martedì 10 aprile 2012

Edizioni dell'Anna e Tour Italiano: denunciare o non denunciare? Vi chiedo aiuto

Foto del mio articolo "Roderigo sotto i fiori di lillà"
pubblicato sul prototipo di "Gente Moderna",
nella sezione "Letteratura",
Edizioni dell'Anna. Rivista non in edicola.
Edizioni dell'Anna e Tour Italiano: denunciare o non denunciare? Questo è il problema!La situazione è la seguente. Grazie a una chiacchierata con una mia ex collega, ho scoperto che quattro miei articoli saranno pubblicati dalla prima casa editrice con cui ho lavorato, in un annuale che uscirà a breve nelle edicole. Ho scoperto anche che i miei contenuti sono stati utilizzati per realizzare le pagine del sito web, nella sezione Friuli Venezia Giulia, il tutto a mia totale e completa insaputa. Questi articoli sono pubblicati anche nel pdf della rivista in pronta uscita. Edizioni dell'Anna non mi ha avvisato in nessun modo dell'intenzione di utilizzare i miei scritti e di pubblicare i miei articoli, come invece era tenuta da contratto. Non solo.
La mia collaborazione con Edizioni dell'Anna è nata nel 2010. Mi è stato chiesto un articolo di prova (quello che vedete in foto) e mi è stato detto che avrei dovuto lavorare per la creazione di prototipi di riviste da lanciare sul mercato. Mi è stato detto che, qualora queste nuove riviste fossero realmente messe sul mercato, gli articoli mi sarebbero stati pagati 45,00€ lordi oppure 75,00€ lordi se fornivo anche le fotografie. Ho lavorato su tutti e tre i prototipi e ho fornito quasi dieci articoli, in piena e totale fiducia. 

Tour Italiano è una di queste nuove riviste. L'ultima volta che ho avuto modo di parlare con loro di questi prototipi è stato durante lo stage in azienda in Puglia (in cui non sono stata retribuita, non ho avuto alcun rimborso spese viaggio, ho lavorato sul mio pc e sono stata ospitata in una casa vuota in ristrutturazione con a mala pena il bagno e una cucina vuota - ho dormito su una branda). In tale occasione, mi è stato detto che le riviste non sarebbero state pubblicate perché mancavano articoli validi. Al tempo non avevo ancora alcun contratto con loro. Questi articoli che avevo mandato e che erano stati approvati erano dedicati alle quattro province del Friuli Venezia Giulia. In quel periodo volevo mostrare la mia disponibilità, l'attaccamento all'azienda, la mia voglia di lavorare, il mio entusiasmo e la passione per l'argomento. 


Per questo motivo ho scritto molto (in media 1500 parole l'uno). Ingenua: così ero. Il contratto di collaborazione occasionale è arrivato molto tempo dopo lo stage (stavo lavorando per loro già da un anno, non solo come free-lance una tantum), così come i pagamenti per gli articoli per "Lady Sposa" sono giunti con notevole ritardo per tutti noi (eravamo più di cento, giornalisti, pubblicisti e aspiranti, con o senza esperienza, selezionati o allontanati in base a criteri soggettivi della redazione principale), anche se l'abile opera di diplomazia ha saputo indorare bene la "pillola". Sta di fatto che non ho mai ricevuto comunicazioni di qualsiasi tipo riguardo la nuova pubblicazione. E' giusto, secondo voi? E' corretto utilizzare degli articoli scritti da una ex collaboratrice e non avvertirla, pur pubblicandoli a suo nome? Io non lo so, vorrei capire perché vorrei pianificare le mie azioni, nel caso in cui fosse necessario avviare pratiche legali contro la casa editrice.

Il sito web di Tour Italiano e la rivista in pdf sono online da diverso tempo. L'ho scoperto da poco, perché, non lavorando più per loro, non seguo il loro sito web principale. Non lavoro più con loro per mia scelta da quando, cioè, ho compreso l'aria che tirava e quanti soldi avrei dovuto anticipare per alcune attività di social media marketing da far partire (ovviamente, tutto a mio carico, senza contratto, senza date precise per i pagamenti e via dicendo: la solita storia). Non ce l'ho più fatta a vivere del limbo del non contratto e dell'assenza di certezze sulla retribuzione. E' un limite mio. Stavo diventando isterica, stavo male. Troppo male. E avevo, al tempo, ancora la speranza di trovare un lavoro che mi permettesse di sposarmi a breve. Anche questa idea è andata a gambe all'aria. Nell'anno e mezzo che ho lavorato giornalmente, in modalità di telelavoro, con questa redazione, sono stata retribuita solo 140,00€ lordi (20% di tasse a mio carico) per due articoli pubblicati su Lady Sposa. 

Chiedo la vostra consulenza, quindi. Che cosa fareste al mio posto? A chi vi rivolgereste? Denuncereste? 

Ho inviato diverse comunicazioni all'azienda, chiedendo informazioni, spiegazioni e precise indicazioni sul pagamento dei miei articoli (e ci sarebbe anche da dire qualcosa riguardo l'uso dei miei contenuti per la realizzazione delle pagine del sito web dedicato a Tour Italiano).  Non ho avuto ancora il piacere di ricevere una risposta. Di qualsiasi tipo. Zero assoluto. Sarà per Pasqua? Ho il contratto "a chiamata", ho le loro mail, ho gli articoli, ho le lettere di presentazione inviate alle altre redazioni per cercare lavoro, in cui accennavo anche a questo impegno nei prototipi. Ci sono gli estremi per una denuncia?

Vorrei farmi riconoscere il dovuto compenso (45,00€ lordi ad articolo, per un totale di 180,00€ lordi). Gli articoli, se retribuiti, mi sarebbero validi per il patentino da pubblicista e questo ha un significato molto importante per me come individuo, per la mia professione, per il mio futuro e per il mio presente. Non chiedo altro. Solo di essere retribuita con ricevuta d'acconto per un lavoro che ho svolto regolarmente, che sarà utilizzato con il mio nome, che è già stato utilizzato (come potete vedere nella sezione "Mie Pubblicazioni" seguendo il link a Tour Italiano, nella sezione dedicata al FVG) e su cui pagherò le tasse. 

Che cosa mi consigliate? Sono molto amareggiata e arrabbiata e ho tutta l'intenzione di proteggere il mio operato e dargli valore. Un tempo ero la loro "Miglior Penna", come hanno "acclamato" nel concorso giornalistico interno che hanno indetto. I fatti, però, parlano solo di un pollo giovane da spolpare. 

43 commenti:

  1. Non mi intendo di questa cosa, ma conosco chi può avere delle dritte. Qui, c'e' anche una mail cui scrivere:
    http://scrittorincausa.blogspot.it/

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carolina Venturini10 aprile 2012 12:01

      Grazie Colette,
      ho scritto anche a loro e attendo una loro risposta. SOno sicura che sapranno darmi indicazioni utili. Li conosco da tempo - li ho anche intervistati per questo blog (trovi l'intervista nella sezione apposita). Grazie per il suggerimento!

      Elimina
  2. Ciao Valentina io credo che dovresti denunciare perchè in tal caso sono stati violati i tuoi diritti d'autore....a meno che tu non abbia firmato qualche documento che autorizzasse questa rivista a pubblicare i tuoi articoli, oltre il contratto di collaborazione. Oppure in questo contratto magari c'è scritto che potevano ri-pubblicare quante volte volessero i tuoi scritti. Si dovrebbero sapere bene queste cose.
    Ti potresti rivolger ad un patronato per avere una consulenza più specifica, qualcuno che "sappia leggere" il contratto e che possa darti un aiuto più concreto. Altrimenti vai da un mediatore civile.
    Ti ricordo che sono quasi-laureanda in Legge. =)

    Però prima ti consiglierei di mandare a loro una email e quando ti arriva non cancellarla!
    Fammi sapere.

    La mia opinione è che avrebbero dovuto avvisarti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carolina Venturini10 aprile 2012 12:18

      Ciao Lena,
      devo rivedere bene le clausole scritte "in piccolo", ma non mi ricordo cose di questo genere. però magari mi ricordo male io, oppure non ci ho fatto caso sul momento. Ogni patronato può dare aiuto oppure c'è un patronato specifico per il giornalismo, che tu sappia?
      Grazie!

      Elimina
    2. Carolina Venturini10 aprile 2012 12:22

      Dimenticavo: di mail ne ho già inviate due e non hanno risposto a nessuna delle due. Almeno per ora.

      Elimina
  3. Veronica Mondelli10 aprile 2012 12:17

    Carolina, è successa anche a me una cosa simile, pur con certe differenze. La rivista letteraria con cui collaboravo (senza contratto) senza dirmi nulla e chiedermi il permesso prese la recensione di un libro che avevo scritto per il mio blog e la pubblicò su un suo giornale con la mia firma. Alla mia rabbia, mi risposero che volevano farmi una sorpresa... (?!). Gli chiesi di essere pagata, perché per il lavoro delle recensioni quel giornale chiedeva agli autori ben 200 euro. Fecero orecchie da mercante, ovviamente. Più di tanto non potevo muovermi perché non avevo un contratto, ma ho avuto una specie di vittoria morale, perché gliele ho cantate e suonate. Tu però hai un certo potere, visto che hai il contratto. Chiedigli in primis di pagarti. Se si rifiutano, procedi per vie legali. Io farei così, almeno.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carolina Venturini10 aprile 2012 12:20

      Volevano farti una sorpresa?!?! Ridicolo! Una bugia come questa non mi era mai capitata. Aspetto ancora qualche tempo, per vedere se rispondono con calma, ma credo che poi procederò per vie legali. Si tratta solo di 180,00€ lorde, ma significano tanto per me!

      Elimina
    2. Veronica Mondelli10 aprile 2012 12:32

      Sì, la sorpresa... Come se potessi ancora sorprendermi di vedere pubblicato un mio articolo sulle loro pagine (gratis). 180 euro lordi sono tantissimi, sia economicamente che moralmente, Carolina: quindi pretendili. Ti spettano di diritto!

      Elimina
    3. Carolina Venturini10 aprile 2012 12:33

      A questo punto, credo proprio di sì!

      Elimina
    4. Carolina tu DEVI procedere per vie legali!

      Purtroppo non so se esiste un patronato specifico per il giornalismo magari puoi chiedere andando al patronato [generico]. E comunque leggi bene le clausole di questo contratto e di ogni prossimo futuro contratto.

      Elimina
    5. Carolina Venturini10 aprile 2012 13:59

      Sto prendendo informazioni e appuntamenti per capire bene come muovermi. Ti ringrazio per l'aiuto, di cuore, davvero.

      Elimina
  4. Non saprei cosa consigliarti visto che non so come sono i termini contrattuali . Ma vista l'esiguità della richiesta trovo assurdo che nemmeno rispondano. Non avresti un amico avvocato che possa scrivere per te una lettera che gli metta un po' di pepe al culo? Non credo che rischierebbero una causa per 180€

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carolina Venturini10 aprile 2012 12:38

      Avrebbe qualche effetto, secondo te?

      Elimina
    2. Se c'hai l'amico avvocato che ti fa la lettera gratis, tentar non nuoce. Per esperienza personale lavorativa ti posso assicurare che già con una lettera di un avvocato si recupera la maggior parte delle piccole somme...

      Elimina
    3. Carolina Venturini10 aprile 2012 17:14

      Non ho un amico avvocato che mi fa una lettera gratis. Conosco diversi avvocati e mi sto muovendo. Rivedere la crono storia di tutto è molto utile. Non mi ricordavo molti particolari.

      Elimina
  5. Stefano Petroni10 aprile 2012 13:05

    Rivolgiti ad un avvocato è meglio.
    Fagli pubblicare tutto e compra la rivista, poi fagli causa e chiedigli anche i danni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carolina Venturini10 aprile 2012 13:07

      Pensavo di fare proprio così. Grazie per l'aiuto, Stefano. Auguri di Buona Pasqua, in ritardo.

      Elimina
    2. si anche io farei così.

      Elimina
    3. Carolina Venturini10 aprile 2012 13:59

      Ma veramente potrei chiedere i danni? Che tipo di danni?

      Elimina
  6. Non sono un legale e bisognerebbe leggere bene il contratto firmato. Quello che posso dirti è che la proprietà intellettuale è tua, quindi, se non hai usato Creative Commons e per contratto non hai definito come possano essere divulgati/utilizzati i tuoi articoli allora puoi far valere i tuoi diritti!

    Detto questo, credo che il consiglio di colette_72 sia senza dubbio valido, e valuterei anche quello di Giulio GMDB, secondo me potrebbe avere anche solo l'effetto di ottenere una risposta!

    In ogni caso stai facendo la cosa giusta. Divulga il più possibile! La strada che hai intrapreso potrebbe fargli più male di quanto loro credano! In bocca al lupo per tutto.

    RispondiElimina
  7. Non sono un legale e bisognerebbe leggere bene il contratto firmato. Quello che posso dirti è che la proprietà intellettuale è tua, quindi, se non hai usato Creative Commons e per contratto non hai definito come possano essere divulgati/utilizzati i tuoi articoli allora puoi far valere i tuoi diritti!

    Detto questo, credo che il consiglio di colette_72 sia senza dubbio valido, e valuterei anche quello di Giulio GMDB, secondo me potrebbe avere anche solo l'effetto di ottenere una risposta!

    In ogni caso stai facendo la cosa giusta. Divulga il più possibile! La strada che hai intrapreso potrebbe fargli più male di quanto loro credano! In bocca al lupo per tutto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carolina Venturini10 aprile 2012 13:19

      Mi sono appena accorta di un'anomalia nel contratto. Ovvero che è datato 14 maggio 2010 e invece l'ho ricevuto nel 2011. Tale contratto prevede sì la divulgazione dell'articolo... MA anche il pagamento!!! E prevede anche che io riceva copia della rivista e che sia informata. Cosa che non è avvenuta in nessun modo. E non c'è data di scadenza, in questo contratto. Quindi è ancora potenzialmente valido, credo. Mi sto muovendo con SCrittori in causa, per ora e ho contattato anche uno studio legale per valutare il miglior modo d'agire con questa casa editrice.

      Elimina
    2. Bene, crediamo tu ti stia muovendo nel modo corretto. Speriamo si risolva presto! Un saluto.

      Elimina
  8. Cara, anch'io non mi intendo di diritti e contratti, ma credo che la tua battaglia abbia una valenza "ideologica" prima che contrattualistica, quindi ti chiedo a nome di tanti giovani che possono trovarsi nelle tue condizioni ora e in futuro di armarti di coraggio, energia e pazienza e portare avanti questa tua battaglia, alzare la voce, denunciare la desolante situazione in cui l'entusiasmo le aspirazioni e le velleità di tanti giovani meritevoli e in gamba come te vedono trattato il loro lavoro intelletuale. Diciamo basta anche a costo di scottarci un po'!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carolina Venturini10 aprile 2012 13:37

      Non vi è alcun dubbio. E' anche una questione ideologica o, se vogliamo, di giustizia. Ho lavorato. Loro hanno ritenuto validi i miei 4 articoli tanto da volerli pubblicare, anche a un anno di distanza. Per quale motivo non devo meritare di essere pagata, se il mio lavoro viene utilizzato e se è buono? Posso anche "ergermi" a paladina dei diritti... ma da sola non basto. Tutti noi dobbiamo fare il nostro. NOn solo io, per tutti.

      Elimina
  9. Hai ragione, ma come in ogni lotta per il cambiamento ci vuole un paladino solitario che con la sua azione scuota il coraggio e l'iniziativa di chi vive lo stesso disagio e la medesima ingiustizia. Non sono del settore, ma se ci sarà un modo in cui dall'esterno posso aggiungermi alla tua battaglia, lo farò con grande piacere!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carolina Venturini10 aprile 2012 13:47

      Guarda, non ho la forza per diventare un siffatto paladino. L'unica cosa che voglio è che mi venga riconosciuto un mio diritto (la retribuzione). Questo sarà un granello di sabbia. Ce ne vogliono tanti per cambiare la situazione. E' il massimo che posso fare.

      Elimina
  10. Anche io ti consiglio di chiedere formalmente quello che ti spetta (cmq sottolineando la loro mancanza di correttezza). E se non ottieni nulla allora denunciali...il punto è...hai tutti gli estremi per denunciarli non tanto per gli articoli quanto per il trattamento lavorativo. I sindacati ci andrebbero a nozze e loro non rischiano solo di doverti pagare i 180 euro lordi, ma qualche migliaio di euro, credimi! E lo sanno bene. Quindi ti daranno tutto sull'unghia per non rischiare...altrimenti il passo da fare non è denunciarli per questo sfruttamento del tuo lavoro, ma andare a parlare con un consulente del lavoro e fare tutto il quadro che ci hai descritto. Un saluto e facci sapere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carolina Venturini10 aprile 2012 13:48

      Davvero? Mi puoi spiegare meglio questa cosa del sindacato? Grazie!

      Elimina
  11. Che tristezza! Mi spiace, Carolina perchè sei una ragazza in gamba che ama il suo lavoro e sarebbe da andar là con una mazza e fargli trovare tanta paura! Un abbraccio.
    Comunque, si, denunciali!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carolina Venturini10 aprile 2012 14:09

      Guarda, mi basterebbe solo un pochino di rispetto... Vorrei solo questo.

      Elimina
    2. lo meriti ma anche due soldini non fanno schifo.....

      Elimina
    3. Carolina Venturini11 aprile 2012 17:42

      No, non fanno schifo e, anzi, sono un mio diritto perché non ho rubato niente, ma ho lavorato.

      Elimina
  12. Dal momento che hai già inviato loro delle lettere chiedendo spiegazioni senza ottener alcuna risposta, ti consiglierei di procedere per vie legali.....
    Consulta un avvocato, fagli leggere contratto, e mail, e tutto il materiale....è la cosa migliore....fammi sapere!

    baci

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carolina Venturini10 aprile 2012 15:48

      SEcondo me loro sono convinti che per 180 euro non farò nulla.

      Elimina
    2. Appunto... Convincili del contrario. Spesso basta un bluff

      Elimina
    3. Carolina Venturini10 aprile 2012 16:16

      Ho iniziato a muovermi e con i contatti che ho preso in queste ore stiamo progettando un "piano d'azione". Non posso dire di più.

      Elimina
  13. leggo solo ora e allibisco... anche retroattivamente!!!
    la via legale è quella migliore da seguire; auguro una buona riuscita al "piano d'azione"
    so che è facile dirlo, ma sono assolutamente con te e ti appoggio moralmente

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carolina Venturini10 aprile 2012 18:47

      A volte mi chiedo come faccio a stare ancora "attaccata" e intera "dentro. In questi anni ne ho incontrati così tanti di ... questo genere di persone, che mi è difficile mantenere una fiducia positiva negli altri. Mi chiedo se è vero quello che il mondo del lavoro mi rimanda costantemente. E cioè che il mio lavoro non vale.
      Non lo pagano.
      Non lo vogliono pagare.

      Elimina
    2. la fiducia, al di là di essere una cosa seria, non deve mai abbandonarti, nemmeno nello sconforto che a te sembra più nero del nero
      per quanto riguarda il lavoro, mia cara Carolina, c'è sempre il solito problema di base: deve essere cambiato, anzi necessita di un profondo cambiamento, esteriore e interiore... ma a monte ci sono le persone che lo hanno portato a questo punto e finché ci sono loro a occupare quelle posizioni poco abbiamo da sperare nella buona riuscita dei cambiamenti (buoni o no che siano) perché continueranno a "non voler pagare" il tuo ottimo (parila di scout) lavoro

      Elimina
    3. Carolina Venturini11 aprile 2012 09:01

      Mi chiedo: perché? Nel senso. Ma queste persone non pensano che hanno di fronte altre persone, che hanno dei bisogni identici ai loro (mangiare, mantenere una casa, vestirsi, pagare le medicine o le visite mediche etc.) e che lo stipendio non è un lusso! Perché è così difficile capire che un lavoro VA retribuito, non è un'ipotesi da verificare con anni di test scientifici! Perché, da dove è nato questo bisogno di fregare la gente e dire che se non ti fai fregare non sei professionalmente valido oppure umile oppure tutte le altre cazzate che si inventano per farti sentire in colpa e in dovere di farti calpestare? A qualcuno non importa capire perché. A me sì. Perché io non riesco a capire perché da 3 anni ad oggi non ho mai trovato uno che fosse disposto a pagarmi il giusto per il lavoro che ho svolto regolarmente e con giorni di anticipo, nel migliore dei modi a me conosciuti.
      Grazie per le tue parole, Fabio.

      Elimina
  14. manda sicuramente una raccomandata A/r o posta certificata con tutta la cronistoria e la diffida a pubblicare lavori tuoi o parte di essi altrimenti minaccia di adire le vie legali. In genere funziona minacciare di rendere pubbliche le "porcate subite" con tanto di descrizioni dei modi (pubblicazione sul tuo sito, blog, lettera alla società editori, all'associazione dei diritti dei consumatori....)Per me ha funzionato (anche se si trattava di avermi rubato l'idea di un corso a averlo chiamato come il mio blog con copiatura della descrizione da me ideata). scriverei anche alle regioni interessate dagli articoli (ovviamente informando il tuo ex datore di lavoro in causa)..insomma..l'unica minaccia che funziona è la diffusione. Tu saprai meglio di me come regolarti. in bocca al lupo e non permettere a nessuno di appropriarsi delle tue fatiche senza dartene il merito

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carolina Venturini15 aprile 2012 18:09

      Grazie per l'aiuto. Le minacce non servono con queste persone, perché sanno che sono "solo" parole. Per questo mi sto muovendo direttamente con un avvocato.

      Elimina