura, ma con l'amore. E l'amore dovrebbe condurre ciascuno di noi che,o come congiunto o come pedagogo è in un importante rapporto affettivo-educativo col bambino ad assumere e sviuppare il senso di responsabilità nei suoi confronti, lo stesso che dovrebbe farci procederenella direzione dell'autoeducazione permanente, l'unica che ci consentirebbe di far vivere il bambino in un ambiente adatto alla sua educazione.

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    1. Carolina Venturini20 marzo 2012 15:43

      Condivido. Noi adulti siamo da esempio e siamo l'unico esempio disponibile per il bambino, l'unica bussola con la quale riesce a costruire i confini del mondo e le regole che lo caratterizzano. Non è la sopraffazione lo strumento adatto. Anche una rigida educazione al rispetto può passare attraverso il dialogo e mille altri modi più utili. Da parte mia, se un giorno diventerò madre e vedrò qualcuno alzare un solo dito contro mio figlio... ebbene: costui o costei passerà un brutto quarto d'ora! Non lo permetterò nemmeno a mio marito (se mai dovesse averne l'intenzione) e men che meno ai nonni o a chiunque altro. Di violenza ce n'è fin troppa al mondo, che senso ha aggiungerne altra nella vita di una persona, coperti in maniera fittizia dalla parola "istruzione"?

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  2. Veronica Mondelli20 marzo 2012 16:22

    Cara Carolina, con questo tuo intervento sfondi una porta aperta. In primis, per me, chi tocca un bambino, cioè un essere innocuo e innocente che non sa difendersi, merita il carcere a vita. La violenza sui bambini è una cosa che non tollero. Secondo, alcune maestre non capiscono che il periodo che va dai tre ai dieci anni è psicologicamente delicatissimo. Quando si ha a che fare con i bambini, bisogna essere consapevoli che si è risposto ad una vocazione e che si sta vivendo una missione. Io non ho avuto una bella esperienza all'asilo. Non volevo andare a scuola, ero terrorizzata, perché ricordo bene che le maestre ci sgridavano di continuo, se la prendevano con i bimbi buoni e con quelli "più attivi" in egual misura; una mia piccola parente venne privata del cibo per un giorno interno dalla maetra, solo perché non voleva mangiare quel piatto che non le piaceva. E tralascio cose che mi dispiace molto ricordare. So di insegnanti di sostegno terribili... e di maestre elementari che al primo anno, anziché spiegare a leggere e scrivere, spiegano l'analisi del testo, accusando poi i bambini di essere dislessici e mandandoli, a sei anni, dal neurologo e dallo psicologo. Queste sono tutte esperienze che ho vissuto direttamente e che mi hanno lasciata sconcertata. Certo, non si può generalizzare. Ma punizioni corporali (o psicologiche) nei confronti dei bambini a scuola avvengono troppo spesso.
    Da un po' di tempo ho esperienza quotidiana con i ragazzi. Penso che l'insegnante non debba stare su uno scranno e l'alunno in mezzo al fango, perché gli insegnanti, un tempo, sono stati alunni e giovani. La cosa che ho capito è che dipende da come sai prendere i ragazzi: se li ascolti, senza importi, scopri cose stupende. Solo con l'ascolto e la comprensione ci si viene sempre incontro, sia umanamente che scolasticamente.

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    1. Carolina Venturini20 marzo 2012 16:28

      Condivido il tuo pensiero, in toto e mi spiace per quello che hai vissuto. Io non ho mai ricevuto protezione dagli insegnanti. ero spesso presa in giro dai compagni di classe per via del peso (sai com'è: avevo appena perso una figura che al tempo sentivo come genitoriale e il mio modo per sopportare tale perdita era stato il cibo). Quando chiedevo aiuto agli insegnati o quando chiedevo sostegno nel rispondere alle provocazioni (o almeno che mi dicessero come o cosa dire quanto mi insultavano), di solito mi ridevano in faccia. Per loro era divertente. Per me, no.
      Da grande sono stata insegnante per alcuni ragazzi, dando ripetizioni. Ricordo un ragazzino rumeno (15 anni) che era indisciplinato, ma viveva una situazione drammatica qui a Roma. Arrivava sempre in ritardo o, se non veniva, non avvisava mai. Ho provato a parlargli e ho anche usato il modo "duro" di dirgli (dopo 45 minuti di ritardo) che no, la lezione per quel giorno non ci sarebbe stata e che la prossima volta mi avrebbe dovuto avvertire, altrimenti non ci si sarebbe più visti. E' stato un modo per responsabilizzarlo. Ci sono tanti modi per educare dei bambini!

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    2. Veronica Mondelli20 marzo 2012 17:01

      Be', con il tuo allievo hai usato un metodo costruttivo, che è di sicuro efficace! Ricordo che appena misi piede alle elementari il mondo cambiò: le mie maestre (su questo sono stata fortunata) erano molto materne, ma allo stesso tempo in grado di farci crescere in modo positivo. Prima ti ho citato il caso delle maestre che mandano i bambini dal neurologo perché li credono dislessici: le mie maestre, le maestre di una volta, insegnavano cose molto più pratiche a noi bambini, a mettere le mani nei colori, a fare i dettati, a fare le gare delle tabelline e dei verbi. Oggi, alcune maestre hanno perso il contatto con la realtà e sono rimaste sin troppo all'università e secondo me questo non è affatto un bene. Magari sono molto formate, ma rimangono a livelli astratti e l'astratto non è confacente ai bambini. Io mi sono trovata di fronte ad una bambina di sei anni che aveva difficoltà a leggere. Era seguita dallo psicologo, dal pedagogo e dal neurologo di un centro della mia città. I genitori erano distrutti, pensavano che la figlia fosse realmente malata, ma ti assicuro che non era così: doveva solo fare pratica. Certo, il discorso è complesso: le classi sono numerosissime e gli insegnanti non sempre ce la fanno a seguire tutti. Ma con i bambini non si può perdere il contatto con la loro realtà o li si rovina.

      Se ti può consolare, la presa in giro a scuola ha colpito anche me (non sono così alta...). Ogni tanto, adesso, mi trovo di fronte a litigate da mercato rionale per prese in giro e scherzi idioti: è difficile gestirle, basta però saper difendere la parte lesa. Mi accorgo che tantissimi ragazzi si trovano al centro di situazioni familiari complicatissime che si riversano nella scuola. Inutile a quel punto aggredirli ancora di più. Ascoltarli è la cosa migliore e più appagante.

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    3. Carolina Venturini20 marzo 2012 17:05

      Non posso che applaudire ogni tua parola. E condivido quanto dici rispetto l'astratto. La perdita della concezione di realtà è un sintomo di malattia. Portare un bambino in questo mondo schizofrenico o psicotico vuol dire spianare la strada a problemi ben più gravi di un semplice e momentaneo calo di rendimento scolastico! Credo che la difficoltà nel rapporto con la realtà sia un problema degli adulti, non solo degli insegnanti. I bambini, gli alunni, i figli sono loro stessi espressione dei conflitti all'interno dei quali si ritrovano senza mezzi per comprendere ciò che succede, senza strumenti per descrivere le loro paure a parole, senza luoghi in cui chiedere aiuto perché, magari, quelli a cui pensano sono esattamente quelli più pericolosi per loro...

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    4. Veronica Mondelli20 marzo 2012 17:20

      Esattamente, brava, Carolina: hai centrato il punto, sei risalita all'origine del problema. L'adulto e la realtà.

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  3. Il tema e' complesso e per niente facile. Ogni situazione deve essere monitorata in quel contesto, in quel momento e in quella situazione. Sono mamma ed ex maestra. Ancora oggi ho periodicamente contatto con i ragazzi, per scelta e al di fuori di quello che e' il mio lavoro abituale. MI piace e non nascondo che quando un ciclo finisce io piango e anche i ragazzi piu' piccoli .... quelli piu' grandicelli mostrano piu' contegno di me. Sono contraria alle punizioni corporali, ma sono ugualmente contraria e indignata con i genitori che agrediscono i prof all'uscita della scuola e con i genitori che aizzano i figli contro quest'ultimi. Di solito ho sempre condiviso il piano educativo dei mie figli con i loro insegnanti. Abbiamo lavorato in armonia sostenendoci a vicenda per una riuiscita ottimale. Non ho mai aizzato i miei figli contro i loro insegnanti e alla bisogna (per fortuna 1 sola volta e non x punizioni corporali) sono ricorsa a vie gerarchice superiori. Tutt'ora sono costantemente in contatto con i soggetti impegnati nell'educazione dei miei figli e concordiamo costantemente i percorsi. COncordo col fatto che non esiste un sistema di selezione per il personale docente e non e questo e' un grosso deficit.

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    1. Carolina Venturini20 marzo 2012 16:31

      Anche io non condivido il modo violento dei genitori di approcciarsi agli insegnanti. Ho la sensazione che sia un cane che si morde la coda. Manca la fiducia e il riconoscimento dei ruoli e la collaborazione reciproca, in certi casi. Che ne pensi? Non credo che aizzare i ragazzi o i bambini contro gli insegnanti sia utile a qualcuno o a qualcosa. Produce danno tanto quanto uno sberlone in viso.
      Ci sono tanti modi per affrontare le difficoltà! Soprattutto quando i contendenti sono adulti!

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  4. Ivo Serentha and Friends20 marzo 2012 16:45

    Fortunatamente la stragrande maggioranza degli insegnanti non adotta dei metodi violenti nell'insegnamento,ci mancherebbe,direi che al contrario di alcuni decenni fa,i bambini sono meno remissivi e parlano dei soprusi in famiglia,gli eventuali nodi vengono al pettine piu' facilmente.
    La violenza coinvolge entrambi le sponde,nei fatti questa e' una societa' che si vergogna del sesso,ma non fa una piega,anzi e' molto permissiva per cio' che riguarda la violenza,dal punto di vista televisivo e cinematografico gli esempi non sono difficili da reperire.

    Grazie della visita e del commento su Freedom

    A presto

    && S.I. &&

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    1. Carolina Venturini20 marzo 2012 16:48

      E' vero anche quanto dici: c'è meno remora nel denunciare atti illeciti. Lo stesso vale per le donne, anche se è ancora lunga la strada. La nostra società ha un rapporto particolarmente malato con il sesso, eppure è ovunque, anche dove non dovrebbe. La violenza impera nei film, nella tv, nei giornali e dove più ti pare e piace, ma avrebbe anche un senso se non fosse solo l'unico mezzo di comunicazione efficace in molte occasioni...

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  5. Giulio GMDB©20 marzo 2012 17:36

    Il bravo insegnante è quello che sa imporsi con la sua sola presenza e non ha bisogno nè di alzare la voce nè tantomeno di alzare le mani... Purtroppo insegnanti così ce n'è uno su 100 o anche meno...

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    1. Carolina Venturini20 marzo 2012 21:00

      Già. Si chiama autorità.

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  6. trovo che le punizioni corporali siano totalmente inutili. Qualche schiaffo me lo sono preso anche io, ma dai miei genitori, certamente non da maestre o simili...

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    1. Carolina Venturini20 marzo 2012 21:00

      Anche io le ritengo inutili, tanto da parte degli insegnanti quanto da parte dei genitori.

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  7. I bambini sono l'ultima cosa bella e pura rimasta nel mondo, ma nel nostro mondo sembra non esserci né amore né spazio per loro: li si maltratta negli asili, li si deruba dell'infanzia sessualizzandoli precocemente con la stupida e schifosa moda infantile, per non parlare dei pazzi maiali nazisti che addirittura gli sparano... ma dove sono finiti gli Angeli Custodi?

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    1. Carolina Venturini20 marzo 2012 19:46

      Gli Angeli Custodi sono archetipi e sono figure chiamate in causa nei momenti "di comodo". Nella realtà ci sono persone. Persone con lati positivi e lati negativi, parti sane e parti ammalate (più o meno gravemente). Non serve un angelo custode per avere rispetto di un bambino e non serve strumentalizzare il dolore di un bambino per aizzare una guerra tra adulti.

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    2. quasi inutile precisare che li intendevo anch'io come figura simbolica e astratta: non sono per nulla religioso... :)

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    3. Carolina Venturini21 marzo 2012 11:30

      Ci siamo capiti. :-)

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  8. Antonio Pandolfi20 marzo 2012 22:36

    Io vorrei... cose belle, per tutti.

    Per le mie figlie, bambine oggi e adulte domani, che siano accompagnate da persone vive e piene di entusiasmo. Che insieme a loro siano persone, prima che lavoratori.
    Per uomini e donne che insegnano nelle scuole primarie, che siano formate adeguatamente prima di entrare in classe e - raggiunta un'età in cui le forze per reggere una classe di piccoli ardenti cominciano a mancare - siano accompagnati a fare altro. Prima di ritrovarsi, anche al di là delle intenzioni, ad usare violenza.
    Per i genitori come me, che trovino orecchie per i loro limiti e suggerimenti per i loro dubbi - nel personale della scuola (ma in che orario?) nella rete del vicinato (ma quando, se siamo tutti sempre al lavoro?) nei familiari

    Cosa vogliamo ? Vogliamo TUTTO - mi pare si dicesse qualche tempo fa.

    E può valere ancora, se ognuno ci mette un po' del suo tempo e delle sue energie. Perché costa tempo ed energia, presidiare (la scuola, in questo caso) ed aiutare/ci ad essere migliori. Riconoscendo e rispettando i ruoli di ciascuno, aiutandosi genitori ed insegnanti in caso di errore (càpita, ad entrambi). Ma non vedo altre strade.

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    1. Carolina Venturini21 marzo 2012 09:23

      Condivido il tuo pensiero!

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  9. Assolutamente d'accordo sul fatto che non sono neanche da prendere in considerazione le punizioni corporali né qualsiasi tipo di violenza sia nei confronti dei bambini che nei confronti degli insegnanti. Però, ecco, non vorrei che non si trattasse affatto di un fenomeno a largo raggio, semplicemente sono notizie che stuzzicano la morbosità della gente e quindi vengono pubblicate e riprese e arricchite di particolari. Intendo dire che per una maestra che agisce in modo deprecabile - e tutti ne parlano - mille maestre che si comportano come si deve vengono tranquillamente sottaciute. Dico questo perché per volontariato da anni frequento le scuole, soprattutto di bimbi a rischio di un po' di tutto e vedo un'abnegazione e un'attenzione da parte delle maestre che mi stupiscono ogni volta.

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    1. Carolina Venturini21 marzo 2012 09:25

      Guarda, non ho alcuno strumento per quantificarti in maniera precisa quanto sia diffuso questo fenomeno a livello locale e nazionale. Non credo siano episodi isolati, credo che stiano emergendo lentamente, come in altri casi. Poi, per carità: ci sono insegnanti che dedicano tutta la loro vita e oltre ai ragazzi e ai bambini e lasciarle è difficile!

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  10. Credo che tutti, genitori e insegnanti, dovremmo fermarci un attimo e guardarci negli occhi. Ho tre figlie di diverse età e ho sempre collaborato con la scuola, da rappresentante di classe e/o di istituto. Negli anni ho visto deteriorarsi la fiducia tra famiglie e scuola. A danno dei ragazzi. Un insegnante è credibile, autorevole e seguito quando vale, quando è coerente, quando si percepisce che quello che fa non è fatto solo per la pagnotta a fine mese. Ma le famiglie non possono demolire il lavoro che l'insegnante fa. Quando un insegnante è esigente con un ragazzo e pone limiti e regole che vanno osservate, non possiamo difendere a oltranza i nostri "cuccioli" e dare sempre la colpa agli altri. Dobbiamo riconoscere che anche i nostri figli possono sbagliare e dobbiamo aiutarli ad assumersi le loro responsabilità. Dobbiamo anche capire, però, che gli insegnanti sono esseri umani come noi, con pregi e difetti, fragilità e punti di forza.
    Quello che manca, nella scuola italiana, è una valutazione serena di meriti, metodi e contenuti.
    Mia figlia è al liceo e si trova insegnanti che, in alcune materie, avrebbero urgente bisogno di un ripasso approfondito (per non infierire...). Che credibilità ha un insegnante che non sa? Nella migliore delle ipotesi quello che dice entra da un orecchio ed esce dall'altro e nessuno gli dà retta. E' solo colpa degli studenti indisciplinati? Però il preside ha le mani legate. L'insegnante è di ruolo e non si può fare nulla. Sono queste alcune delle storture che rovinano la scuola.
    Perdona lo sfogo. E' la prima volta che passo da te, ma questo argomento mi interessa moltissimo.
    Elena

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    1. Carolina Venturini21 marzo 2012 09:47

      Cara Elena,
      innanzi tutto benvenuta e sentiti pure libera di esprimere il tuo pensiero in tutto lo spazio che ritieni opportuno, senza timore.
      Affronti un tema delicato. Se ci soffermiamo un attimo, possiamo notare che questo disconoscimento dei ruoli inizia in famiglia.
      La mamma dice: "Togliti le scarpe!"
      Il papà dice:"No, tienile pure!"
      E avanti così per tutto.
      Come possono, due persone, due genitori immersi in questo meccanismo di s onferme e deterioramento dell'autorità dell'altro, avere rispetto oppure accettare che un docente faccia il suo lavoro?
      Infatti, è vero: i figli di tutti possono sbagliare. Succede a tutti di essere maleducati, almeno una volta nella vita. Succede di non fare i compiti, succede di aver bisogno di un secco "No!".
      Altro discorso importante è quello della credibilità e delle mani legate della scuola. Possibile che siano tutti vittime?

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    2. Sfondi una porta aperta. Da anni io e mio marito operiamo, come volontari, a stretto contatto con le coppie di futuri sposi e le neo-famiglie. Non hai idea di quanti conflitti si creino per incapacità di dialogare, per egoismo, perché nessuno ci ha educati/abituati a riconoscere i nostri errori e a chiedere scusa. E da lì ripartire per migliorarsi.
      Pretendiamo che gli altri (a cominciare dai familiari) si comportino come dei supereroi sempre perfetti, e abbiamo mille giustificazioni a nostra discolpa.
      E' un discorso lungo. Sono convinta che le famiglie vadano aiutate e il primo passo potrebbe essere quello di non demonizzare la fatica. Tutto ciò che conta davvero si ottiene lavorandoci, con il tempo e la tenacia. Il tutto e subito è nemico della crescita di qualsiasi persona.
      Grazie per il tuo passaggio.

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    3. Carolina Venturini21 marzo 2012 10:54

      Secondo me è anche una questione di potere e prevaricazione. Ne ho idea, cara Elena, perché sono molto vicina all'ambiente psicologico e sento spesso storie da brivido al riguardo.

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  11. Mi viene in mente un passaggio della Lettera a una professoressa, in cui i ragazzi di Barbiana raccontavano delle legnate che ricevevano se non erano disciplinati, e che il dolore di una legnata passa in dieci minuti, mentre per una bocciatura a volte non prendi il diploma e resti handicappato a vita. Sono d'accordo, nonostante io sia contrarissimo alle punizioni corporali, che non sono altro che un atto di vigliaccheria estrema, di chi non sa farsi valere con la sua autorita' e alza le mani su chi non puo' difendersi.
    Sono un po' indeciso, invece, se sia giusto difendere troppo (bada ben: troppo) i bambini presi in giro dai compagni. Secondo me e' giusto che le cose che riguardano i bambini rimangano tra di loro, e che un bambino impari a farsi rispettare: quando sara' adulto non potra' piu' chiamare la mamma o la maestra.
    Piuttosto, credo che la violenza peggiore - peggiore anche delle punizioni corporali - siano le prese in giro che vengono dall'autorita', appunto. Se tanti studenti, anche all'universita', si vergognano a chiedere ai professori, e' perche' fin da bambini sono stati abituati che non bisogna fare domande stupide, altrimenti tutti ridono di loro. Ma non esistono domande stupide, e se ridono del bambino curioso i compagni, e' perche' per primo ride di lui il maestro.

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    1. Carolina Venturini21 marzo 2012 11:45

      Vedi, Marco. Non tutti i bambini hanno gli strumenti o sanno come farsi rispettare. Avere accanto qualcuno che almeno ti ascolti, non dico ti aiuti, ma almeno ti ascolti, sarebbe già un passo avanti. Il mondo degli adulti e dell'arrangiarsi per sopravvivere arriva fin troppo presto! Aiutare un bambino ad imparare a difendersi è un dovere dell'adulto. Fa parte delle consegne da grande a piccolo in materia di saggezza e di "stare al mondo". Se non gli insegni tu, a difendersi, chi lo farà? Come imparerà? Quali esempi prenderà come riferimento, se non ci sarai tu, genitore o insegnante, ad aiutarlo?
      Non si tratta di dare la pappa pronta e non si tratta di deresponsbailizzare. Si tratta di aiutare, accompagnare, lavorare sulle risorse e sulla fiducia.
      Un bambino lasciato a sé stesso è un bambino che cresce credendo che a nessuno importi di lui e che nessuno ha a cuore il suo stare male. Che adulto sarà?

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    2. Certo che bisogna ascoltarli. Ma per l'appunto, e' giusto che noi diamo loro gli strumenti per difendersi, non che li difendiamo noi ogni volta. Quantomeno se si tratta di scherzi o prese in giro, che piaccia o no fanno parte del gioco.

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    3. Carolina Venturini22 marzo 2012 14:41

      Credo che bisogna dare gli strumenti, prima di lasciare soli.

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  12. Toccare i bambini è da vigliacchi, maledetti. Per me è come prendersela con un anziano, o con un animale. E' la prepotenza dei deboli...

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    1. Carolina Venturini22 marzo 2012 14:42

      Lo sono, infatti. Deboli.

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