venerdì 20 aprile 2012

Il gioco di Ender, di Orson Scott Card

Il gioco di Ender di Orson Scott Card è il primo capitolo de "Il Ciclo di Ender". Nato dal racconto omonimo vincitore del Premio Jhon W. Campbell nel 1977, è stato scritto nel 1985. Vincitore del Premio Hugo e del Premio Nebula nel 1986, è il romanzo più noto dello scrittore statunitense, anche autore di alcuni fumetti per la Marvel Comics. Di difficile (se non impossibile) reperibilità in libreria, Il gioco di Ender è sicuramente parte delle collezioni dei classici grazie a edizioni datate fine anni '80 o '90. In alternativa, nei circuiti di vendita e diffusione di ebook potrebbe essere più semplice incontrarlo. Fino alla prossima ristampa, chiaro. 

A me è stato imprestato e la sua lettura è stata quanto di più spiazzante mi sia capitato negli ultimi tempi. Questione di standing ovation e lacrime. Quasi trecento pagine finite in 24h.


Il gioco di Ender è la storia di un bambino di sei anni. Prelevato dalla sua famiglia d'origine e portato, per ragioni di Stato, nella Scuola di Guerra di riferimento, Ender non è solo un infante, è anche un Terzo, ovvero una nascita in più rispetto a quanto consentito dalla legge degli Stati Uniti, avvenuta solo grazie a un permesso speciale del Governo. I primi anni di vita sono caratterizzati da un dispositivo fissato al capo del bambino, il quale ha lo scopo di monitorare pensieri, emozioni e tutto ciò che cerebralmente avviene nella sua esistenza. Per farvi un'idea, non molto diverso dai Google Glasses, ma fissato alla nuca. La rimozione avvia la storia. 

A causa della sua diversità, Ender è spesso preso di mira dal fratello maggiore e dai compagni di scuola. Peter, il Primo, mostra chiari segni di squilibrio mentale (scuoia gli animali, ha comportamenti violenti, intimidatori e pericolosi nei confronti delle persone, dei fratelli e della fauna in zona). Valentine, la Seconda, tenta una mediazione di sopravvivenza fra i due tipi di fratelli e la realtà in cui vive. Ender, dal canto suo, è obbligato a imparare a difendersi, a non contare sull'aiuto della sua famiglia, a utilizzare la sua forza fisica per sopravvivere alle brutalità dei compagni di classe. Questo lo porterà, con il tempo, ad uccidere per autodifesa. Ender sarà, quindi, un innocente (inteso come bambino) assassino (seppure per sopravvivenza o, con il passare del tempo, in totale ignoranza). 

Il periodo di addestramento nella Scuola di Guerra mille miglia e più lontano da casa avviene in totale segretezza. L'istruzione viene impartita attraverso tablet, Iphone e computer fissi. I compiti e le biblioteche digitali riempiono il tempo libero dei fanciulli, così come i podcast sono strumenti indispensabili per lo studio della tattica militare e delle precedenti battaglie mondiali affrontate. Ah, già. Siamo nel 1985. A Ender, comunque, viene negato il contatto con i genitori e i fratelli, non può ricevere o inviare lettere, non può parlare con i parenti. Deve lasciarsi alle spalle tutto. 

L'addestramento dei bambini soldato assomiglia molto alle dinamiche che governano le colonie estive: divisi in squadroni, ognuno con la propria divisa, affrontano tecniche di combattimento fisico e strumentale gareggiando fra loro con lo scopo di vincere il torneo. Con l'unica differenza che questi bambini sono stati scelti per intelligenza superiore alla media, con lo scopo di farne dei Comandanti di rilievo in futuro. Diversi dai bambini soldato Africani o Asiatici, questi bimbi guerrieri americani non combattono perché non hanno altra prospettiva di vita. Sono avviati alla carriera militare per scelta dei Poteri Centrali degli Stati Uniti. 

Nel tempo libro, la sala giochi diventa arena per sperimentarsi in giochi di tattica. Ender ha un'intelligenza superiore a chiunque nella scuola. Sarà l'unico a vincere in un gioco chiamato "Il Drink del Gigante", il quale ha portato al suicidio altri ragazzini. Darwin parlerebbe si selezione della razza. I più forti restano, i più deboli soccombono. Sarà anche l'unico ad andare oltre, sfidando il computer stesso. Sullo sfondo, la minaccia costante di un'invasione e di una guerra da parte di un popolo straniero con mire espansionistiche e distruttive. I bambini, ignari di tutto all'arrivo, ma sempre più consapevoli mano a mano che il tempo passa, fungono da pedine sulla scacchiera giocata dagli insegnanti della scuola e del Governo. 

Ender è il più bravo. Ma come spesso accade, essere il migliore non significa vivere su uno scranno di intoccabilità. Ender viene costantemente messo alla prova, al limite dei suoi limiti, consapevolmente manovrato dagli insegnanti affinché rimanga sempre e soltanto solo, senza un amico, senza nessuno che gli dica mai: "Sei stato bravo". Le ferite inferte, le prove al limite della sopportazione umana sono appositamente studiate dai suoi maestri per spingerlo a tirare fuori il massimo di sé stesso proprio grazie al dolore vissuto fisicamente ed emotivamente, come se il dolore stesso fosse un'accademia speciale. Fermandosi a riflettere, è particolare questa visione "positiva" delle ferite, benché aberrante nelle modalità. Certe personalità riescono effettivamente a dare il massimo solo e soltanto davanti a sfide continue, pericolose a tal punto che la maggior parte dei comuni mortali ne rimarrebbe schiacciata dal peso. Il pericolo di morte è onnipresente nella vita di Ender. Così come l'esclusione dal gruppo, da qualsiasi gruppo. L'invidia cocente dei coetanei e le doti di comando che, da sole, portano il bambino in una posizione di isolamento. Ogni uomo di potere è solo. Anche se ha solo sette anni.

Il gioco di Ender non è altro che una complicata manipolazione. I bambini credono di giocare con consolle al pc, di combattere attraverso simulazioni, con armi giocattolo. La realtà è ben diversa e la sua scoperta porterà Ender oltre i limiti della depressione e, quasi, della follia. Un gioco di specchi. Niente era ciò che gli sembrava e lui stesso, benché consapevole dei giochi contorti degli adulti, non aveva realmente capito che stava combattendo una guerra reale e che lui, in qualità di Comandante di una flotta aerea a soli nove anni, aveva sterminato un intero popolo. La conclusione, che fatico a non svelarvi, è di quelle che lasciano a bocca aperta, che intontiscono. Troppo potente per essere assimilata alla prima lettura.

Orson Scott Card e il suo Il gioco di Ender spiazza il lettore. Raramente viene ricordata l'età del bambino. Il libro si basa su dialoghi che, di norma, sono elaborati da uomini adulti. Il lettore deve fare fatica nel ricordarsi che chi parla, agisce, scrive o riflette è poco più di un fanciullo. Un bambino a cui è stata negata l'infanzia e l'innocenza, questo è Ender. Un bambino a cui nessuno chiede mai se vuole fare o diventare o partecipare; solo ordini, solo bruta necessità di sopravvivenza, solo inganni. I bambini soldato americani sono strumenti alla mercé di adulti senza pietà. Vengono mandati avanti da adulti. Utilizzati come scudi umani o pedine. Mentre i generali o i veterani stanno a guardare, indossando i panni di finti esaminatori, di fasulle commissioni con lo scopo di attestare idoneità o competenze. Non è una denuncia limitata all'America. E' un urlo di scandalo applicabile al mondo. Che altro dire rispetto il confronto con il potere, la bramosia, le bruciature che questo lascia? Ripeto: rapportare questo tema a un bambino lascia senza parole. Ma in tutto questo c'è anche un fascio di luce di inequivocabile profondità e bellezza.

Orson Scott Card parla del diverso, dell'incontro con lo straniero, della conoscenza di ciò che ci appare "alieno" quando è distante, mentre è tremendamente simile a noi quando è più "vicino". La memoria, le storie personali, la tutela della cultura di un popolo sono parte integrante di un finale senza pari. Soprattutto perché Ender, comandante bambino e sterminatore di popolo, sarà perdonato per ciò che ha fatto proprio dall'ultima superstite di questi esseri viventi. Scoprirà che cosa significa perdono e il mondo tornerà a ribaltarsi, tornerà a mutare volto, forma. Le sue aspirazioni e la sua vita si potranno realizzare lontano dalla Scuola di Guerra e dalle altre forme di istruzione militare che ha frequentato.

Di trecento pagine che compongono il libro, vorrei citarvi almeno trecento passaggi eclatanti, capaci di far annaspare il cuore, illuminanti, sensazionali. Mi trattengo, per non rovinarvi la sorpresa. Dimenticavo di dirvi che si tratta di un libro di fantascienza e che l'ambientazione è la Galassia, gli spostamenti avvengono attraverso navicelle e non mancano "i corpi alieni" propriamente detti. Ma forse lo avevate già capito. :-)

16 commenti:

  1. omamma!!!!! 1985??????
    certo che é un libro shock! non ne avevo mai sentito parlare, lo cerco su Anobii.

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  2. Carolina Venturini20 aprile 2012 14:25

    Hai proprio ragione. Si tratta di un libro sconvolgente, sotto tutti i punti di vista.

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  3. io ho letto "Il profeta dalla pelle rossa" e devo dire che non mi stupisce leggere questa tua recensione: è un autore sorprendente, forse illuminato e in grado di avere la visione del futuro (e del passato, se leggi il ciclo di Alvin da me citato), un esempio che si spera di poter emulare... almeno per la genialità delle idee

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    1. Carolina Venturini20 aprile 2012 14:47

      Condivido quel che dici.

      p.s.: ti è arrivata la mail sulle tue foto?

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    2. @ p.s. se è quella dei ringraziamenti sì :-)

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  4. Non lo avevo mai sentito ma è assolutamente da leggere, lo cercherò ak più presto .Ciao Antonella

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    1. Carolina Venturini20 aprile 2012 16:49

      Condivido. E' un libro da leggere!

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  5. Un ottimo libro che conoscevo solo di nome e che ora, dopo questa recensione, non posso fare a meno d'inserire in lista!
    Grazie per il suggerimento :D

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    1. Carolina Venturini20 aprile 2012 16:54

      Se poi lo leggi e lo recensisci, sarò la prima a venirti a leggere sul tuo blog. :-)

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    2. ... occhio: questo autore crea dipendenza ;-)
      ed è una buona cosa avere almeno un paio dei suoi titoli tra gli scaffali, giusto per assaporare come si muove con disinvoltura tra i generi

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    3. Carolina Venturini20 aprile 2012 20:24

      Quale ti è piaciuto di più fra i suoi tanti scritti?

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    4. decisamente il primo che ho letto (e che ho citato prima): Il profeta dalla pelle rossa... insieme al resto del ciclo di Alvin che è più nelle mie corde: un bel fantasy ambientato tra i pellerossa è quanto di meglio potessi sperare di leggere in questi anni!
      ci tengo a sottolineare che sono "di parte" in quanto non ho letto altro di Scott Card... questione di spazio nella linreria e di tanti altri volumi ancora intonsi...

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  6. Orson Scott Card mi piace molto, anche se lo trovo quasi fanatico, mi pare che sia un mormone , ho letto i romanzi di Ender che mi piacciono moltissimo, il Profeta dalla pelle rossa, ma poi lui ha fatto un'operazione inversa a quelle che si fanno di solito.. il regista di Abissi , molti anni fa , gli chiese di ricavare un libro dal film. lui lo fece e il libro di Abissi è bellissimo, almeno secondo me . Si lega ad una giornata particolare della mia vita , quando andai a trovare il mio babbo all'ospedale di Perugia dove doveva essere operato al cervello , e mi aiutò a superare quell'esperienza .

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    1. Carolina Venturini23 aprile 2012 17:37

      Ciao Vitamina,
      piacere di incontrarti fra queste pagine. Grazie per la tua testimonianza. Ci sono libri che rimangono per sempre proprio perché collegati ad eventi di vitale importanza per noi.
      Un abbraccio,
      Carolina

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  7. Ciao, ho girovagato un po' nel tuo blog, molto interessante. Sono anch'io un'appassionata di Oriana Fallaci, proprio adesso sto leggendo "Intervista con il mito". Ciao, Antonella

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    1. Carolina Venturini23 aprile 2012 17:38

      Ciao Antonella,
      grazie per essere tornata. Spero di incontrarti ancora fra queste pagine.
      Un abbraccio,
      Carolina

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