sabato 9 giugno 2012

Diario - Il terzo mese di servizio civile

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Il terzo mese di servizio civile si apre con la prima settimana effettiva di lavoro continuato all'helpline. Dopo 15 giorni di vacanza riprendere il ritmo è stato, a tratti, difficile. L'ambito del mio lavoro, i temi, la situazione oggettiva in cui mi trovo influenzano l'esperienza. Più di una volta vi ho chiesto aiuto sulla pagina FB del blog. Lo ripeto anche qui: ho bisogno di una mano. Se avete in mente qualche libro semplice, rilassante, banale, divertente, poco impegnativo, adatto ai tragitti in metro, segnalatemelo. Ne ho veramente necessità! Ciò nonostante, davanti a me si aprono orizzonti di sviluppo social tanto nell'associazione, quanto per i terremotati emiliani (che ho iniziato ad aiutare a distanza).
Insomma, una settimana lunga un mese. 


Come avrete capito dal rarefarsi dei miei articoli su questo blog, l'inizio del servizio civile ha coinciso con una riduzione del tempo a mia disposizione per le attività personali e professionali che si possono ascrivere nell'ambito di una libera professione in via di sviluppo. Il mio Klout è in picchiata ma, che cosa posso fare? La mia giornata non ha settantadue ore. Non lavoro più sul mio pc personale, come era successo per la campagna pubblicitaria allestita in fretta e furia nei giorni precedenti la Giornata. Non ho tempo da spendere sui miei profili, se non qualche attimo ritagliato al sonno. Quello che ho, lo utilizzo per cementare i rapporti personali di tutti i giorni. Come si suol dire, mi divido tra i diversi ambiti della promozione personale dentro e fuori il web, con l'obbiettivo di creare una rete di relazione capace di assicurarmi lavoro retribuito una volta terminato il servizio civile. A proposito di retribuzione.. dovrò tirare il collo fino ai primi di agosto (o fine luglio). Nulla, prima.

E, quindi, la mia esperienza presso l'helpline. La ciurma di volontari - composta da sei nuovi, una dell'anno passato, una tirocinante e una volontaria spot - lavora su una scrivania. Abbiamo a disposizione un pc, un telefono (più due spot) e un cellulare. Quando è presente in sede l'oncologa, si aggiunge all'amabile gruppo stretto attorno al tavolo. In linea generale, ci dividiamo su due turni, cercando di organizzarci il lavoro nel migliore dei modi consentiti dall'ambiente. Quando torno a casa, il mio livello di stress è talmente alto che crollo addormentata per due o tre ore di fila oppure faccio il pellegrinaggio alla mia farmacia ambulante per placare stomaco, cervicale, occhi, salvo poi dover fare i conti con le altre solite problematiche psicosomatiche che non riesco a risolvere, ormai da un anno. Mi è molto difficile "non portarmi a casa il lavoro" perché le storie con cui entro in contatto sono difficili da digerire. Questa esperienza è, in un certo senso, l'ultimo campo di battaglia prima di scegliere psicologia come seconda laurea, in maniera definitiva.

Ascolto dolore, rabbia, indignazione, disperazione. Leggo racconti di ingiustizie sociali, malasanità e buona sanità. In molti casi non ho risposte o non posso rispondere. Ci sono figlie che cercano conforto perché non sono pronte ad accettare l'idea di dover dire addio alla propria madre. C'è la voce dei mariti in preda all'ansia più nera perché temono che la moglie non sia seguita adeguatamente. Ci sono i lavoratori e le lavoratrici che si trovano a dover scegliere come fare per mantenere il posto, mantenere intatta la retribuzione e doversi assentare per cure salvavita e ci sono anche le storie di medici di base che negano giorni di malattia oppure denunciano i pazienti malati oncologici perché hanno chiesto un giorno in più prima o dopo uno specifico trattamento. Ci sono voragini e proiezioni, emozioni proprie e lavori da svolgere, nonostante le lacrime che, a volte, possono salire, essere scacciate e tornare. Vi è, poi, il confronto con il dramma delle cure. C'è un abisso fra il leggere gli effetti della chemioterapia su un libretto informativo e sentire la realtà degli stessi raccontati da persone, da donne, che devono affrontare, oltre all'asportazione di una parte di sé (come il seno o le ovaie) anche la caduta dei capelli. Che dire, poi, del dilemma maternità/paternità collegato al discorso oncologico? E' un lavoro pesante, reso tale anche dall'assenza di postazioni individuali e da un forte controllo sul nostro operato. Ben vengano, quindi, le caramelle, le battute, i momenti di relax, le pause con le torte o i pasticcini, le confidenze e il confronto con gli altri volontari. Tutto questo crea una sorta di cordone sanitario che protegge, sostiene e aiuta. Mi trovo bene con i colleghi: sono persone piene di risorse.

Qualche giorno fa ho risposto a una telefonata che, volendo, poteva essere tramutata in barzelletta, dove l'esclamazione finale non poteva essere altro che: "Ma che sfiga!". Ovviamente, era la realtà. Ascoltare la voce della persona che chiamava, guardare i miei colleghi e sentire che non ero sola mi ha dato la forza per continuare ad ascoltare, per dare una risposta e per cercare ulteriori informazioni. Meno forte lo sono stata davanti a una chiamata incentrata sul cancro al polmone ma, per fortuna, l'unica cosa che potevo dire era semplice e gestibile. Quando chiudo gli occhi, la sera, quando ho ancora la forza per pensare o quando il sonno inciampa sull'angoscia, penso alle persone che amo, ai comportamenti "a rischio", alla voglia di proteggerli, al timore che capiti anche a loro. Li vorrei redarguire, scrollare, indurre a considerare l'importanza della prevenzione, vorrei spingerli a prenotare visite su vite, controlli su controlli. Vorrei che smettessero il fumo, che adottassero stili di vita più sani, che smettessero di pensare che il tumore è solo una faccenda brutta che capita agli altri, alle altre famiglie, alle altre persone. Penso anche a me stessa, a una malattia che non riesco a guarire, alla paura che si tramuti in qualcosa di peggio. Mi rendo conto che questo incontro con l'oncologia mi sta cambiando. Se non fosse per questo lavoro, per esempio, l'appuntamento con il pap test l'avrei saltato, forte del: "Tanto a me non succede" e avrei saltato anche il richiamo, dopo sei mesi, per sincerarsi che il problema riscontrato è superato (la visita è a luglio). A volte ho paura. Temo soprattutto la stanchezza cronica che accuso da tempo. Non so se avrei la forza per affrontare una simile prova. La troverei. Il punto è che non voglio.

Non di sole telefonate ed e-mail è composto il mio lavoro. Ci sono anche i "cetrioli" ovvero quelle "comande" creative piovute dall'alto. Fra questi "cetrioli", a me è toccato uno davvero interessante. Organizzare, sulla base di quanto realizzato dall'American Cancer Society, una campagna di comunicazione e pubblicità finalizzata anche al fundrising per promuovere l'associazione e l'helpline su tutto il territorio italiano. Sto studiando l'esempio dell'ACS e sto imparando molto, davvero molto. Mi sono venute in mente miriadi di idee e, come dicevo prima, "mi porto il lavoro a casa", forse anche perché questo tipo di impiego mi diverte e non lo sento "pesante". C'è anche un'altro aspetto che non sottovaluto. L'helpline è iper affollato e penso di poter essere più utile, quando non ho compiti diretti da svolgere, in altre attività collaterali, ugualmente importanti per l'associazione e i malati. Tutto sommato, credo che tutti noi, a turno, dovremmo essere impiegati anche in altre attività, secondo le nostre specifiche inclinazioni. Questo ci aiuterebbe a limitare lo stress ambientale, aprirebbe i nostri orizzonti e darebbe ancora più spessore alla nostra esperienza di volontari. Sono felice di potermi sperimentare in attività vicine alla mia professione e ai miei studi. Spero di riuscire a creare un case history sulle pratiche social dell'ACS e... ovviamente, mi piacerebbe crearne uno anche per il Giubileo di diamante di Queen Elizabeth II. A voi piacerebbe?

L' offerta d'aiuto che ho pubblicato qualche giorno fa ha interessato alcuni giovani emiliani che stanno organizzando un progetto per avvicinare domanda e offerta di soccorso e lavoro. In questi giorni mi hanno chiesto consulenza sulle strategie da utilizzare su Twitter per emergere dalla cacofonia informativa del mezzo. Il progetto è ancora in embrione, ma ho dato diversi suggerimenti che sono stati apprezzati. Ho dato disponibilità per promuovere questa iniziativa anche attraverso questo blog quindi... aspettatevi, nel breve periodo, di leggere un articolo dedicato a questa nuova realtà di aiuto emiliana. Che altro dire? E' sabato e questa sera è tutta da vivere, così come domenica è tutta da gustare. 

Ho tanta voglia di essere felice e spensierata, di far entrare aria fresca, di staccare la spina e di trovare strumenti nuovi per fortificare il mio carattere e trovare scorci di gioia più luminosi dentro di me. Un grande abbraccio a tutti voi!


4 commenti:

  1. EserciziDiLettura10 giugno 2012 08:21

    Per prima cosa, sono molto felice che la tua iniziativa a favore dei terremotati in Emilia abbia poi trovato interlocutori interessati.
    In secondo luogo capisco perfettamente lo stress a cui ti sottopone questo nuovo lavoro alla helpline: posso immaginare quanto sia difficile e delicato. Il cancro ha colpito molte persone che conosco (molte delle quali all'interno della mia stessa famiglia); capisco lo smarrimento, la paura, l'angoscia di chi ne è colpito e capisco ancora di più la difficoltà di trovare risposte non banali, sensate, sensibili di chi, come te, cerca di fornire un sostegno concreto.
    Sul portarsi il lavoro a casa, permettimi di reimpostare i termini del discorso: ho sempre creduto che ci portiamo dietro le persone che siamo in qualunque situazione affrontiamo o lavoro facciamo: se sei una donna sensibile, profondamente impegnata in tutto ciò che fai, non è il lavoro che ti segue fino a casa ma la tua sensibilità, la persona che sei, che ti seguono sul lavoro e poi se ne tornano a casa con te. Semplicemente perché sei tu e sei fatta così: si possono forse separare i problemi personali dal lavoro ma non si può dividere a metà un individuo, le sue emozioni, i suoi sentimenti.
    E adesso consentimi di suggerirti una lettura: ne chiedi una piacevole, "da metro". Posso consigliarti "Olivia" di Paola Colvetti (Mondadori), sempre se non lo hai già letto? Qualcuno lo ha definito un libro leggero; non condivido questa opinione; certo, c'è un lieto fine ma è quello che viene prima del lieto fine che può toccare corde molto profonde, specie in una donna speciale come te, che per molti aspetti è simile alla protagonista (ti dico solo questo, nel caso non conoscessi già la trama: è la storia di una giovane esperta di comunicazione, appassionata di letteratura, che viene licenziata dall'agenzia per cui lavora alla vigilia di Natale e si ritrova a rifugiarsi in un bar tabacchi con il suo cv sotto gli occhi pensando non tanto al futuro che l'aspetta ma al passato messo cronologicamente in ordine proprio su quel cv).
    Non ho ancora avuto modo di recensirlo sul blog; spero di riuscire a farlo presto ma "non è momento", non tanto per la mano, che è comunque in via di guarigione, quanto per altre ragioni e, come ti dicevo prima, sono sempre stata convinta che ci portiamo sempre dietro chi siamo: in questo momento sono distratta, nervosa, tormentata: la mia scrittura ne sarebbe una fotocopia, per di più sbavata. Aspetto di rasserenarmi un po' prima di tornare a curare con più continuità il blog.
    Intanto un abbraccio sincero.

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    1. Fiori Di lillà10 giugno 2012 17:48

      Sei sempre molto cara e le tue parole sono sempre le benvenute. A volte penso che dovrei proteggermi, proprio per la sensibilità che mi contraddistingue e che a volte rischia di essere un fattore destabilizzante, piuttosto che una ricchezza. Grazie per il libro che mi suggerisci. Mi interessa molto e l'ho già iniziato a cercare oggi stesso. Appena lo trovo, lo leggo e ti dico come mi è sembrato. Augurissimi per la tua mano e anche per il momento che vivi. Non vedo l'ora di tornare a leggerti.

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  2. Ma dai, un'esperienza fantastica la tua. Forse pesante, sì, ma arricchente al massimo livello. Così mi sembra, leggendoti.
    Un libro leggero, ma scritto bene? "La nota segreta" di Marta Morazzoni.

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    1. Fiori Di lillà10 giugno 2012 17:46

      E' un'esperienza formativa molto arricchente, con molte potenzialità di sviluppo, anche oltre il servizio civile e in molti ambiti diversi. Grazie per il suggerimento!

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