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| Copertina di "Centomila gavette di ghiaccio", Giulio Bedeschi, Mursia Editore |
Mi consigliarono "Centomila gavette di ghiaccio" di Giulio Bedeschi, Mursia Editore, una mattina in piscina. Non so come, tirai fuori il discorso degli Alpini, del riscoprire le radici. Ogni tanto mi capita. Un amico mi disse: "DEVI leggere Bedeschi. Non sai quant'ho pianto. Ma è l'unico.". Così lo comprai. Non in ebook. In cartaceo. Se hai un nonno alpino della Julia, artigliere e responsabile di mulo, che ha fatto la guerra in Albania, in Grecia, in Russia ed è tornato a casa vivo, con ambo le braccia e le gambe, questo libro lo devi avere cartaceo. A modo suo, ti spiega da dove sei nata. Quali sono i tuoi geni, la tua eredità. E' uno di quei libri privati, che sottolinei, su cui appunti, su cui piangi, che impiastricci con le dita sporche di Nutella rincuorante, che nascondi. L'epopea delle Penne Nere durante la Seconda Guerra Mondiale. Questo è "Centomila gavette di ghiaccio". La storia di invasori che andarono - consapevoli - alla morte e che, contro ogni aspettativa, trovarono il modo di entrare nel mito e tornare a casa. Centomila soldati, una manciata di eroi, una fiumana di penne nere incapaci di lasciare quei campi di battaglia, quei compagni caduti, quel gelo assurdo. La storia di generazioni.
















