lunedì 23 aprile 2012

Intervista a Marilde Trinchero, scrittrice e arteterapeuta

Foto di Marilde Trinchero
Conosco Marilde Trinchero da diversi anni. Il suo blog (lasolitudinedellemadri.blogspot.com) e il suo libro La solitudine delle madri, Magi Edizioni, mi sono entrati nel cuore, senza neanche chiedere permesso. E' una persona speciale, Marilde. Dopo quasi un anno di assenza dal web e dalle librerie, torna con un nuovo libro di prossima pubblicazione, il cui tema è la reclusione (del corpo, della mente, esterna e interiore). Con quest'intervista desidero farvi conoscere una donna e un'autrice capace di toccare corde molto profonde dell'animo femminile e materno.


Tutto iniziò con “La solitudine delle madri”, Magi Edizioni.  Raccontaci quest’esperienza, che cosa ti ha spinto a parlare proprio della solitudine delle madri e a quale conclusione sei giunta dopo aver scritto questo saggio così intenso e toccante.

Sono diventata madre trent’anni fa e ho imparato molto presto che quando condividevo la gioia della maternità l’approvazione era scontata. Un po’ meno quando raccontavo le giornate faticose. 

Pur essendo, al tempo, molto giovane e poco consapevole, riflettevo (e mi arrabbiavo) sulla discrepanza che esisteva tra l’ideale di madre che raccontavano i libri, le pubblicità, i luoghi comuni, e la quotidianità di un’esperienza coinvolgente, luminosa, creativa, portatrice però anche di ambivalenze, dubbi, paure, talvolta rimpianti, inadeguatezze. Ed ero oltremodo irritata da questo fatto poiché avvertivo che nel censurare, da parte di troppe persone, gli aspetti più ombrosi della maternità, si faceva un torto alla maternità stessa. Per me, edulcorare aveva la stessa valenza di falsificare, tradire. Aspettavo fiduciosa che con il tempo le cose sarebbero cambiate. Ho atteso 25 anni, ma non cambiava nulla. 

Nel frattempo, ero diventata madre di tre figli e avevo dunque acquisito un’esperienza significativa, e le donne con le quali parlavo, mi raccontavo cose ben note: essere madri era bello, ma a volte difficile. La parte difficile però non si poteva dire.

La scrittura è parte integrante della tua vita. Ma anche la psicologia o, forse, sarebbe meglio dire l’anima e i processi vitali. Com’è nato questo fortunato connubio di esperienze e visioni tramutate in scrittura fluida, intimista e toccante?

 La scrittura era uno strumento che avevo a disposizione, decisi di usarlo. La solitudine delle madri è nato così, dall’indignazione, dal desiderio di aiutare le donne che potevano averne bisogno, dall’amore per la verità. La conclusione alla quale sono giunta è che il problema era ed è più ampio ancora di quanto immaginavo. Dopo l’uscita del libro ho aperto un blog per continuare a dialogare sull’argomento. I commenti sono sempre stati tanti, tuttavia le mail che ricevevo e ricevo ancora, sono di gran lunga più numerose. La gratitudine delle donne che l’hanno letto e che mi hanno scritto mi ha reso davvero felice, ma è inevitabile la riflessione su quanto anche parlando chiaramente di ombre,  tutta la verità non possa essere pubblica. 

Sono un’arteterapeuta, l’immagine è dunque il centro del mio lavoro, il luogo nel quale e dal quale nascono riflessioni, emozioni, narrazioni e trasformazioni: un processo creativo, tanto quanto la scrittura. Immagini e parole sono modi diversi di esprimersi, ma hanno in comune la ricerca di senso, l’anima.  Per quanto mi riguarda, sono i due strumenti privilegiati con i quali conosco me stessa e la realtà che mi circonda; non so dire se hanno cercato me o se io ho cercato loro, posso dire che cercare è per me un verbo imprescindibile nella vita.

Dopo oltre un anno di lontananza dal web, torni con un libro che sarà pubblicato quest’autunno. Dopo aver trattato la maternità, ora quale ambito umano affronterai? Parlaci della tua nuova creatura.


La mia nuova creatura ha richiesto una lunga gestazione. Dopo La solitudine delle madri sapevo che desideravo scrivere un altro libro, ma stavolta non avevo chiaro il tema. Ero partita con il desiderio di scrivere sul corpo, sui modelli di donna (pochi, stereotipati) con i quali possiamo confrontarci, sui disturbi alimentari, ma stavano già uscendo parecchi libri di argomento analogo: mi pareva di lavorare su qualcosa di molto diffuso. Ho atteso a lungo che le parole maturassero verso una direzione precisa. Talmente a lungo che un giorno ho pensato che le mie parole fossero definitivamente recluse. E’ stato proprio quel pensiero a orientarmi sulla direzione del libro. La parola stessa reclusione

Riflettendo su quanto, ciascuno di noi, corra il rischio di essere ingabbiato. E su quante aree, tantissime, esistono di reclusione. Fisiche e mentali. Ho scritto dunque sul corpo mantenendo però il filo conduttore sulla reclusione del corpo all'interno di modelli imposti dall’esterno, sulla reclusione della tossicodipendenza, della violenza, degli anni (quando i messaggi che arrivano dall'esterno sono polarizzati sul mito della giovinezza perpetua); ho scritto un capitolo sul tempo, che fra tutte le reclusioni è quella ineluttabile, la cui reclusione progressiva dobbiamo imparare ad accettare, e ancora sulla maternità, e sui segreti di famiglia, sottolineando quanto un non detto, una verità nascosta, possano influire sulle generazioni successive. Infine sui conventi, sui manicomi, ma anche sulla reclusione scelta, perché se è scelta e non subita è una bellissima opportunità. 

Potrei dire che RECLUSIONI di menti e di corpi, reali e interiori è un libro sulla libertà. Per ogni argomento ho intervistato una donna e ho alternato, nei capitoli, stralci di narrazione a riflessioni mie, poiché credo molto nell'importanza della memoria e al fatto che, proprio chi ha attraversato direttamente un’esperienza, può essere portatore di una testimonianza preziosa.


Magi Edizioni è una delle case editrici dedicate alla psicologia. Raccontaci la tua esperienza e quali sono stati, a tuo avviso, i momenti più importanti di questa collaborazione proficua.

Avevo inviato il libro alla Magi Edizioni poiché leggevo i loro testi da anni e sapevo del loro interesse per il mondo dell’immagine. All’interno, avevo inserito la narrazione di un gruppo di arte terapia da me condotto, sul tema maternità e ombre, comprensivo di alcune immagini prodotte dalle donne del gruppo. Inoltre, avevo fatto un parallelo tra le immagini dipinte da uomini e quelle dipinte da donne per mostrare quanto le donne siano più consapevoli delle parti buie delle maternità. Anche se esistono alcune eccezioni. Per esempio, l’Annunciazione di Lorenzo Lotto nella quale invece della Madonna che accoglie quieta l’annuncio, è dipinta una Madonna che fugge a gambe levate mettendo le mani avanti…. Pensavo e speravo dunque che le immagini potessero costituire per la Magi motivo di interesse. 

Attesi alcuni mesi, ma non ebbi risposta alcuna. Cercai nel frattempo di capire come funzionava il mondo dell’editoria e ciò che scoprii non fu esattamente entusiasmante. Trovai però un editore disposto a pubblicarlo, ma aveva il limite di una distribuzione davvero ridotta. In ogni caso avevo deciso che avrei seguito quella strada. Pochi giorni prima di firmare il contratto ho ricevuto dalla Magi la comunicazione che l’avrebbero pubblicato. Direi che è stato quello il momento più importante. L’inizio. 

Perché il seguito, compreso l’iter per la pubblicazione del libro che uscirà a settembre, è avvenuto con la naturalezza di un rapporto fra persone che oramai si conoscono,  e che rispettano le caratteristiche peculiari di ciascuno. 

13 commenti:

  1. Veronica Mondelli23 aprile 2012 09:18

    Questa intervista è stupenda e questa donna meravigliosa! Ha detto cose che penso da tantissimo tempo sulla maternità. E poi è un'arteterapeuta e ha citato Lorenzo Lotto... credo che la seguirò :).

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    1. Carolina Venturini23 aprile 2012 11:32

      Hai proprio ragione. E' una persona eccezionale! :-)

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  2. Condivido. Una splendida intervista ed i concetti espressi da questa scrittrice fanno parte di sensazioni e impressioni che ho avuto da sempre. Sono nonna ormai da un certo tempo e trovo che i lati oscuri della maternità siano molto più ampi e numerosi di quelli gioiosi. E' stupido nasconderli, si creano sensi di colpa e inadeguatezze che potrebbero non essere, se solo li si riconoscesse come componenti naturali della maternità.

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    1. Carolina Venturini23 aprile 2012 11:33

      Finalmente si può dire che la maternità non è solo gioia, ma anche tante emozioni-ombra. E' un traguardo, non trovate?

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  3. Adriana Riccomagno23 aprile 2012 11:27

    Che bello trovare qui un'intervista alla cara Marilde!

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    1. Carolina Venturini23 aprile 2012 11:33

      :-) Ne sono felice.

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    2. Adriana Riccomagno23 aprile 2012 12:09

      Ma quanto ti sei dovuta impegnare perché accettasse di mettere la foto? :-)

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    3. Carolina Venturini23 aprile 2012 12:12

      A dire la verità, la fotografia mi è stata inviata con l'intervista. Non ho dovuto faticare.

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    4. Adriana Riccomagno23 aprile 2012 13:04

      ...i tempi cambiano! :-)

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  4. Grazie Carolina! Hai scritto parole che non credo di meritare ma che mi fanno molto piacere.

    @Adriana: Hai visto che passi avanti! Non si finisce mai di crescere, per fortuna. E' vero, Carolina ha ricevuto la foto senza faticare. Per questo libro ho deciso che non avrei più fatto "capricci" in merito alle foto, che per una che, come me, ha fatto della riservatezza una missione, è un gran passo. E tu ne sai qualcosa dei miei "capricci"...

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    1. Carolina Venturini24 aprile 2012 19:31

      Grazie a te!

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  5. Complimenti Carolina per questa bella intervista e per avermi fatto conoscere una persona che sento piacermi " a pelle".

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    1. Carolina Venturini24 aprile 2012 19:27

      I complimenti vanno a Marilde, per la sua qualità letteraria ed espressiva. :-)

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