venerdì 20 aprile 2012

Alcuni volti dell'editoria italiana

L'editoria italiana ha molti volti. Di recente, l'attenzione e i riflettori vengono puntati contro gli editori a pagamento (EAP), lasciando in ombra quanti vivono con la stipula di contratti fasulli, lavoro nero, false rendicontazioni e mancati pagamenti, false dichiarazioni, stage senza speranza e formazione, irregolarità di vario genere e diritti d'autore non rispettati. L'editoria italiana non è solo la stima dell'analfabetismo cronico del nostro Paese, la percentuale di vendita degli ebook, l'elenco o le classifiche dei "migliori" best seller-meteore del momento, le collane raffazzonate, le traduzioni con i piedi per aria oppure la proliferazione di print on-demand senza futuro. L'editoria italiana si contraddistingue nel marcio (di cui i concorsi letterari e le finte agenzie letterarie sono parte in causa) e nelle rare isole di luce, quei piccoli o grandi marchi che prendono sul serio questo lavoro. 

Se non amassi la scrittura (e non aspirassi a diventare una scrittrice, un giorno) metterei una pietra sopra agli editori, all'editoria e a ogni forma correlata, di qualsiasi risma sia.


La Facoltà di Lettere in Italia non insegna nulla agli aspiranti scrittori. Non esistono esami che ti impongano lo studio di norme precise che interessano l'autore, la sua opera e quello che dovrebbe diventare il suo lavoro futuro. Non esistono esami che trattano il lavoro specifico dello scrittore. E la cultura d'impresa. Uno scrittore è un lavoratore autonomo. Quali sono le tasse che deve pagare? Quando? Un autore deve sapere, deve avere basi di cultura d'impresa. Lui è la sua impresa, così come i suoi libri sono il suo prodotto e la sua firma è il suo marchio e il suo brand. 

I laboratori di scrittura creativa universitari sono fin troppo spesso una fucina di pubblicazioni che andranno a rimpolpare il curriculum e la gloria del professore di turno. Nel mentre: la sostanza dov'è? Chi insegna agli aspiranti scrittori quali sono i loro diritti? Chi li aiuta a conoscere il mondo popolato da squali e furfanti che li attende non appena faranno partire le loro opere in pacchi destinati agli editori?  Poi è facile giudicare. E' facile dire: "Ah, che scemo quello! Ha pagato 400,00€ per iscriversi a un concorso letterario!". Chi si prende la briga di insegnare e di trasmettere a una popolazione di ipotetici narratori e cantastorie come riconoscere la truffa, oltre la pompa magna di roboanti esclamazioni di intenti? 

Prima mi sono soffermata sulla Facoltà di Lettere perché è principalmente questa la fucina che si occupa di letteratura, in tutte le sue forme. I corsi di laurea che includono anche la scrittura creativa quanto sono professionalizzanti e quanto sono selettivi? Quanti di questi forniscono strumenti idonei e funzionanti per gestire la propria esperienza nell'editoria del nostro Paese? Non lo so. E' una domanda.

L'Italia dei santi, poeti e navigatori non da alcuna importanza a questo lavoro creativo. Lo scrittore non è altro che un pollo da spennare, sia esso personaggio pubblico famoso, esordiente squattrinato, avido narcisista di passaggio. Il giovane free-lance, il laureato che sogna la carriera giornalistica, il pensionato che pubblica le sue sillogi. Tutti sono potenziali polli da spennare.

I compensi destinati agli scrittori gravitano intorno ai pochi centesimi in molti casi, nonostante il prezzo di copertina possa considerarsi esoso. Ci sono autori che percepiscono 0,20€ su 20,00€ di prezzo di copertina e non è raro che debbano sudare settantasette camice per ricevere i compensi che gli spettano di diritto. Ci sono scrittori che devono andare in tribunale per vedersi riconosciuto il loro giusto corrispettivo per le vendite dei loro libri; per non parlare di quanti si vedono utilizzare la loro opera senza ritegno, senza informazione, senza richiesta di permesso. Un sinonimo adatto a molte tipologie di "case editrici" potrebbe essere proprio "venditori di fuffa (o truffa)".

Il fatto, poi, che gli editori stiano prendendo bellamente in giro l'esercito di aspiranti e gli italiani stessi è dimostrato anche dalla quantità di inutile carta straccia propinata sugli scaffali delle librerie come imperdibile romanzo del secolo. Non vi sentite trattati da stupidi quando entrate in una libreria in franchising? Non vi sentite presi in giro quando scorrete gli scaffali e vedete sempre i soliti titoli, sempre le solite firme, sempre le solite idee? 

Come se fosse vero che non c'è di meglio. Come se fosse vero che "il mercato vuole solo opere da deficienti". Come se fosse vero che il pubblico italiano non sia in grado di apprezzare anche qualcosa di più sostanzioso, anche laddove si tratta di narrativa di evasione o ricette di cucina oppure ancora giardinaggio. Come se il mondo non fosse pieno di milioni di altri argomenti più interessanti dei vampiri identificati come "fantasy" o di approcci all'economia più interessanti del giornalista italiano di turno o degli opinionisti da salotto. Come se il panorama internazionale non fosse stracolmo di romanzi che meritano la traduzione e la diffusione anche nella nostra meravigliosa lingua. Quanto lavoro ci sarebbe per i traduttori, se solo a qualcuno importasse! Ne avrebbero fin sopra i capelli e potrebbero essere tutti impiegati in quest'opera colossale di cultura. Se a qualcuno importasse, chiaro. Non ditemi che questo è ciò che vogliono gli italiani. Se si vende poco, magari questa scarsità di acquisti potrebbe anche derivare dall'inettitudine delle proposte editoriali, culturalmente vuote, lontane mille miglia dalla letteratura.

L'editoria italiana prospera in questa ignoranza, mentre la Guardia di Finanza fa i blitz nelle gelaterie e si disinteressa di quanti vengono sfruttati, derubati o calpestati nei diritti fondamentali. Quanti controlli vengono effettuati nelle redazioni dei giornali per valutare quante persone sono sotto retribuite, quanti free-lance sono tenuti senza contratto, quanti professionisti lavorano pur senza alcuna garanzia, quanti sono licenziati su due piedi perché entrano in maternità oppure devono accudire un parente ammalato?Quanti controlli vengono effettuati ogni anno dalla GDF nelle case editrici grandi e piccole per vedere se il dichiarato corrisponde realmente? Ho la sensazione che siano molto pochi. Forse nulli? 

L'editoria italiana non è solo EAP e lo scrittore emergente affronta problemi ben più corposi dell'editore che si propone come copisteria (pensando di fare il furbo, ledendo se stesso nella realtà dei fatti). Uno scrittore emergente non può fidarsi dell'editore, nella maggior parte dei casi. E' pacifico che sarà ingannato, in un modo palese o più nascosto. Le parole non hanno valore. In Inghilterra, un tempo, la parola data era sacra. In Italia, anche il mettere per iscritto un accordo non ha importanza, salvo nelle aule di Giustizia. Ma come si può pensare di aumentare la qualità delle proposte letterarie, come si può pensare di invogliare gli italiani alla lettura, come si può solo immaginare di poter competere con la letteratura del mondo odierno quando c'è assoluta avidità di guadagni illeciti, di inganni e di finte prospettive?

Le start up editoriali sono già vecchie. Nascono vecchie. Poco o nulla degli autori italiani riesce a superare i confini di Gorizia, di Aosta, di Cagliari e di Bari. Noi, come mentalità, come reattività, intraprendenza ed idee siamo vecchi, sorpassati e bloccati. Dobbiamo scrollarci di dosso strati e strati di indifferenza, campanilismo e avidità per sperare, un giorno, di tornare competitivi nella letteratura, nella cultura e nell'economia. Perché, non dimentichiamo: la cultura è parte dell'economia e del nostro PIL, anche se a noi non interessa.

19 commenti:

  1. Complimenti, un'analisi molto accurata e "spietata" (nel senso positivo del termine) della situazione del mondo editoriale. Concordo su tutto e purtroppo ho toccato personalmente con mano la maggior parte di quello che dici. Se non fosse che anche io tengo moltissimo alla scrittura, perderei completamente la voglia di scrivere, di fronte a questa realtà...

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    1. Carolina Venturini20 aprile 2012 16:53

      Anche io ho toccato con mano questa realtà, sia come lavoratrice free-lance, sia come aspirante scrittrice, sia come partecipante di concorsi letterari e via dicendo. Ho capito che non voglio diventare giornalista e che mi basta scrivere sul mio blog o per i siti web. Sono mondi che mi disgustano. Spero di ritrovare la stima, con il tempo.

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    2. Te lo auguro davvero. Io lavoro come giornalista ma lo considero un lavoro come un altro. Quello che conta è quando si scrive per passione...

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    3. Carolina Venturini20 aprile 2012 17:00

      Infatti: quello che conta è scrivere. :-)

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  2. Dal giornalismo son fuggito anch'io a gambe levate a 23 anni... Dalla narrativa non potrei neanche volendo: è qualcosa che scorre nel mio sangue. Speriamo bene, perché il contorno è in effetti a dir poco da PAURA...

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    1. Carolina Venturini20 aprile 2012 18:59

      Nemmeno io riesco fisicamente a lasciare la scrittura. E' come se fosse una mia mano.

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  3. Alessandro De Vecchi20 aprile 2012 18:44

    quanto è vero! ho nel cassetto 28 porposte di pubblicazioni... tutte a pagamento.. alla fine mi sono autopordotto con "ilmiolibro.it" che non ti distrubuisce in libreria ma stampa in cartaceo e ti da la possibilità (gratuita) di vendere il tuo libro cartaceo tramite intenet a chi lo vuole prenotare :)

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    1. Carolina Venturini20 aprile 2012 19:00

      Conosco "Ilmiolibro.it", così come Lulu.com e vari altri siti di auto pubblicazione. Mi rimangono dei dubbi, anche se in alcuni casi è una soluzione più che adatta

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  4. Questo tuo post è una perla ed alla domanda "il mercato vuole solo opere da deficenti?" rispondo no assolutamente no (anche se quando lavoravo in libreria vendevamo un sacco di libri su angeli, persone che si risvegliano dal coma e falsa spiritualità, vedi libri scritti da personaggi famosi che ad un certo punto scoprono Dio; per citarne alcuni Legrottaglie, Albano, Brosio ecc.).
    Probabilmente la gente è stata educata alla bassezza culturale, quanta pubblicità è stata fatta ai libri della Parodi? (giornalista fallita che ha trovato spazio in tv grazie ai contatti famigliari)quanta ne è stata fatta ai libri di Montersino o delle sorelle Simili? (professionisti nel loro campo).
    Anche sul fantasy si potrebbe scrivere molto, perchè non tutto il fantasy fa schifo, anzi esistono delle vere perle.
    Di politica ed economia non parliamo che è meglio, adesso pure Giorgia Colombo si occupa di politica, no comment!

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    1. Carolina Venturini21 aprile 2012 10:42

      Di esempi se ne possono fare tanti, in effetti. A me, per esempio, anche interesserebbe la storia delle religioni e via dicendo. Ma cosa si trova in libreria al riguardo? Se uno volesse approfondire l'archeologia, per esempio, a chi si rivolge? Oppure la biologia, oppure ancora la fisica quantistica o anche solo la cucina da un punto di vista scientifico, ovvero nutrizionale, medico?

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  5. EserciziDiLettura21 aprile 2012 14:36

    Sei stata capace di dire...pardon, di scrivere, quello che io ho dentro da tanto ma non riesco a sputare. E non per paura o vigliaccheria, ma solo perché questo "maledetto" amore per i libri, la lettura, la letteratura, la scrittura (fratelli e sorelle gemelli) mi ha talmente consumato che non è rimasto più un briciolo di forza (che tu invece hai ancora, e per questo ti ammiro sinceramente). L'università (la "facoltà di lettere" con le lettere in minuscolo), gli stage, le collaborazioni, i corsi, ricorsi, rincorsi e concorsi mi hanno fatto già sputare tutto (entusiasmo, sangue e non solo metaforicamente parlando) che credo dentro di me di essere rimasta vuota, arida. Di non avere più niente da dare, di non avere più forza.
    Mi è rimasta solo la forza per il mio piccolo, piccolo blog, il mio rifugio, il posto in cui vado a riposare per sognare che tutto quello che ho fatto non è stato uno stupido, sterile, vano spreco della mia vita. E' solo un sogno, lo so benissimo, ma se non lo sognassi impazzirei.

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    1. Carolina Venturini22 aprile 2012 20:10

      Ti ho letta e l'unico pensiero è stato: NO!
      Non permettere che ti sia tolta la vita e non toglierti la vita così, tu stessa. Salva le particelle di passione, cambia la terra in cui le semini, dagli acqua, sole, parlagli e ascolta quel che ti dicono. Ma non permettere che questo mondo di ladri ti tolga un anelito di vita così importante come solo la letteratura e la scrittura sanno generare. :_)

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  6. Io per un po' ho seguito "Lettere e Filosofia" alla Sapienza e credimi ne sono rimasta delusa profondamente...dal posto,dai professori,da un insegnamento superficiale e vuoto...

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    1. Carolina Venturini22 aprile 2012 20:08

      Lettere de La Sapienza ha una fama molto negativa. Tra la politica, gli studenti-combattenti-pugno-alzato, i professori non tutti e non sempre di livello, la segreteria che non funziona e via dicendo... in molti si lamentano, dentro e fuori la rete. Ma conosco anche persone che si sono trovate bene, almeno nei corsi di comunicazione.

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  7. Mauro Corona dice che gli editori investono solo se fa comodo. Adesso investono solo su libri di cucina...

    Bacio

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    1. Carolina Venturini22 aprile 2012 20:07

      La mia domanda è: solo così si possono generare incassi?

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  8. Conosco questa problematica indirettamente, attraverso amici che hanno tentato e tentano di farsi strada in questo settore. Per quello che so, la tua analisi sembra corretta. Certo, l'editoria è solo lo specchio di come funzionano le cose in Italia (e non solo); purtroppo non sono i settori che non funzionano ad essere l'eccezione, lo sono quelli che funzionano.

    www.wolfghost.com

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    1. Carolina Venturini22 aprile 2012 20:05

      Non vi è alcun dubbio. L'editoria è un volto dell'Italia. E non ho nemmeno citato i danni che il finanziamento pubblico produce, secondo me, nell'editoria stessa, quanto la limiti e quanto la mantenga in una situazione di "comodità". Perché viene permesso una scellerata apertura di case editrici. Ce ne sono come funghi. Ma cosa fanno, cosa propongono, quanta incidenza, quanta qualità propongono? Quanto mercato hanno, in quanto tempo chiudono, quante persone sanno della loro esistenza?

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  9. il successo di un autore esordiente che pubblica con un grosso editore è costruito a tavolino dall'editore stesso vedi ACCIAIO LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI e tutti sbavano, inciampando nelle pile di romanzi poste all'ingresso delle librerie di grido. Trovo, e qui propongo una mezza soluzione, materiale ben migliore girando le fiere di media e piccola editoria. L'autore esordiente, come me, che pubblica con un piccolo editore, sottosta a qualche regola e cercherà di tirare fuori il meglio da un'esperienza spesso in bilico tra il positivo e il negativo. E' un argomento vasto e molto interessante, grazie per averne parlato. baci

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