23 aprile 2012

The Reader

The Reader
"The reader" mi accompagna da alcuni giorni. Datato 2009, di nazionalità tedesca e inglese, diretto da Stephen Daldry, interpretato da Kate Winslet, Ralph Fiennes e David Kross, è un film il cui genere drammatico non circoscrive la sceneggiatura, ma la amplia. Letteratura, storia e anima sono le colonne portanti di un capolavoro nato dall'omonimo romanzo di Bernhard Schlink. Per preparare il terreno alla stesura di quello che definisco Progetto Oriana Fallaci, mi dedico all'esplorazione dei temi della Seconda Guerra Mondiale. "The reader" affronta il post Olocausto. Generazioni a confronto con la grande colpa della Germania e con vita che riprende, aggravata dalle circostanze di sviluppo, l'assunzione di responsabilità, i giudizi insindacabili, l'orrore e l'amore.  Ma il film non si limita allo sterminio nazista e al confronto generazionale sul tema. Parla dei tanti volti che ognuno di noi possiede. Suggerisce una strada per affrontare la Colpa attraverso la narrazione, la ricerca, la comprensione, la condivisione, la rivelazione a voce alta del segreto nascosto nelle tenebre. Il potere della voce, della parola che cura e dell'ascolto che perdona. L'importanza della cultura, dell'alfabetizzazione, di come l'ignoranza possa determinare il destino degli esseri umani sono colonne portanti di un film che merita di essere conosciuto.


The reader è la storia di un'amore impossibile. Michael, quindicenne tedesco e Hanna, ex SS di stanza ad Auschwitz, co-responsabile della morte di almeno trecento persone accertate. Michael non conosce il passato di Hanna, e nemmeno lo spettatore lo immagina. Hanna è presentata come bigliettaia su un tram, dal carattere spigoloso, estremamente "sensuale e terrena", come la definisce il regista nel making of

La donna ha 32 anni, all'epoca del primo incontro con il ragazzo. Lo aiuta. Nell'androne della sua casa, Michael sta male. La donna gli presta soccorso e questo sarà l'inizio. Michael torna da lei, torna e torna e torna ancora, spinto dal desiderio, dall'amore e da un bisogno viscerale di quella donna con la quale ha  un rapporto intimo che lo trasforma in uomo, ogni giorno di più. Lei lo inizierà alla sessualità, gli farà scoprire i suoi talenti e, insieme, condivideranno la lettura. Lui leggerà per lei. Faranno l'amore. Faranno l'amore e lui leggerà per lei. Quand'ecco che la donna scompare. Nel nulla. Un vuoto senza pari, riempito dall'esperienza. 

Anni più tardi, Michael la ritrova in un'aula di tribunale, in qualità di imputata, nel processo contro le SS. L'amara verità pone Michael davanti a tali e tanti interrogativi che la sua vita stessa ne verrà traumatizzata, sconvolta e, in parte, congelata. Mai più, infatti, sarà in grado di condividersi emotivamente, spiritualmente e umanamente con una donna. Mai più si farà toccare dall'amore perché, nonostante l'abnorme difficoltà nel rapportarsi con lei, le rimarrà legato per sempre. Non diventerà mai solo un ricordo o un "atto mancato". Hanna, nonostante tutto, sarà l'amore. L'amore abominevole, drammatico e numinoso al tempo stesso. Eppure, domande.

Come si può pensare, infatti, di adoperarsi per una delle responsabili di alcuni massacri nel 1944? Come si può pensare di smettere d'amare la donna che più di ogni altra ha significato tutto per lui? Come si può giudicare quando ci si rende conto di essere responsabili tanto quanto, di aver taciuto quando invece era doveroso parlare, denunciare, salvare una vita umana? Nonostante ciò, l'amore suggerisce azioni di conforto, pietà, generosità, sostegno umano. 

Hanna ama Micheal, ma la sua vita è segnata da tali e tante brutalità che le stesse parole nascono monche. Così come le scuse, mai pronunciate, faticano a formularsi in frasi di senso compiuto, prendendo forma in gesti concreti, terreni appunto, simbolici, profondi, umani. E' difficile parlare di Hanna senza ricordare il suo coinvolgimento nelle SS. Ma è altrettanto difficile parlare di lei senza citare il suo analfabetismo, piaga di cui si vergognava nel profondo, che non ha rivelato nemmeno alla Corte, che ha scelto di vivere fino alle estreme conseguenze e all'estrema esperienza di responsabilità. La colpa di Hanna, infatti, non è stato un comando impartito, ma l'ignoranza. 

Quando i ragazzi e gli adulti si domandano: "A cosa serve la cultura?" e si rispondono "A nulla!" dovrebbero guardare questo film. Hanna ha scelto di entrare nelle SS per lo stesso motivo per cui è andata a lavorare come bigliettaia: non doveva scrivere, non doveva leggere, non doveva compilare moduli o fare relazioni. Questione di sopravvivenza. Ad ogni promozione ricevuta per merito, lei reagisce fuggendo, cercando nuovi lavori in cui essere impiegata solo e soltanto nel fare concreto, non in quello intellettuale. Eppure, quanto amore per le lettere in Hanna! Quanta bramosia, quanto dolore per assenza di opportunità economiche per studiare. L'assenza di istruzione si palesa anche nella comprensione della realtà, durante il processo. Come un agnello sacrificale, candida e ingenua più di una bambina, ammette le sue responsabilità sentendosi in dovere di dire il vero, incapace di sostenere la macchinazione delle altre sorveglianti. Il carcere a vita sarà il prezzo.

Eppure, in tutto il film impera un non detto: la vita offre delle seconde possibilità. Anche in carcere. Anche ai "mostri". Queste occasioni si possono chiamare Amore, Cultura, Incontri. Hanna sarà amata da Micheal dopo l'esperienza nel campo di concentramento e sarà lui, di nuovo, a lenire la sua solitudine attraverso dei regali tanto simbolici quanto vitali: auto libri letti e registrati da lui. 

Ho guardato The reader due volte in tre giorni. Non si contano le scene toccanti del film. Durante il processo, a una sopravvissuta dell'incendio nella chiesa viene chiesto se qualcuno si è salvato. Lei si è salvata. Ma risposta: "Sono tutti morti". Una domanda mi tormenta: noi italiani quanto siamo consapevoli di essere stati co-responsabili e co-autori dell'Olocausto? Come abbiamo affrontato questa nostra colpa? Come ci siamo confrontati con quegli adulti che all'epoca hanno avuto ruoli attivi, fosse anche solo come sostenitori del regime? 

In questo film tedesco, le giovani generazioni rappresentate dagli universitari al seminario di giurisprudenza domandano e accusano pubblicamente i loro insegnanti e gli chiedono: Ma come avete potuto tacere? Perché quanto avete saputo non vi siete tolti la vita per quello che avete permesso? Domande di fuoco a cui non c'è una risposta. 

C'è solo un processo per ristabilire il diritto alla vita.

17 commenti:

  1. Cara Carolina molto interessante tutto quello che hai scritto. Mi piacerebbe poter vedere the reader che oggi vedrei con un interesse maggiore grazie a questo tuo post e forse lo vedrei anche io un paio di volte.

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    1. Cara Anthea,
      lo trovi in dvd a un prezzo che varia dai 4,90€ ai 9,90€, a seconda del rivenditore e delle offerte. Se lo trovi e lo guardi, fammi sapere che cosa ne pensi. :-)
      Un abbraccio,
      Carolina

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  2. adoro Kate winslet, ma il film non l'ho visto: devo assolutamente recuperare, la tua recensione è davvero invitante

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    1. In questo film, Kate Winslet è strepitosa. Cresciuta rispetto a "Titanic" e "Cigarette". MOlto più espressiva, viva, profonda. Ha una mimica facciale inequivocabile, i suoi occhi sanno dire molto anche se tace. In questo film invecchia fino a 68 anni ed è straordinario vedere gli effetti speciali come la cambiano e, al tempo stesso, la rendono ancora più autentica. La sua recitazione, poi, è credibile a tal punto da non percepire che sia solo un recitato. La sua presenza scenica è tale che tutto scompare. Quando c'è lei, l'attenzione è tutta lì, nei suoi scatti, nei suoi occhi, nella sua commozione. Il tutto, all'interno di poetiche immagini quasi filosofiche che ritraggono la vita e l'Olocausto con semplici, quanto struggenti, fotogrammi.

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  3. Bellissima recensione... ho visto questo film qualche mese fa e sono d'accordo con te, è un film che tocca nel profondo, che scuote... e che confonde, perché ad un certo punto risulta difficile puntare il dito su Hanna, l'aguzzina, senza pensare che in fondo è anche lei stessa vittima dell'orrore.
    Hanna, la carnefice, non può essere assolta, si è macchiata di un crimine terribile, eppure la sua condanna ci lascia con l'amaro in bocca, come se la giustizia fosse stata comunque sconfitta, come dici tu, dall'ignoranza.

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    1. Condivido la tua riflessione. Hanna mi ha turbata molto. E' straordinario il momento della sua commozione in chiesa, quegli occhi da bambina, che quasi urlavano al Ragazzo: "Senti! Guarda! Non sono meravigliosi?". E l'attaccamento alle storie, l'emozione e il riconoscimento nelle vite altrui! Per non parlare dell'amore del Ragazzo. Così tenero e così capace di prevaricare barriere. Un film che rivedrei volentieri un'altra volta, anche oggi stesso. :-)

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  4. Il minimo che si possa dedurre dalla tua splendida recensione è che lo si debba assolutamente vedere. Cercherò il dvd.

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    1. Poi fammi sapere se ti è piaciuto e che impressione ti sei fatta :-)

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  5. recitato bene, dialoghi meravigliosi, storia ottima: un film imperdibile!
    non posso che confermare quanto hai scritto ... e, in tutta confidenza, anch'io l'ho visto due volte in due giorni ;-)

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    1. sìsì
      affittato presso la videoteca aziendale e visto due volte nel fine settimana... e non me ne sono ancora pentito... ed è l'unico caso (al momento)

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  6. ciao Carolina
    anch'io ho adorato questo film, è toccante, profondo e mai scontato. Uno sguardo diverso (o meglio da un'angolazione diversa) del peggior periodo della storia moderna
    ciao

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    1. Ciao Mirtillo,
      bentrovata nel blog. :-) Condivido il tuo pensiero.
      A presto,
      Carolina

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  7. Bellissimo film... L'ho rivisto una seconda volta a distanza di poco tempo e mi ha regalato emozioni nuove. Splendidamente costruito, tanto da far vacillare nello spettatore il concetto di giusto e sbagliato...
    Mi è piaciuta molto la tua recensione.

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    1. Ciao Yuki,
      sono contenta di ritrovarti fra queste pagine, è una bella e inaspettata sorpresa. Condivido la tua analisi sul film ed è proprio bello il conflitto creato nella coscienza dello spettatore. Il giudizio a priori è davvero qualcosa di semplice da generare. Invece questo film ti mostra più aspetti dello stesso problema e delle persone. Qui vi è la sua grandezza.
      Un abbraccio,
      Carolina

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  8. l'ho visto a suo tempo questo film e mi è piaciuto moltissimo. ne ho un ottimo ricordo anche se molto triste

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  9. ma perchè MIcheal non ha detto che era analfabeta? poteva farle accorciare la pena!!
    e perchè ha rinunciato ad andare a fare visita ad Anna ancora prima del processo!?!? poteva chiederle se poteva dire che era analfabeta,senza che lei si vergognasse, poteva testimoniare a suo favore...
    per amore poteva aiutarla già da prima non solo in carcere
    e poi la sera stessa del giorno in cui ha deciso di non aiutarla è andato a letto con la ragazzina bionda
    e perchè anna si è suicidata? credeva che lui nn l'amasse più? perchè ormai aveva imparato a leggere e scrivere e si era pentita di quello che aevva fatto? per questo? perchè si era resa conto?

    non mi piace come si è comportato micheal, poteva aiutarla e vivere una bella storia d'amore senza bisogno che si divorziasse e non si trovasse bene

    HO scritto da cani xkè sono di fretta.. per favore qualcuno mi risponda quì o sulla mia mail : derekki@libero.it

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