sabato 14 aprile 2012

Diario - Il primo mese di servizio civile

Logo del Servizio Civile Nazionale
Inauguro una nuova rubrica mensile del blog. Si chiama "Diario" e racconterà l'esperienza di questo anno di servizio civile. E' un momento di vita così particolare: sto andando incontro ad esperienze forti, che già mi stanno cambiando. Per questo ritengo importante lasciarne traccia, condividendo con voi questi momenti di crescita e di lavoro. In queste ultime quattro settimane ho iniziato la formazione e l'affiancamento. Di pari passo con l'avvio del servizio civile mi sono arrivate tre proposte di lavoro, tutte ancora da concretizzare, per le quali, però, ho già iniziato a spendermi, anche se con il freno a mano tirato (memore delle recenti e diffuse fregature su più fronti). Ho rallentato il ritmo di pubblicazione di articoli su questo blog perché mi manca il tempo o, in alcuni casi, quello di cui vorrei parlare non è adatto al web. Ecco, quindi, la prima pagina di diario del mese a cavallo fra marzo e aprile.


Gli ultimi scampoli d'inverno sono coincisi con la ripresa in mano del mio romanzo e la ricerca di testi idonei al Progetto Oriana Fallaci. Ho passato molte ore a studiare, scrivere, prendere appunti, riflettere, valutare, soppesare, cancellare, rivedere. Ho scritto molto, sospingendo in avanti la storia fino a dove me la sentivo. Alterno la stesura con la ricerca di esempi, romanzi dal tema simile, per cercare di capire come gli altri scrittori hanno risolto i dilemmi che mi trovo ad affrontare. I miei sogni mi guidano nel percorso personale che ho scelto e che, inevitabilmente, influenza anche la scrittura. Proprio quando avevo ripreso il ritmo è giunta la comunicazione dell'inizio del servizio civile. Ancora non abbiamo contratto o retribuzione, ma la formazione e le giornate di affiancamento sono dei momenti validi di apprendimento.

La scorsa settimana vi ho parlato dei diritti del malato di cancro. Questo tema è uno dei principali snodi cruciali della nostra formazione e lo studio delle norme che regolano i diritti del paziente mi sta aprendo gli occhi su una realtà che sentivo "lontana". Esistono, infatti, delle strade per vedersi riconosciuti i propri bisogni ed è possibile fare leva sulla legge italiana perché questi diritti vengano rispettati anche nell'ambiente lavorativo. Durante le giornate di affiancamento ho incontrato alcuni pazienti oncologici di persona. E' stata un'esperienza molto forte. Ieri, in particolare. Mi ha colpita tanto che stanotte non sono riuscita a dormire.

Una famiglia latinoamericana è venuta in sede per chiedere informazioni specifiche sui diritti del malato. La persona ammalata era una ragazza della mia stessa età. Diversi tipi di tumore. Tutti molto grandi. In tutto il corpo. Sull'urgenza della situazione non vi erano dubbi. Non vi so dire che cosa è stato più forte. Tutto lo è stato. Ho chiamato a raccolta tutte le mie conoscenze pregresse sulle popolazioni latinoamericane e, dopo aver guardato negli occhi la mamma della ragazza, ho sentito che forse, se le avessi parlato in spagnolo, avrei potuto fare qualcosa per lei. Lo spagnolo è un veicolo di "casa", di "terra", è quasi una sorta di rassicurazione. Così ho fatto. Ho lavorato in team ed è stata la risorsa più importante che io potessi avere in quel momento. Tutte e tre le mie colleghe sono state eccezionali e il fatto stesso di non sentirmi sola mi ha aiutato a "stare" nella situazione. Prima di andare via, tutti i membri della famiglia ci hanno abbracciato di slancio ed è stato veramente difficile non piangere. Mi sono sentita impotente. Potevano bastare i libretti e i dvd come aiuto? Avrei voluto fare di più. Ma non era possibile. La ragazza ha la mia età. E' stato molto forte.

Vi dico anche che non ho mai lavorato in team così. Lavorare in gruppo in una redazione di giornale non è la stessa cosa. Nemmeno in un'aula di università. Ieri siamo state unite, ci siamo confrontate, ci siamo prese il tempo per respirare, non viste, per confrontarci, per chiarirci e coordinarci, per ricompattarci e fare fronte comune nell'interesse del paziente e nostro, per non essere fagocitate in un dolore enorme. Questo insegnamento e questa esperienza vissuta hanno un valore molto grande. L'ora di cena si avvicinava, così come l'ora di chiusura dell'associazione. Mi sono resa conto di una cosa sbalorditiva, mai vissuta con nessuna redazione e in nessun altro lavoro svolto prima (tranne le ripetizioni in Friuli): ho sentito che il mio lavoro aveva avuto un valore. 

Ho aiutato delle persone concretamente e nessuno è venuto a disfare o utilizzare il mio lavoro a mia insaputa, nessuno ha tagliato, incollato, copiato senza curarsi minimamente di me, come lavoratrice. Quando i miei superiori vogliono un lavoro da me, o ritengono la mia presenza importante, lo dicono in maniera chiara ed esplicita. E' spiazzante. Quando ho commesso degli errori mi è stato spiegato il perché e ho avuto la rarissima occasione di imparare, senza sentirmi umiliata o schiacciata. Gli appunti non sono stati pretestuosi, ma condivisibili e il rendermi conto degli sbagli mi ha arricchito. E' successa la stessa cosa durante la formazione e i giochi di ruolo. Ho potuto riconoscere l'ansia e il panico allo squillo del telefono, la paura di fare del male attraverso l'ignoranza e così via. Mi stanno trattando "come se fossi" (diciamo così) un essere umano, una persona e non solo un oggetto da usare, sfruttare al massimo e non retribuire. Questo periodo di lavoro non retribuito non mi pesa perché vengo ricompensata ampiamente dalla formazione diretta e indiretta e non mi lamento di nulla. Tra l'altro, so che è passeggero. A luglio, infatti, le cose cambieranno. Forse avrò diritto anche ai buoni pasto. Rivoluzione copernicana.

Mi sento molto appassionata, sapete? Ho tante idee e voglia di fare, ma ho anche le esperienze passate che frenano e limitano le iniziative perché non voglio perdere la stima delle persone (io verso di loro e loro verso di me) per il troppo che trasborda. Non so spiegarvi di preciso che cos'è. Lavoro con tante psicologhe ed è come essere "a casa" perché mi ritrovo nei discorsi o negli approcci. E' come aver trovato un luogo in cui riesco a parlare una lingua comune. Esperienza rara, che mi spaventa molto perché temo l'illusione. Anche in altri contesti credevo di aver trovato "casa" fra le persone e poi mi sono resa conto che non avevo ben valutato ambienti e situazioni. Non voglio che si ripeta questo vissuto. Sto cercando una strada per diventare una professionista valida e questa occasione mi pare adatta e potenzialmente positiva.

All'interno del servizio civile mi sono giunte delle proposte per dei lavori collaterali, da LinkedIn mi è piovuta l'ipotesi di un impegno come collaboratore esterno di una casa editrice e dalla mia università è giunta l'ennesima ambasciata per avermi in un dato contesto. Quest'ultima ipotesi potrà realizzarsi se e solo se mi verrà spiegato (e attendo da novembre-dicembre 2011) se è previsto un contratto, se sarò ipoteticamente retribuita in qualche modo, se il materiale che produrrò rimarrà mio o dovrò gentilmente devolverlo a fin di bene perdendo ogni diritto al riguardo. In assenza di tali informazioni e in assenza di un comportamento più rispettoso (come per esempio sarebbe carino essere avvisata quando qualcuno prende il mio posto o cancella le mie ore o altro) non potrò accettare nulla. 

Le altre proposte sono tutte da concretizzare. Potrebbe essere che mi venga data la possibilità di iniziare il praticantato in una redazione di un quotidiano nazionale. Potrebbe essere che dovrò curare interamente i contenuti di un nuovo sito web commerciale. Potrebbe essere.. tante cose. Quando avrò un contratto sottomano saprò essere più concreta. Per ora, l'unica certezza è il servizio civile e il seminario che seguirò la prossima settimana sul marketing nelle piccole e medie imprese. 

Infine, ho chiesto aiuto a un avvocato per la questione degli articoli pubblicati a mio nome, ma non retribuiti e anche in questo caso mi sto attivando concretamente.

12 messages:

  1. Antonio Pandolfi14 aprile 2012 13:51

    Sul valore del lavoro - hai senz'altro ragione. Il contatto diretto con l'altro e la possibiità di contribuire al suo ben-essere sono il modo e lo strumento per dare valore al tempo speso.
    (Cosa dici, nonostante la non-presenza forse il web ha in sé anche questa potenzialità?)
    Quando hai di fronte soltanto un/a collega/capo ed il tuo lavoro risulta in qualcosa che userà non sai chi, e magari non sai come, percepirne il valore è più difficile.
    Essere certo/a che ne abbia, ancora di più.
    In bocca al lupo per i lavori, tanti e ben pagati ;-)
    Aspetto la prossima puntata

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    1. Carolina Venturini14 aprile 2012 15:19

      Che cosa intendi per "la non presenza"? :-) Grazie, spero anche io di poter avere dei lavori retribuiti il giusto, in futuro. Sono stanca delle proposte del tipo: scrivi quanto vuoi ma gratis oppure scrivi a 5 euro lordi. MI è arrivata una ricevuta per il pagamento di alcuni articoli con 4 mesi di ritardo. Articoli che dovevano essere pagati già mesi fa. Me l'hanno mandata nel 2012 solo per avere agevolazioni fiscali.... LORO. IO, invece, oltre ad averci già pagato le tasse, dovrò includerla nella futura dichiarazione dei redditi del prossimo anno. Sono così stanca di questi "furbi".

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    2. Antonio Pandolfi14 aprile 2012 18:12

      Volevo soltanto enfatizzare il carattere asincrono della comunicazione web. Tu scrivi alle 13:21, senza avere nessuno di fronte, eppure si sviluppa un dialogo con chi ti risponde man mano. Che in effetti con te ha un contatto solo indiretto, mediato da diverse cose (la tua scrittura, la testualità digitale, il dispositivo di lettura/scrittura utilizzato).
      E mi domandavo se con questa modalità di comunicazione è possibile, in modo analogo al contatto diretto, apprezzare che il tempo speso per/con gli altri ha generato valore.

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  2. Veronica Mondelli14 aprile 2012 14:41

    Non deve essere facile questo servizio civile. Fai bene a scriverne, potrebbe aiutarti molto, specie nelle situazioni in cui convogliare il dolore può essere difficile. Hai tutta la mia stima ;).

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    1. Carolina Venturini14 aprile 2012 15:20

      No, non lo è, ma l'ho scelto consapevolmente e con un'operazione "chirurgica", diciamo così, fra tutte le altre opzioni. Scrivere mi aiuta molto.

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  3. ormai ho di fronte una donna, ricca di risorse, che non si tira indietro, se sul campo c'è rispetto reciproco. Siamo fieri di te.

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  4. siamo fieri di te

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    1. Carolina Venturini14 aprile 2012 15:20

      :-) grazie!

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  5. Hai vissuto e stai vivendo un 'esperienza "forte", confrontarsi con il dolore non è facile; doti come la sensibilità, che hai dimostrato di avere nei confronti di queste persone scegliendo di comunicare attraverso la loro lingua, sono fondamentali... la formazione farà il resto.
    Le esperienze negative vissute, rendono più diffidenti, ti capisco, spero però che in questo caso la prima impressione sia quella giusta e che il lavoro di squadra continui ad essere così stimolante!
    Spero ancora, che tutti gli altri progetti e le varie proposte vadano a buon fine e che finalmente ti sia riconosciuto (anche in termini economici!!!) il lavoro svolto.
    In bocca al lupo!

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    1. Carolina Venturini15 aprile 2012 15:24

      Ti ringrazio. Un grande abbraccio!

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  6. Sei incredibile, io non avrei il coraggio di mettermi a disposizione degli altri, credo ci voglia un particolare talento per farlo.

    Un abbraccione

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    1. Carolina Venturini15 aprile 2012 14:58

      Figurati. Ci sono tante persone che lo fanno, non sono migliore di altre e, ne sono sicura, anche tu aiuti gli altri quando e come puoi, nei modi e nei tempi in cui ti senti "comoda". Questo lavoro mi fa sentire utile.

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